Il Napoli ricorda a tutti che, nel calcio, bisogna sempre migliorarsi non proteggere l’equilibrio. Il Napoli si è sentito arrivato

Il Napoli e il lungo momento no. Ne scrive Libero con Claudio Savelli.
Il Napoli si è sentito così in alto da aver puntato in basso. È andato al risparmio su tutto: allenatore, mercato, sostituto dell’allenatore. Non ha saputo valorizzare un brand che, nel momento del trionfo, era diventato unico e prezioso. Dove la trovi una squadra vincente che gioca un gran calcio in una società con i bilanci in ordine in una bella città ricca d’amore? Al netto di chi ha ricevuto offerte improponibili dalla Premier o dall’Arabia, qualsiasi giocatore avrebbe sposato la causa, anche chi ne era apparentemente superiore. Invece sono stati scelti giocatori e allenatori che hanno preso il Napoli come un dono, una benedizione, un colpo di fortuna. Normale fare un passo indietro, se non arriva qualcuno in grado di spingerti ancora in avanti.
Il Napoli ricorda a tutti che, nel calcio, una volta raggiunto l’equilibrio, non bisogna puntare a proteggerlo ma è necessario inventarti qualcosa per migliorarlo ulteriormente. Devi sempre e costantemente evolvere. Il Napoli per anni è riuscito a farlo. Se ne è dimenticato nel momento in cui si è sentito arrivato.
DE LAURENTIIS, KVARA E IL FIGLIO EDO
De Laurentiis pensava di fare tutto da solo, raccontava che Kvara l’aveva scoperto suo figlio Edo. Lo scrive la Gazzetta dello Sport con Maurizio Nicita.
In estate mentre Angelozzi inseguiva talenti, scegliendoli con l’avallo del tecnico, De Laurentiis pensava di far tutto da solo, senza manco direttore sportivo e raccontando la storia che Kvaratskhelia l’avesse scoperto suo figlio Edo. E poi i risultati sono questi. Eclatanti. Per una notte il protagonista è uno scugnizzo di Torre Annunziata, Giuseppe Caso. Imprendibile per la difesa azzurra.
LE PAROLE DI ADL
De Laurentiis è stato intervistato a Castel Volturno e ha deciso di rispondere alle domande riguardanti Cristiano Giuntoli e l’arrivo di Kvara al Napoli
«Giuntoli da sei mesi si era messo in branda, mi continuava a ripetere: mi mandi alla Juventus? E io gli dicevo: cos’è questa storia, improvvisamente sei diventato un sostenitore della Juve? Qui abbiamo sempre considerato la Juve nemica sportiva numero uno. È un altro film, questo! Un direttore sportivo deve avere la cultura dell’umiltà e del lavoro, e lui ce l’aveva».
Si è tornati così a parlare delle trattative di mercato che hanno visto lo stesso Giuntoli come protagonista.
Come ha spiegato il presidente, il georgiano non sarebbe stato il suo asso nella manica:
«Il colpo Kvara? Non è suo, è stata una segnalazione a mio figlio Edoardo che poi è arrivata a Giuntoli. Lui qui ha indovinato tanti giocatori e ne ha sbagliati altrettanti, così va nella vita: è un ottimo professionista che è andato alla Juve con mia grande sorpresa».