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Il Telegraph: «La socialdemocratica Svezia ha tradito i suoi valori con l’immunità di gregge»

L’economista anglo-svedese Brolin: “ha preferito l’economia alla vita delle persone». E gli opinion leader si sono allineati. Adesso gli altri Paesi aprono e loro non sanno che fare

Il Telegraph: «La socialdemocratica Svezia ha tradito i suoi valori con l’immunità di gregge»

“Chi avrebbe mai pensato che sarebbe stato un governo socialdemocratico come quello svedese che, più di ogni altro governo, avrebbe dato la priorità all’economia rispetto alla vita? Io, nato svedese e con tratti come la solidarietà e la compassione profondamente radicati nel mio concetto di Svezia, ammetto di sentirmi leggermente sconvolto da questo cambio di direzione verso il darwinismo sociale. La Svezia ha probabilmente è stata la meno “svedese” di tutti gli altri Paesi del pianeta”.

Mark Brolin è un analista ed economista anglo-svedese, autore del libro “A State of Independence: Why the EU is the Problem not the Solution”. Il Telegraph ne pubblica un lungo e interessante articolo sulla Svezia e la sua gestione controversa dell’emergenza sanitaria, alla malcelata ricerca di un’immunità di gregge che lo stesso autore ribadisce per niente confermata scientificamente.

Giustamente Brolin fa notare un aspetto che i nostri liberali all’amatriciana omettono. E cioè che la percentuale di vittime in Svezia non va confrontata con quella di altri Paesi la cui densità è dieci volte maggiore ma con i suoi vicini. E non c’è paragone.

Il bilancio delle vittime (2274) svedesi si sta avvicinando al triplo di tutta la Scandinavia messa insieme: Danimarca (427), Finlandia (193) e Norvegia (205).

Eppure la Svezia partiva con incredibili “vantaggi naturali”: una delle densità di popolazione più basse in Europa, un basso livello di mix multigenerazionale, e confina solo con altri Paesi a bassa densità di popolazione. E invece, una volta caduta la scommessa dell’immunità del gregge, la “deviazione” svedese si riduce al salvataggio dell’economia.

Non sono particolarmente sorpreso, tuttavia, che la maggior parte degli opinion leader svedesi, come spesso accade nelle piccole società, si siano rapidamente allineati una volta deciso il corso ufficiale. Ogni giorno gli esperti strettamente legati al governo sono stati schierati davanti ai media per sgretolare ogni sorta di numero e di modelli. Il bilancio delle vittime assoluto della Svezia e il bilancio delle vittime assoluto del Regno Unito viene spesso presentato come prova che la Svezia sta facendo tutto bene. Nonostante la popolazione del Regno Unito sia quasi sette volte più grande, e la densità della popolazione 13 volte maggiore, i soliti portavoce svedesi cercano di spostare il quadro di riferimento su calcoli ipotetici  che dimostrano convenientemente che il bilancio delle vittime svedese sia effettivamente basso, e che la strategia svedese stia “ripagando”.

La tattica svedese, scrive ancora Brolin, ha almeno un merito economico a breve termine. L’economia svedese è infatti rimasta più aperta rispetto ad altre economie e il calo a breve termine dell’attività economica è stato meno marcato rispetto agli altri paesi nordici. “Ma ancora una volta, la differenza potrebbe alla fine rivelarsi piccola, persino negativa, poiché gli altri Paesi sembrano ora aver acquisito il controllo della malattia e stanno gradualmente aprendo le loro economie”. La Svezia, invece, senza mai ammettere difetti nella strategia originale, ha, in maniera incrementale inasprito le restrizioni. La traiettoria del tasso di infezione rimane tutt’altro che confortante, nonostante l’epidemiologo di stato abbia più volte, erroneamente, previsto che il peggio sia passato”.

“Meglio tardi che mai. Ma dato che gli altri paesi nordici stanno aprendo, mentre la Svezia sta facendo il contrario, ora siamo al punto in cui il corso svedese non differisce più tanto. Non in pratica. Ma la Svezia ci è arrivata giocando in modo massiccio con la salute pubblica. Molti svedesi sono morti”.

Insomma, la socialdemocratica Svezia ha scelto i soldi, non le persone. Ha vinto “il corporativismo”: nessun rimpianto. Tutti gli altri hanno torto, viene ribadito con un tono perfino isterico. Ma c’è anche una Svezia “dal basso”, che ha mostrato il suo lato migliore, grazie al buon senso della maggior parte degli svedesi, e al lavoro di prim’ordine fatto dagli operatori sul campo. “Ancora una volta le persone vere, non l’establishment, stanno salvando la situazione”.

“La Svezia deve probabilmente ricostruire il legame tra l’establishment e il popolo, elevando i veri attori e collaboratori della società. Questo è necessario affinché la Svezia riacquisti la sua bussola morale. Il suo essere “svedese”.

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