Il Napoli va elogiato ma deve anche riflettere sui propri errori

Due errori decisivi vanificano una signora gara e la rivoluzione tattica di Ancelotti col Napoli in dieci. Giusti i complimenti però va fatta pure autocritica

Il Napoli va elogiato ma deve anche riflettere sui propri errori
(Kontrolab)

Gli episodi decisivi

Il Napoli ha perso 2-1 in casa contro la Juventus. Ha disputato una partita generosa. Ma ha commesso errori grossolani che hanno inciso sul risultato. Che hanno determinato il risultato. Il Napoli ha perso per due errori. Il primo commesso da Malcuit che con uno sciagurato retropassaggio, nel primo tempo, ha aperto a Cristiano Ronaldo la via della rete. Tra il portoghese e il primo gol al San Paolo si è frapposta la gamba protesta di Meret. Lo ha toccato? Non lo ha toccato? Il portoghese deve saltare per scavalcarlo. Rocchi opta per il fallo, lo fa in collaborazione col Var: espulsione di Meret e calcio di punizione.

La partita cambia. Ancelotti toglie Milik per Ospina e Pjanic segna la punizione. Il resto del primo tempo è cronaca, compresi il palo di Zielinski e il raddoppio di Emre Can. Non è chiaro se la sostituzione di Milik sia dipesa dalle sue condizioni fisiche o da una scelta tattica. Nel post-partita, Ancelotti ha contestato questa decisione. Ha detto che Rocchi sarebbe dovuto andare al Var.

Il secondo errore arriva a cinque minuti dalla fine. Quando il Napoli è sull’1-2. Il secondo tempo si è giocato a una porta sola. Ancelotti aveva già cambiato il Napoli negli spogliatoi. Fuori Malcuit e dentro Mertens. Chissà se è una correzione, un’ammissione di errore. O semplicemente una presa d’atto, un disperato tentativo di caricare i suoi e regalare ancora speranza  alle truppe.

Secondo tempo a una porta sola

Il secondo tempo lo gioca solo il Napoli. Callejon accorcia le distanze. Zielinski gioca al tiro al bersaglio ma il bersaglio è Szczesny. Ancelotti rimodella il Napoli. Si inventa una difesa a tre che se la partita fosse finita diversamente, lo avrebbe consegnato all’Olimpo della tattica e della critica. Koulibaly un gigante nel ruolo di esterno di sinistra della difesa a tre. Hysa a destra, Maksimovic al centro. Koulibaly è l’uomo in più. E appoggia spesso a Insigne. Da lì nascono le nostre azioni più pericolose, compreso il gol.

E siamo al rigore. Il calcio, come la vita, prende la direzione nei momenti decisivi. Forse Insigne ha troppo tempo per pensare. Capisce prima di altri che finirà con un calcio di rigore. Prende il pallone sotto braccio e aspetta. Lo posiziona sul dischetto ancor prima che Rocchi assegni il tiro dagli undici metri. E calcio più o meno come calciò contro il Psg. Forte, teso, a destra. Ma stavolta calcia troppo angolato. Palo.

È il secondo errore della partita. Un errore che riconsegna il Napoli alla logica della gara generosa ma infruttuosa, qualcuno potrebbe dire sfortunata. È una tentazione in cui bisogna non cadere. Anche se le attenuanti ci sono. Anche se è lo stesso Ancelotti a dire che il Napoli avrebbe meritato di vincere. Ha difeso la prestazione del Napoli e ha fatto bene. Il Napoli va elogiato. Noi però crediamo che bisogna riflettere su quel che ancora manca, sugli errori commessi. E sicuramente sarà fatto.   

Il pubblico ha gradito, ma non può bastare

Il pubblico ha gradito. Ha applaudito. Ha tifato. Ha fischiato la curva B che nel primo tempo ha lanciato solo cori contro De Laurentiis. 42.667 gli spettatori presenti per un incasso di un milioni di euro e 757 mila euro.

Ancora una volta il Napoli ha avuto la conferma di essere forte. Ha messo sotto lo Juventus che nella ripresa non ha mai tirato in porta. Allegri si è via via chiuso. Ha tolto Cancelo e inserito De Sciglio. Ha tolto Mandzukic e irrobustito la mediana con Bentancur. Ma aver chiuso la Juventus nella propria metà campo, non può bastare. Soprattutto per il Napoli. È squadra che può fare di più. Deve convincersene. Stasera poteva essere l’occasione per fare il salto di qualità dal punto di vista psicologico. Al di là degli episodi che comunque ovviamente hanno inciso. È quel che ancora manca a questa squadra. Non è poco. Però su questo tasto bisogna lavorare. A nostro avviso bisogna essere arrabbiati per come è andata la partita. Anche con sé stessi. Sarebbe lo spirito giusto.

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