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Pirlo: “La Juve è giovane e in costruzione”. Se lo avesse detto Sarri, avrebbe avuto la scorta

Per il “maestro”, una squadra che vince 9 scudetti di fila “è giovane”. La buona stampa accetta i suoi alibi senza fiatare

Pirlo: “La Juve è giovane e in costruzione”. Se lo avesse detto Sarri, avrebbe avuto la scorta

Cristiano Ronaldo, quello che battibecca con un ministro della Repubblica e sorvola l’Europa e le sue  leggi manco avesse il passaporto diplomatico, è “un ragazzo”.
Bonucci e Chiellini, 70 anni e 2 milioni circa di presenze tra Nazionale e Champions in due, sono imberbi Primavera, tatticamente ancora acerbi.
E Danilo, e Buffon, e Dybala, e Arthur, e Cuadrado, e Morata, e cetera, sono tutti disordinati talenti di provincia che s’affacciano solo ora al grande calcio.

Ha ragione Pirlo: quella col Crotone era “una partita difficile”. Il blasone, la rosa lunga dei calabresi, l’abitudine alla tensione. E poi giocare all’Ezio Scida a porte chiuse non è mai facile, ti tremano le gambe, si sa.

“La Juve è una squadra giovane, in costruzione”, ha detto il tecnico della Juve mentre il senso del ridicolo della Juve faceva testamento. Alla Juve. E non fosse abbastanza cacofonico, ripetiamo: parliamo della Juve. Nove scudetti di fila, quelli della contabilità “sul campo”, quelli che – Boniperti li perdoni – “vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”. Ecco, la Juve può pareggiare a Crotone, e il suo allenatore può dire una cosa del genere e farla franca. In tempi di lapidazione sommaria sui social è quasi un miracolo.

Non abbiamo una webcam nel tinello di Maurizio Sarri, nella sua villa “che sembra una clinica” in quel di Figline (pagheremmo un abbonamento Sky apposito per un servizio premium del genere), ma immaginiamo il sanguinamento delle sinapsi del tecnico ancora stipendiato dalla stessa società. Cacciato a pedate fresco di titolo. Col marchio infame del corpo estraneo, poco aderente allo “stile” qualsiasi esso sia. Avesse esordito lui così, ai primi stenti, lo avrebbero (lo avremmo) massacrato. Proprio perché – è pleonastico – la Juventus è per definizione la Vecchia Signora, di giovane ha solo il nome latino. Vince inesorabilmente in Italia da quasi un decennio, calpestando avversari e polemiche. E nonostante soffra di una grottesca sindrome da accerchiamento dovrebbe ormai galleggiare nell’olimpo dei grandi, quelli che gli alibi li rifuggono per prassi societaria. Perché da lassù se ricaschi nella melma delle scuse fa brutto. Stona. E’ inelegante e poco sabaudo. E se sei la Juve degli abiti azzimati, allergica alle tute e alle bestemmie, se ambisci alla superiorità riconosciuta, è una brutta figura. Pareggiare a Crotone e argomentare poscia che “ci si è allenati solo mezzora” per colpa delle nazionali, è, insomma, una poracciata.

Altrettanto, non è una sorpresa per nessuno che Pirlo, a differenza dei suoi predecessori, non abbia avuto il ritiro a disposizione per disegnare la squadra a sua immagine e somiglianza. Ma autocompiacersi della propria freschezza (“non ho esperienza, datemi tempo”) va bene se alleni – chessò – il Crotone. Non la Juve. Questione d’immagine, anche.

La privazione della preparazione, sia essa pre-stagionale o infrasettimanale, è condizione condivisa da tutti, soprattutto dalle squadre che hanno le coppe e quindi giocano ogni tre giorni. Pirlo dovrebbe saperlo: in Italia sono sette, tra Champions ed Europa League. E dirsi inesperti, a certi livelli, è un autogol. Se dal campo finisci dritto sulla panchina di una squadra che punta a vincere per statuto “tutto”, quanto meno hai il dovere mediatico di fingerti pronto.

A Sarri – cui noi del Napolista non abbiamo risparmiato critiche, per eufemismo – questo cuscino non l’hanno regalato. La critica lo ha ruminato (giustamente) per una stagione intera, dal primo all’ultimo minuto. E Sarri, a dispetto di un gioco vantato e mai concretizzatosi, vinceva. Pirlo s’è adagiato sul 3-0 all’esordio contro la Samp, rimbalzando sull’altro 3-0, quello a tavolino contro il Napoli. Nel mezzo ha piazzato due pareggi tremolanti: con la Roma, che ha avuto pietà, e col Crotone.

“La Juve è ancora una cosa che non si sa, tra l’indefinibile e l’incomprensibile. Si sta cercando e per ora si trova solo quando la partita sta per franare”

ha scritto tra gli altri Repubblica a recensire la prestazione in Calabria. Ma sulla distribuzione di alibi a profusione di Pirlo nel post-match nessuno ha infierito. Come accettando implicitamente che davvero la Juve può oggi dirsi “giovane”, inesperta, “in costruzione”. Come se ai suoi tempi Cicciolina avesse provato a raccontarsi verginella.

La buona stampa di cui gode oggi l’allenatore bianconero è evidente al limite del parossistico: era ancora settembre quando i cronisti servivano ai giocatori l’assist della domanda sulle “differenze” con Sarri: “Cosa è cambiato?”. Per sentirsi rispondere in coro, manco si fossero messi d’accordo: “Ora sì che ci divertiamo”. Un tormentone disinnescato dai risultati in appena un mese. Ora non ridono più. Pirlo poi, pubblicamente, non sorrideva manco prima.

Ma nessuno ha eccepito. Sì, è vero, è presto. Il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette. Non è mica da un pareggio a Crotone che si giudica un allenatore. Non Pirlo, almeno.

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