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Toni Nadal: «Il lavoro non è una punizione, dà significato alla vita. Per questo Rafa non smette»

Su El Paìs: “Sa che l’unica possibilità che gli resta in questo tennis è accorciare gli scambi e fare più vincenti”

Toni Nadal: «Il lavoro non è una punizione, dà significato alla vita. Per questo Rafa non smette»
Spain's Rafael Nadal receives medical treatment for his hip during the third set of play against Australia's Jordan Thompson at their men's singles match during the Brisbane International tennis tournament in Brisbane on January 5, 2024. (Photo by Patrick HAMILTON / AFP) / --IMAGE RESTRICTED TO EDITORIAL USE - STRICTLY NO COMMERCIAL USE--

Ad un certo punto, da molto tempo, tutti si fanno la stessa domanda: ma chi glielo fa fare? Perché Nadal continua a insistere nel dolore? Perché non riesce a smettere. Anche adesso che, appena rientrato, s’è di nuovo fermato: niente Australian Open. La risposta la dà lo zio Toni, nella sua rubrica sul Paìs. E ha a che fare con l’etica del lavoro, in senso molto largo: “Perché dai al tuo lavoro uno scopo, ti aiuta a dare significato alla tua vita”.

A volte ho la sensazione che, nella società odierna – scrive Toni Nadal – il lavoro sia un po’ vituperato. Lo abbiamo sentito da alcuni settori del potere, si promuove l’idea che l’obiettivo sia lavorare sempre meno, come se fosse una punizione. Ma sono tante le persone che, dall’anonimato e in condizioni molto meno fortunate, vivono la propria professione con dedizione, con gioia, con impegno e, soprattutto, come un pezzo prezioso della propria vita”.

“E Rafa è uno di questi. Sono consapevole delle interpretazioni errate che una cosa del genere può scatenare perché Rafael è una persona privilegiata che ha avuto la fortuna insolita di dedicarsi a ciò che gli piace. Con questo ha ottenuto grande successo e riconoscimento. E ha avuto una carriera insolitamente lunga nonostante soffrisse di quella prima malattia classificata dal medico come invalidante. Ma la sua spinta e motivazione, come quella di tanti cittadini, provengono da quell’altra gratificazione quotidiana che, lontano dai riflettori, aiuta a dare senso alla sua vita”.

Nadal, “come ha provato Roger Federer, ama molto più il tennis per tutto quello che gli dà che per tutto quello che gli toglie”.

“Sono consapevole che questa volta la situazione è molto più complicata e che probabilmente sarà l’ultima volta che lo vedremo rientrare dopo che il suo fisico lo ha costretto al ritiro temporaneo. Le ragioni sono molto chiare. Nei precedenti ritorni, ha dovuto competere con tennisti della sua stessa generazione, mentre attualmente i suoi rivali sono molto più giovani e stanno sviluppando un nuovo tipo di tennis in cui una delle caratteristiche più determinanti è la volontà di colpire la palla in modo sempre più veloce”.

“Capisco anche, e sicuramente anche Rafael, che la sua età, appunto, e le punizioni a cui ha sottoposto il suo corpo non sempre lo perdoneranno. Sia lui che la sua squadra sanno perfettamente che non può più fare affidamento così tanto sulle sue gambe e sulla sua resistenza fisica, e che le sue possibilità di successo nelle partite passano attraverso un cambiamento della sua strategia di gioco. A lui non resta che accorciare gli scambi ed essere più deciso nei tiri vincenti”.

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