ilNapolista

Saeid Mollaei, il judoka che ha disubbidito al governo iraniano che lo minacciava

Gli intimano di abbandonare i Mondiali per il rischio di incontrare, in finale, un israeliano. Lui si rifiuta. Aperta procedura disciplinare: tutti hanno visto e sentito le minacce

Saeid Mollaei, il judoka che ha disubbidito al governo iraniano che lo minacciava

Il suo governo gli chiede di ritirarsi dai Mondiali di judo per evitare la possibile finale contro un israeliano, ipotesi vietata dalla legge. Lui si rifiuta e chiede asilo in Germania. È la storia del judoka iraniano Saeid Mollaei, oggi sui giornali.

Ai quarti avrebbe dovuto combattere contro il campione olimpico russo Khasan Khalmurzaev, ma c’era la concreta possibilità che in finale si scontrasse con l’israeliano Sagi Muki e il governo ha provato ad impedirglielo.

In una telefonata arrivatagli poco prima della gara, un funzionario del governo ha provato a minacciarlo. Ha fatto pressione sull’allenatore, ha passato a lui le consegne, scrive La Stampa:

“Sono andati dalla tua famiglia, stanno lì: perdi”.

Gli ha detto il mister.

Subito dopo sono arrivati, senza accredito e fino all’area atleti del palazzetto, anche degli uomini dell’ambasciata iraniana. Hanno parlato a lungo con l’atleta, poi Mollaei è tornato in campo.

“A metà tra l’ostaggio e il ribelle, si è giocato i quarti con la testa altrove. Non voleva nemmeno essere sconfitto, semplicemente non c’era più”

Lui stesso ha dichiarato di aver giocato con solo il 10% di sé presente. Ha ovviamente perso.

All’uscita non è rientrato negli spogliatoi. È andato dritto da Marius Vizer, presidente della federazione internazionale judo, che a quel punto era già stato allertato. Ha raccontato tutti e chiesto asilo politico in Germania, complice il fatto che la sua fidanzata è tedesca. La disobbedienza era compiuta e lui aveva paura di tornare in patria.

“Sono un combattente. Voglio competere dove posso. Vivo in un Paese la cui legge non me lo consente. Non abbiamo scelta. Anche se le autorità mi hanno detto che posso tornare senza problemi: ho paura di ciò che potrebbe accadere alla mia famiglia e a me stesso”.

Il divieto del governo iraniano è arrivato nonostante il 9 maggio scorso, racconta La Spampa, la federazione internazionale avesse ricevuto una lettera in cui lo sport iraniano si impegnava a rispettare qualsiasi avversario, a non discriminare o condizionare nessun atleta. Un documento preteso dopo decenni di sospetti e una carta a cui Mollaei aveva creduto ma disatteso.

Non è la prima volta che l’Iran vieta ai suoi atleti di competere con gli israeliani.

Ora la cosa inizia a pesare. È stata aperta una procedura disciplinare contro l’Iran, che nega le minacce.

Scrive La Stampa:

“Ma tutti hanno sentito il telefono squillare a ripetizioni, hanno visto gli uomini dell’ambasciata e ascoltato le parole di chi ha costruito, un minuto dopo l’altro, un precedente. Forse al prossimo incrocio il risultato non sarà così scontato”.

ilnapolista © riproduzione riservata