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Il calcio arabo rischia di finire come quello cinese, a meno che non inondi l’Europa di soldi (Telegraph)

“Il fallimento del calcio cinese serva di lezione: il calcio europeo non è un amico, vuole solo i loro soldi”

Il calcio arabo rischia di finire come quello cinese, a meno che non inondi l’Europa di soldi (Telegraph)
Saudi Arabia's Italian coach Roberto Mancini attends the international friendly football match between Saudi Arabia and Costa Rica at St James' Park in Newcastle-upon-Tyne, northeast England, on September 8, 2023. (Photo by Oli SCARFF / AFP)

Lunedì scorso la società più indebitata del mondo, il colosso immobiliare cinese Evergrande, è stata liquidata da tribunale di Hong Kong con un debito di 328 miliardi di dollari. L’Evergrande (che annovera tra i suoi creditori anche Zhang, il proprietario dell’Inter) possiede anche una quota di maggioranza in una squadra di calcio, attualmente di seconda divisione. Nel pieno del boom del calcio cinese, il Guangzhou Evergrande è stato allenato da tre campioni del mondo, Lippi, Scolari, e poi due volte da Fabio Cannavaro. L’anno prossimo il Guangzhou potrebbe essere scomparso. E questo, scrive il Telehgraph, dovrebbe servore di lezione al calcio saudita e a chi pensa che sia una storia diversa.

Anche in Arabia un programma di investimenti statale

Nel suo editoriale, Sam Wallace, traccia un parallelismo logico. “Il denaro si è riversato nel calcio cinese – scrive – si è poi riversato su giocatori, agenti e club europei. Il punto più alto è stata la finestra di mercato di gennaio-febbraio di sette anni fa, quando comprarono in tutti i campionati del mondo, inclusa la Premier League. Nel corso di un paio d’anni Didier Drogba, Carlos Tevez, Nicolas Anelka e altri andarono e vennero, e poi gradualmente tutto andò in pezzi“.

“Il parallelismo con il boom dell’Arabia Saudita è chiaro: un programma di investimenti sostenuto dallo Stato imposto dai vertici. Enormi somme di denaro spese per famosi nomi stranieri a beneficio di un pubblico nazionale in gran parte confuso. In Cina il calcio alla fine è caduto vittima della politica dell’élite al potere. Il clima politico della nazione è cambiato e il destino della Super League cinese è stato segnato dalle enormi tasse imposte ai giocatori importati”.

In Cina non c’era un obiettivo

Nel caso della Cina, la spesa non è stata il preludio di qualcosa: era l’obiettivo. In che modo l’Arabia Saudita potrebbe essere diversa? Lo scorso gennaio i club della Saudi Pro League hanno speso l’equivalente di 800 milioni di sterline in compensi. Questo è sceso a 25 milioni di sterline questo gennaio. La media delle presenze allo stadio in questa stagione è di 8.400. Jordan Henderson è durato sette mesi. Karim Benzema è stato costretto a negare le insinuazioni secondo cui avrebbe cercato di fare lo stesso”.

Insomma il Telehgraph ci vede (o spera) un pattern. Però è anche vero che l’Arabia “ospiterà la finale della Coppa del Mondo del 2034 tra 10 anni. Il che probabilmente manterrà le menti di Mohammed Bin-Salman e della sua élite dirigente più concentrate della Cina. Si tratta di una politica rivolta innanzitutto alla popolazione saudita, ma affinché possa funzionare su un pubblico interno è necessario che tale pubblico si crogioli nella credibilità internazionale, che è ciò che i costosi attori stranieri avrebbero dovuto fornire”.

Il calcio europeo vuole solo i soldi arabi

Resta il fatto che “nonostante tutti gli oneri e i contratti elargiti, il calcio europeo non vuole essere loro amico: vuole solo i loro soldi. Qualunque sia il piano che la Cina o l’Arabia Saudita avevano per costruire il gioco non è di reale interesse per il vecchio denaro europeo. Vogliono solo una fetta di qualunque accordo possa essere sul tavolo. L’approccio europeo al mercato calcistico cinese è stato semplicemente l’estrazione di ricchezza”.

Quindi, “non dovrebbe essere difficile per l’Arabia Saudita fare un lavoro migliore della Cina, anche se il programma autoritario dello stato per sfruttare la popolarità del calcio ora ha alcune lezioni chiare. Bisogna spendere una quantità scandalosa di denaro e aspettarsi che il calcio europeo ne raccolga quanto più possibile”.

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