Si può fare perché non siamo una città normale,quando vogliamo siamo un solo corpo

Perché questa stagione non può essere anonima, non può terminare senza un colpo di genio, un tocco di colore, di calore, di abbraccio collettivo

Si può fare perché non siamo una città normale,quando vogliamo  siamo un solo corpo

Ieri sera sono passato fuori allo stadio San Paolo, ho fermato l’auto e sono sceso, solo, con il rossore del cielo che si avviava verso il buio, e le luci accese dei led che illuminavano il prato.

Mi sono fermato e ho acceso una sigaretta, e ho pensato alla partita di stasera.

“Si può fare” mi sono ripetuto perché noi non siamo una squadra normale, una di quelle che puoi etichettare;

Si può fare perché non siamo una città normale, un popolo normale, siamo quando vogliamo un solo corpo, una sola onda, nel bene e nel male, unita e compatta. Siamo sempre quelli che hanno cacciato i tedeschi da soli, e non è una esagerazione, li abbiamo presi a paccheri e mandati via dalla nostra città. Siamo quelli che hanno dato tre goal al Chelsea futuro campione d’Europa, lasciando con gli occhi increduli quel Peter Cech che domani sarà in campo.

Si può fare perché non siamo abituati, per natura, a non reagire. Questa squadra è più napoletana di quanto si pensi, è più carnale, più affezionata alla maglia di quanto vogliono farci credere. Non c’è bisogno di pretendere perché loro già lo esigono, lo bramano, lo desiderano.

Dallo stadio sale forte qualche urlo, il vociare intorno è di un gruppetto di tifosi inglesi che si scatta selfie. Li guardo e immagino il San Paolo stasera, mi viene in mente il cazzotto sul tavolo di mio nonno all’autogol di Corradini, e il salto di mio padre al goal di Renica, poi non so per quale motivo mi passa in testa il salvataggio di Grava contro il Lecce, e sorrido.

Si può fare, perché gli dei delle coppe europee quest’anno si divertono a ribaltare tavoli, a rovinare il banco. Prima l’Ajax, poi il Tottenham, e le favorite a casa a riflettere sui milioni spesi e le borse a picco.

Si può fare perché questa stagione non può essere anonima, non può terminare senza un colpo di genio, un tocco di colore, di calore, di abbraccio collettivo.

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