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De Rossi: «Patetica la polemica sugli inglesi che si tolgono la medaglia. Non siamo stinchi di santo»

A Sportweek: «Brutto che hanno fischiato il nostro inno, ma quante volte lo hanno fatto i nostri tifosi? Chiellini lo ami se sta nella tua squadra, altrimenti lo odi ».

De Rossi: «Patetica la polemica sugli inglesi che si tolgono la medaglia. Non siamo stinchi di santo»

Su Sportweek una lunghissima intervista a Daniele De Rossi. Ha fatto parte dello staff di Roberto Mancini in Nazionale, partecipando alla vittoria dell’Europeo. Ieri la Gazzetta dello Sport ha pubblicato un anticipo dell’intervista, in cui dichiara che lascerà l’incarico perché si sente pronto ad allenare una squadra. Tra le domande che gli vengono poste, anche una su Bonucci e Chiellini.

«Sono due mostri. Quando giocavano con Barzagli, consideravo lui il più completo: un fenomeno. Tra Federer-Bonucci e Nadal-Chellini, per me Barzagli era Djokovic, un mix perfetto. Pensavo che senza di lui e Buffon avrebbero sofferto, e invece. Sono affamati di vittorie e professionisti incredibili, con una conoscenza perfetta del proprio corpo. Si allenano e fanno prevenzione più di tutti, da sempre».

Trasferire professionalità e mentalità ai giocatori è importante, dice, ma non funziona con tutti.

«Ci sono teste di giocatori dentro le quali non entrerai mai. Puoi spingerli, spronarli, ma non ce la faranno mai ad essere come i Bonucci e i Chiellini. Ho avuto compagni a cui ripetevano mille volte di mangiare sano, poi andavano a casa e si facevano una birra con la crepe alla nutella. O di dormire di più e invece la sera uscivano lo stesso. Non li cambi, ti seguono dieci giorni poi mollano, perché pensano di poterne fare a meno. E da tecnico devi essere bravo anche a capirlo e trovare strade alternative per trarre il meglio da tutti in base a quello che possono darti. Poi quando stanno per smettere capiscono quanto sarebbe stato importante fare diversamente. E quanto conta alla fine per vincere».

Vincere è l’unica cosa che conta?

«E’ una frase che non apprezzo. Non rispecchia quello che per me è lo sport. Se la Nazionale avesse perso ai rigori con l’Inghilterra avrebbe comunque lasciato un ricordo indelebile negli italiani il calcio è pieno di storie bellissime di chi alla fine non ha vinto. Ma certo quello che pretenderò da tecnico è che i miei giocatori da quando si svegliano a quando vanno a dormire abbiano la convinzione e la voglia di vincere la domenica. Perché vincere non è l’unica cosa che conta, ma deve essere l’unico tuo obiettivo. Questa è per me la mentalità vincente».

Sulla polemica sui calciatori della Nazionale inglese che, arrivati secondi, si sono tolti la medaglia dal collo.

«Ho trovato questa polemica alimentata da noi italiani patetica. Ho visto decine di finali in cui chi ha perso si è levato la medaglia. Sono rimasti lì 20 minuti, hanno visto noi alzare la coppa a casa loro, qualcuno ha pure applaudito. Che dovevano fare di più? Abbiamo vinto, siamo stati  più belli, gli abbiamo urlato in faccia il nostro orgoglio, non facciamogli pure la morale. Che non è nel nostro Dna visto che non siamo degli stinchi di santo. Hanno fischiato il nostro inno? Brutto, certo. Ma quante volte i nostri tifosi hanno fischiato quello altrui e Buffon doveva chiamare l’applauso? Sono stato un buon giocatore, ma se serviva anche un figlio di p… Chiellini lo ami se sta nella tua squadra, altrimenti lo odi. Io da avversario in certe partite gli ho fatto pure qualche entrata dura. Noi siamo questi: azzurri, non principi azzurri».

 

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