ilNapolista

Dialogo tra Montalbano e Fazio sull’arte di investigare

Fazio Giuseppe era un picciotto esperto e Montalbano lo aveva nella massima considerazioni, ma nella raccolta delle informazioni era talmente preciso che talvolta diventava pedante

Dialogo tra Montalbano e Fazio sull’arte di investigare

Montalbano era sempre in officio con le solita scartoffia da evadere – chissà perché dai documenta si evadeva come dal carceri; nota del ridatturi – e senti che bussavano alla su porta.

Montalbano: “Avanti!”.
Fazio: “Buongiorno commissario porto quelle informazioni che mi avete cummnandato di pigliari”.
Montalbano: “Veni Fazio, assittati”.
L’ispettore Fazio Giuseppe era un picciotto ‘sperto e Montalbano lo aveva nella massima considerazioni, ma aviva nella raccolta di informaziona una pricisioni tali che qualichi volta sciddricava nella pidantaria. L’ispettori spiegazzò il suo pizzino e stava per declamari le giniralità di un soggetto su quali Montalbano li aviva dimandanto notizia.
M: “Dimmi Fazio”.
F: “Dottore quelle notizie su Liongrande Calogiro”.
M (rassignato): “Spara!”:
F: “Liongrande Calogiro, fu Satta Adilina e Liongrande Pietruzzo nacque a Vigata l’11 novimbira del 1951, residenti in Vigata a Vico Martiri del Lavuro… “.
Montalbano (‘nterrompendolo)”: “Fazio, non la stamo prindendo troppo alla luntana?”.
Il commissario di Vigata diciva che il suo ‘spittori era affitto dal complisso dell’anagrafi che spisso potiva deginerari in pidantaria.
F: “Ma dottore voi mi comandaste di pigliari questi dati sulla pirsona oggetto dell’ ‘ ndagini… “.
M: “Ti spiegai mille volte che l’eccesso di pricisione nell’acquisizioni di detti data porta la nostra capacità di indagari ad una piattizza che noce all’immaginazioni di un piano criminosi”.
F: “ (…)”.
M: “Vabbuono, Giuseppe, cè altera?”.
F: “Nonsi, dottori”.
M: “Allora adisso tu dovristi capire sei il Leograndi in quistioni have da spardare qualichi cosa con i Cuffaro… “.
F (pronto); “Sissì signori, Liograndi figlio è omo dei Cuffaro pirchì essendo raggiiunieri della ditta di costruzioni della familia acconosce ogni movimento di dinaro licito e illiciti della stissa”.
Un’altra carattiristica dello ‘spittori era quilla di anticipare gli ordina del su dirigenti è chesta era una cosa che a Montalbano faciva girari i cabasisi anche seppoi spisso per le indagina costituivano binzina priziosa per andare avanti.
M (‘nfastidito): “Bravo Fazio… “,
Fazio (contrariato): “Scusasse commissario, ma mi trovavo lì ed ho pinsato che ‘ste notitia potessero essere utila alla ‘ndagini… “.
M: “Bine facisti”.
F: “Ma allora – con rispetto parlando; nota del ridatturi – perché Vossia pare nirbusirsi?”.
M: “Giuseppe fare na ‘ndagini nun è sula ammucchiari data come ‘na muntagna ‘ncantata, ma soprattutto avere un quatro della quistioni”.
F: “Ma più data avimmo è più quel quatro poti aviri consistenza”.
M: “Vero è, ma se si pone una ricerca sulo sul piano della massa ‘nformativa si perde na cosa che il commendatori Pirandello chiamava il corso delle cosa”.
F: “Dottori, ma con licenza parlando, che ci trasi Pirandello con la nostra ‘ndagini?”.
M. “Ci trasi, ci trasi, Fazio. Pirchè non sempre le cosa hanno un pircorso liniari ma spisso havino un disigno che è sinuoso”.
F: “Commissario, non vi stò più a secutari… “.
M: “Non è ninta di difficila Fazio: in una ‘ndagini non se segue sulo il moto rittilinio, ma spisso bisogna arricorrere ad altri moti: anche chilla dell’animi”.
F (ammaloccuto): “ (…)”.
M: “Allura Fazio, vado a spiegarmi: molto spisso noi pirsona accridiamo che ci sia na rationalità nelle cose chi fanno l’altera, ma invici le ationa altrui havino intenzionalità molto più basse ed addirittura sinza voluntà alcuna”.
F (simpre più ‘ntordonuto): (…)”.
M: “Giusé, siguimi. Allura noi cridiamo che le cose di cosa nostra siano tutte da vidiri nella loro logica criminali, ma spisso qualichi aziona di quista poteano essere dittate da logiche chiù umane e banali”.
F: (che cominciava a vidiri nella nebbia na picca luci): “Qualichi cosa accapì”:
M: “ ‘Nsomma Fazio per risolvere la nibbia di ‘na ‘ndagini scurosa accure in ultima ‘stanzi na facultà che si chiama ‘mmaginazioni”.
F: “Ma non stamo finendo troppo in poesia, dutturi?”.
M: “Eppure la puesia cè pote servere, Giuseppe. L’animo umano è no ‘nsieme di tale pulsiona che noi ‘nquirenti cè dobbiamo attrazzare anche con gli ‘nstrumenta delli poeta”.
F: “Ma allura, Vossia, havimo a liggira chiù Quasimodo che Simenonne”.
M: “No, Fazio, cè basta Simenonne che Quasimodo sicuramente – datosi che erano contimporanei: nota del ridatturi – l’aviva sicuramenti litto”.
F (più confusu che pirsuaso): “Allora dutturi io che havio a a fari ura?”.
M: “Commo che havi a fari Fazio, ura tu esci da qui e mi fai un’indagini a tappeta dei rapporta che i Cuffaro havino con gli altri ‘mprenditori ‘dili della zuna. Accapisti?”.
F: “E Simenonne?”.
M: “Lascilo liggiri a chi tene timpo da spardare: noi simmo sbirra e nun havimmo timpo per pettinari le bambula”.

 

 

ilnapolista © riproduzione riservata