“Non dormivo la notte, mi allenavo male, passavo al telefono anche ore 12 ore giorno. Ora non vedo l’ora di tornare a giocare”

“Mi sono iscritto a piattaforme illegali perché non potevo farlo col mio nome. Il motivo vero non lo so, poi ho continuato perché mi trovavo bene”. Una trappola iniziata per gioco, per “la solitudine, o forse la lontananza da casa“. Nicolò Fagioli è nel pieno del suo percorso rieducativo, quello tanto reclamizzato da Gravina quando scoppiò il bubbone-scommesse, con gli squalificati da riciclare come testimonial della lotta alla ludopatia.
Il racconto di Fagioli
Fagioli deve scontare una squalifica di 7 mesi, e ha parlato al Teatro Agnelli di Torino, con il professor Paolo Jarre, il suo tutor. C’era Repubblica.
“Prima di perdere il controllo mi piaceva proprio giocare, cercavo la dopamina senza saperlo. Poi mi sono reso conto che era una malattia, ci ho messo troppo tempo a chiedere aiuto. Per fortuna a maggio ho avuto l’idea di farlo”.
“Il rapporto con gli amici e la famiglia era cambiato, volevo sempre stare da solo, mi sembrava che quello con loro fosse tempo perso. Ed è questa la cosa più cambiata nella mia vita”. “Ho capito di essere sulla buona strada quando ho ricominciato ad apprezzare il tempo trascorso con la famiglia e i miei amici”.
“Giocare on-line, che sia illegale o no, è difficile vincere. Le perdite sono istantanee, le vincite hanno bisogno di tempo per essere incassate: quindi ricarichi subito. Forse è questo il meccanismo per cui il banco vince sempre”.
“Non dormivo la notte, il gioco mi prendeva tanto tempo nel ricevere chiamate, messaggi. Ho chiesto aiuto perché avevo toccato il fondo. Sembra una banalità, ma anche io a 16 anni pensavo di potermi controllare e non credevo a chi mi parlava di malattia”.
“All’inizio ho provato rabbia e vergogna quando tutto era finito sui giornali, poi ho vissuto un momento di pace. Allo stadio non ho ricevuto insulti che temevo, penso ad esempio a San Siro. Neanche per strada. Continuo a fare quello che volevo serenamente. Adesso sto molto meglio. Un anno fa è stato il momento più difficile della mia vita, poi con l’aiuto di Paolo sto migliorando. Oggi sto giocando di più a tennis, che mi aiuta tanto, ma me la cavo con tutti gli sport con la racchetta. Prima ero sempre nervoso, l’unico mio sfogo era la partita perché mi allenavo male e questo faceva di me un calciatore che non dava il 100% in campo. Al telefono trascorrevo tra le 10 e le 12 ore al giorno. Adesso non gioco più e il telefono lo uso per 3-4 ore. La squalifica? Stare lontano dai campi è una punizione che mi han dato ma che mi ha reso tutto anche più difficile. Sono stato obbligato ad accettarlo altrimenti non sarei più tornato”.
“Compagni e società mi hanno aiutato molto standomi vicino. Mi manca lo spogliatoio prima delle partite, ma per il resto è come se non fosse successo nulla. Dopo che è uscito il casino ero più concentrato a non far uscire altre cose di me sui giornali che non sul resto, poi superate le prime due settimane son tornato a pensare alla squadra ed è stata dura non poter partecipare a partite e trasferte”.
“Ho tantissima voglia di tornare in campo, non vedo l’ora. Il 19 maggio finirà la squalifica, il 25 potrei giocare l’ultima di campionato. Gli Europei sono un sogno”.