Il calcio è lo sport meno cinematografico per eccellenza

Stefano Accorsi nel film insegna la Storia così come gli allenatori spiegano gli schemi di gioco: nel modo più semplice possibile

Il calcio è lo sport meno cinematografico per eccellenza

Conscio del fatto che il giuoco più bello del mondo diventa emozionante come una partita di curling quando viene messo in scena da attori, il regista de “Il campione” (2019), fa assurgere a protagonista non quello che avviene sull’erba degli stadi, ma nella jungla urbana lontano dagli spalti. Curioso che il film abbia lo stesso titolo di una pellicola del 1979, “The Champ”, dove Franco Zeffirelli con un epico finale strappalacrime celebrava il mondo della boxe e quello dei cavalli con attori del calibro di John Voight e Faye Dunaway.

Quarant’anni dopo, l’esordiente Leonardo D’Agostini firma una trama semplice e scontata come uno schema di gioco. Poche scene di calcio giocato affidate a Andrea Carpenzano, le peggiori, e un’accurata descrizione del mondo che gravita attorno a quelli che una volta erano gli “eroi della domenica” e che oggi le tivvù costringono agli straordinari tutta la settimana.

La tesi che accompagna il film dal primo all’ultimo fotogramma è che il male oscuro di questo sport sia l’ignoranza: ciucci quelli che lo praticano ai massimi livelli; muli quelli che lo seguono con fanatismo da ultrà; asini quelli che pure dovrebbero raccontarlo o narrarlo sui media vecchi e nuovi. Nell’ignoranza diffusa emerge il prof Stefano Accorsi – con una storia personale che sembra una citazione del capolavoro di Lawrence Kasdan “Turista per caso” (1988) – assunto dal presidente per fare da precettore ad un talentuoso e capriccioso calciatore che gioca nella A. S. Roma.
L’ipotesi che attraversa tutta la trama è che le tattiche degli allenatori, le strategie dei presidenti, le manovre dei procuratori, dei famigliari dei campioni e degli stessi giornalisti, si realizzano solo se il momento topico della partita è affrontato con lo spirito adatto e nelle condizioni giuste. Un po’ la teoria di quegli Storici che ritengono il successo o la disfatta in una battaglia frutto, non tanto del genio o dell’abilità dei generali, quanto del verificarsi di una serie di elementi che sono sì pianificati, ma restano legati alla suggestione dell’istante. Film tassativamente da vedere per gli addetti ai lavori, considerate le responsabilità per il triste e oscuro momento vissuto da questo sport che è divertente e solare anche quando si gioca di notte.
A proposito, Stefano Accorsi nel film insegna la Storia così come gli allenatori spiegano gli schemi di gioco: nel modo più semplice possibile.

ilnapolista © riproduzione riservata