Dopo il tonfo Champions, Agnelli spiega che progettare è l’unica cosa che conta

Altro che vincere. Le parole a Sky nel post Juventus-Ajax senza che nessuno alzasse il ditino. Parlava come De Laurentiis.

Dopo il tonfo Champions, Agnelli spiega che progettare è l’unica cosa che conta
Andrea Agnelli

Il primo effetto dell’eliminazione, tanto clamorosa quanto meritata, della Juventus dalla Champions League, prima ancora del tonfo in borsa e degli adombrati contatti con Antonio Conto, è stato il cambio di paradigma della comunicazione bianconera.

Andrea Agnelli si è presentato, ancora a fischietto caldo, ai microfoni di Sky Sport per spiegare al popolo del pallone che uscire ai quarti con un’avversaria sulla carta sfavorita, nonostante gli investimenti faraonici della scorsa campagna acquisti, non è un fallimento, ma una tappa del progetto Juve.
Nei minuti in cui il presidente bianconero ha interagito con un affranto e sbigottito studio televisivo abbiamo assistito allo stravolgimento della strategia comunicativa alla quale ci aveva abituato negli ultimi anni.

All’improvviso l’importante non è più vincere, ma progettare

Se non avessimo visto con i nostri occhi lo sguardo contrito eppure fiero di Andrea Agnelli, non avremmo mai creduto a quelle parole. Sembrava quasi di ascoltare in playback le parole di Aurelio De Laurentiis, specialmente quando sono stati snocciolati i dati sul ranking Uefa.
Gli astanti, guidati da una catatonica Ilaria D’Amico, non hanno avuto la prontezza di rilevare l’inversione ad U del numero uno juventino, ma anche i commentatori nelle ore successive si sono guardati bene dal constatare l’ovvio: la Juventus ha investito tantissimo, ha preso Cristiano Ronaldo e dato il benservito ad Higuain, ha fatto tornare Bonucci con l’obiettivo esplicito di provare a vincere la Champions League. Non è una nostra supposizione, le parole del Presidente al ritiro di Villar Perosa furono cristalline:

Sarà un anno difficile, sarà un anno dove dal sogno credo che dobbiamo passare all’obiettivo, l’obiettivo deve essere la Champions League quest’anno, deve essere la Champions League, deve essere lo Scudetto, deve essere la Coppa Italia. Noi quest’anno dobbiamo veramente porci l’obiettivo di vincere tutto.  

Così è stato ed è innegabile che quell’obiettivo è stato mancato. Non solo la Champions League, ma anche la Coppa Italia è sfumata contro avversari incomparabili, per fatturato e consistenza della rosa, con la corazzata bianconera.

Lo scudetto che sa di incapacità di vincere in Europa

Resta lo scudetto, certo, l’ottavo consecutivo, vinto quest’anno con una scioltezza quasi disarmante, ma altrettanto certamente resta l’incapacità di vincere in Europa, nonostante gli sforzi economici e la narrazione trionfale che accompagna le gesta bianconere.
Intendiamoci, non siamo meravigliati. Da anni assistiamo ad una subalternità scandalosa dei media rispetto ai desiderata juventini. Abbiamo ancora negli occhi le grafiche di Sky che paragonavano Messi e Dybala (sic) e risuonano forti e chiare le parole di scherno pronunciate da Caressa e Mauro nei confronti delle squadre dedite al “bel gioco”.
Tutto dimenticato in pochi minuti, quando al triplice fischio si è passati senza scrupoli ad incensare il Grande Ajax (come ha titolato Tuttosport), pieno di ragazzini talentuosi e capace di approdare alla semifinale giocando bene. Ci sarebbe piaciuto che fosse stato sottolineato anche l’approccio leale alla gara degli olandesi. Quando a dieci minuti dal termine Ziyech, è stato sostituito da Huntelaar, nonostante la qualificazione in tasca, è uscito dal campo velocemente. I lancieri non hanno fatto le barricate una volta passati in vantaggio, ma nemmeno hanno cercato di perdere tempo. Non si sono viste le sceneggiate che tante volte hanno inscenato i giocatori della Juventus in situazioni analoghe (cito per tutti Cuadrado, ma ci siamo capiti, sappiamo a cosa mi riferisco), non hanno simulato, non hanno accerchiato l’arbitro. Erik ten Hag non ha rilasciato dichiarazioni dove incitava i suoi a buttarsi a terra al primo contatto (vero Allegri?).
Siamo curiosi di vedere l’atteggiamento dei commentatori sportivi verso il Napoli, dato per quinto nelle famose griglie estive, che stasera si gioca (partendo sfavorito, soprattutto dopo il risultato dell’andata) l’accesso alle semifinali di Europa League.
Se il nuovo parametro per valutare il successo di una squadra è il ranking Uefa, come dice Agnelli, beh… la Juventus è passata dal 43° al 5° posto, mentre il Napoli in dieci anni è passato dal 113° posto alla top 15. Direi che i complimenti dovrebbero essere già pronti, al di là del risultato.
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