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«L’avversario del calcio è Fortnite, per attrarre i giovani servono inquadrature innovative»

Peter Moore al Paìs: «Un tempo c’erano il calcio e le carte, oggi i bambini non hanno tempo e giocano ai videogame. Bisogna diventare attrattivi. È un problema di tutti gli sport»

«L’avversario del calcio è Fortnite, per attrarre i giovani servono inquadrature innovative»

L’avversario del calcio è Fortnite.

L’intervista del Paìs a Peter Moore, direttore generale del Liverpool, è densa di spunti interessanti.

Peter Moore è stato uno storico direttore marketing nel mondo del videogames. È lui ad aver detto che Fortnite è una sfida per il  Calcio.

«Ci contendiamo il tempo di attenzione dei giovani. Un tempo si era legati al momento in cui tuo padre ti portava allo stadio. Oggi non succede più e non perché i giovani non siano più legati al calcio. Ma perché, attraverso la connettività, l’offerta per i più giovani è più ampia. Possono fare molte altre cose nella vita. Oggi non c’è tempo. Nel dopoguerra, c’erano le carte e il football. Il calcio di oggi richiede ore di attenzione. Il bambino moderno ha la giornata parcellizzata: dieci minuti qui, quindici minuti lì. Tutti gli sport hanno questo problema, anche la Nfl».

L’avversario del calcio è Fortnite

«Il calcio deve coinvolgere di più i giovani. Stiamo considerando nuove angolazioni per le telecamere, immagini che ti fanno sembrare più vicino al campo, qualcosa che somigli al videogioco di Ea, Fifa. Dobbiamo pescare dove ci sono i pesci. Oggi i ragazzi preferiscono rimanere nelle loro stanze a guardare i loro youtuber preferiti o giocare a Fortnite, a Fifa, a Impact Legends. Quando ero piccolo, ho interagito giocando a calcio perché non c’era altro modo».

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