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L’Inter è inarrestabile. Nonostante il non gioco, nonostante fatichi da un mese

Il Napoli va a Torino con una rosa finalmente al completo. E con qualche bella certezza. Osi, il Mariachi, Il Pibe di Fratta, l’Amore nostro.

L’Inter è inarrestabile. Nonostante il non gioco, nonostante fatichi da un mese

FALLI DA DIETRO – 29a GIORNATA DEL CAMPIONATO 2020-21

Ritorno al Campionato.

L’Italia del Mancho consegna alla Serie A tre incoraggianti vittorie ma anche uno scoraggiante allarme Covid.

La bellezza non è argomento che interessa il Dogo del Salento.

A lui basta un golletto del solito inimitabile impagabile marcantonio belga.

Lascerà a Sinisa le imprecazioni più colorite per un risultato che al vigoroso serbo appare ingiusto. Cercando qua e là colpevoli pittoreschi. Tra questi i tecnici giapponesi per aver restituito un Tomiyasu troppo inutilmente sfiancato.

Che bisogno c’era di farlo giocare se contro la Mongolia avrebbe potuto giocare persino lui?

Inarrestabile la marcia nerazzurra.

Nonostante il non gioco. Nonostante l’evidente fatica che fa da almeno un mese. Nonostante la crisi societaria.

Inarrestabile anche per mancanza di concorrenti.

Che non è il Milan ad esempio, sempre più col fiato corto.

Il Milan che si fa male da solo.

Errore clamoroso di Theo che consente al Quaglia il gollazzo stratosferico da quaranta metri.

Jens Petter Hauge sarà il salvatore della Patria che non ti aspetti.

Il biondo venuto dal Nord, nel caldo primaverile del mezzogiorno milanese, entra in scena e evita l’ennesima sconfitta, con un gol davvero pregevole.

Riuscirà a danzare fra tre difensori, superando con un morbido tiro a giro il portiere sul palo opposto, rattoppando una partita da dimenticare. La Pasqua milanista è salva.

Derby degli Aquilotti all’Olimpico.

I liguri giocano e imbrigliano i biancocelesti di Ponte Milvio nel primo tempo.

A inizio ripresa segna la Lazio, che è tecnicamente più forte e basta che alzi un po’ i giri del motore.

Italiano prova a cambiarla dalla panchina.

E Daniele Verde napoletano di scuola romanista, ha appena il tempo di entrare, e premia il suo allenatore con il gol più bello finora visto in Serie A.

Cross di Gyasi dalla sinistra, Verde si coordina perfettamente spalle alla porta difesa da Pepe Reina e, con una splendida girata al volo, insacca sotto l’incrocio dei pali.

Classica immagine da figurine Panini.

Fin qui il calcio. Così bello quando è bello.

Poi, tra l’80° e l’87° la sua deformazione.

L’esempio di come il regolamento in Italia possa cambiare da una squadra all’altra.

Fallo di mano in area di Acerbi sul cross di Gyasi.

Il Var non interviene.

Il difensore della Lazio, in caduta, ha usato il braccio per appoggiarsi al terreno. Nessun rigore, perfetto.

Sette minuti dopo perfetta azione fotocopia. La palla in area rimbalza sul gomito di Marchizza che è girato dall’altra parte.

Il Var interviene.

Al Var c’è Guida, arbitro internazionale che in Spagna stanno ancora fanculando per il rigore regalato alla Grecia una settimana fa.

È lui a richiamare Giua, che non aveva fischiato il fallo di mano di Marchizza, facendogli cambiare decisione dopo averlo mandato al monitor.

Due pesi e due misure.

Rigore gol e rissa finale. Il brutto del calcio.

I malignazzi, sempre in agguato, hanno argomenti da spendere.

Il sistema calcio continua a scricchiolare, urlano.

Dopo la chiacchieratissima farsa tamponi, ecco un altro regalo al superprotetto Lotito.

Siamo tifosi azzurri, noialtri. Siamo nati per soffrire, e ci siamo riusciti.

Doveva essere poco più che una partitella in scioltezza.

Un allenamento pasquale.

Così era sembrato per tutto il primo tempo.

I nostri frombolieri hanno voglia di divertirsi. E si divertono.

Poi quei due casatielli della difesa decidono invece che non va bene.

Ci vuole più trilling.

È un invito che i gioielli calabri Simeon Tochukwu Nwankwo, detto Simy, gigante nigeriano e Junior Walter Messias, non possono rifiutare.

Digressione.

Che storia quella del brasiliano.

Giocava nel Cruzeiros ma per lui il calcio era uno svago. E poi non è che ci stava molto con la testa. Appena poteva prendeva la moto, usciva, beveva, e si perdeva.

Fu suo fratello a convincerlo a partire. A raggiungerlo in Italia.

Torino, quartiere Barriera di Milano.

Mille culture, abbastanza opportunità. Fece il muratore, e anche il fattorino.

Ezio Rossi, ex calciatore che avevo conosciuto alla fine di una partita UISP, lo porta a Casale. 1500 euro al mese.

E quattro anni dopo l’esordio in A, a quasi trent’anni.

Il 25 ottobre realizza la sua prima rete in Serie A, a Cagliari.Ne segnerà atri sette tutti di pregio.

Ora è fra le mezze punte più in vista del campionato.

Ritorniamo al Maradona.

Tre a tre, dunque. E tutto da sudare.

Il Gattaccio è infuriato e incredulo, e non può far altro che ridere, mentre sbatacchia calci nel vuoto.

Ma non si dà per vinto. Tutti all’attacco e vediamo che succede.

Meno male che alla fine rimedia il ritrovato Giovanni Di Lorenzo.

Quarta vittoria di fila.

Tre punti che servono per agguantare la Juve e giocarsela alla pari.

La partita dell’anno.

Lo spareggio Champions.

Sarà uno spettacolo.

Andiamo, ragazzi!

Si va a Torino con una rosa finalmente al completo.

E con qualche bella certezza.

Osi, il Mariachi, Il Pibe di Fratta, l’Amore nostro.

E’ questo un manipolo di attaccanti che ci invidia Europa.

Andiamo a Torino, ragazzi!

E stendiamola questa Juve che stenta.

Al Derby della Mole gli Agnellini si presentano nella nebbia della festicciola elegante di McKennie, cui hanno partecipato la Joya e Arthur.

La società che “rispetta le regole” decida allora, molto tempestivamente, di escludere la trinità festaiola.

Che, guarda un po’, era già non convocabile perché fuori uso.

Ad accrescere il clima da vaudeville, salta fuori il sospetto di altri giocatori screanzati presenti al convivio. Sospetto avvalorato dal fatto che la Polizia ha dovuto aspettare un’oretta buona prima di entrare in villa. Proprio per consentire a questi di svignarsela.

Ma lo scivolone non finisce qui.

Perché mentre la Joya si scusa pubblicamente, la di lui fidanzatella Oriana si esibisce in un doppio salto carpiato nel tentativo di difendere il suo boy.

Raccontando come non si sia trattato di un episodio isolato ma di una consuetudine che si ripete con regolarità ogni mercoledì.

Alla faccia del coprifuoco da rispettare ogni sera alle ore 22.

Il Derby della Mole è avvincente.

Ma eccoci alle solite.

Rincon scodella una palla al centro dell’area dalla destra, De Ligt interviene durissimo su Belotti.

Mazzoleni al Var – e chi se no? – non interviene, Fabbri fa giocare.

E’ solo l’8° minuto. Avete mai visto un rigore contro la Juve in un Derby all’8° minuto? Non scherziamo, via.

Per come si mette, il Toro potrebbe addirittura vincere perché Sanabria accetta l’ovetto pasquale di Kulu e porta in vantaggio i granata, che reggono fino a dieci minuti dalla fine.

Quanto il Toy Boy azzecca l’inzuccata del pari. Fabbri annulla per fuorigioco. Poi lungo confabulare al Var.

Gol valido: il tallone di Bremer tiene in gioco il Toy Boy.

A Torino, ragazzi!

Diritti tv. Dazn si aggiudica la A. Finalmente avrà un numero decente di vocali.

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