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Più che una festa, sarà una ritirata: il 4 giugno tutti in piazza a dirsi addio

Spalletti, Giuntoli, qualche giocatore… in un mese è ovviamente cambiato tutto. Davvero pensavano che a Napoli si festeggiasse a vita

Più che una festa, sarà una ritirata: il 4 giugno tutti in piazza a dirsi addio
Napoli's Italian coach Luciano Spalletti (R) embraces a fellow staff member at the end of the Italian Serie A football match between Udinese and Napoli on May 4, 2023 at the Friuli stadium in Udine. - Napoli ended a 33-year wait to win Italy's Serie A on May 4 after a 1-1 draw at Udinese secured their third league title and emulated the great teams led by Diego Maradona. (Photo by Tiziana FABI / AFP)

La musica non è finita, ma gli amici piano piano se ne vanno. Come una lenta processione al contrario, un po’ di soppiatto, camminando all’indietro, fischiettando. E’ una ritirata, più che una festa ad oltranza. La risacca-scudetto a Napoli culminerà il 4 giugno. Ad un mese esatto dalla vittoria effettiva dello scudetto, l’amministrazione aveva previsto la celebrazione ufficiale, con tanto di pre-polemiche per l’ordine pubblico, e l’apocalisse prossima ventura. Si doveva – si dovrà – solennizzare il titolo. Sarà invece la festa degli addii.

Perché nel frattempo – chi l’avrebbe mai detto?! – l’euforia è andata scemando, per consunzione. La cronaca ha preso il sopravento: Spalletti resta? E Giuntoli? Che fa Giuntoli? Davvero va alla Juve? E Osimhen? E Kim? Un mese nel calcio è come i famosi sette anni per la vita dei cani. Un mese di campionato a risultato e sbronze acquisiti è un’era geologica: immaginare che la città avrebbe trascinato il veglione fino a data da destinarsi, senza farsi distrarre dal mercato, le sue voci e le sue isterie, è stata una sopravvalutazione burocratica della solita cartolina. A Napoli festeggiano da mesi, che vuoi che sia un mese in più… Nell’immaginario collettivo la festa percepita è diventata Ben Hur.

E allora eccolo arrivare, quel triste giorno. Le trombette a mezz’asta, l’ennesima sfilata dei giocatori (anche quelli che di lì a poco andranno via), il carro dei vincitori con le ruote a terra. L’allenatore ha già deciso che lascerà e non può dirlo, perché – appunto – il 4 giugno c’è la festa. Né De Laurentiis può liberarsi sfacciatamente come pure farà, perché – oh! – c’è ancora la festa. Nel frattempo però va avanti a reti unificate una vicenda che nemmeno The Ferragnez. La cena qua, la foto là, che si sono detti, che hanno mangiato, il presidente l’ha ordinato il passito? Bono Vox dove stava?

Spalletti non sa più come girarci attorno, tra iperboli agonistiche e giganteschi volteggi retorici. Finita questa storia, gli resta solo l’autobiografia affidata a J. R. Moehringer. Nel frattempo l’impalcatura di Manfredi – le piazze a numero chiuso, ve le ricordate? – resta in piedi. Il sindaco, anche solo per decenza, una zona a traffico limitato la deve predisporre. Un paio di ore di blocco della circolazione, una corsa (anche una sola!) della metro alle 4 del mattino. Per lasciare ai napoletani la civiltà della mestizia senza smog, la iastemma ecologica. Che’ altrimenti che festa napoletana sarebbe?

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