Marotta è il Jep Gambardella del calcio: ha impiegato tre mesi per distruggere l’Inter

“Io non volevo solo lavorare nelle società di calcio, io volevo avere il potere di farle fallire!”. E col caso Icardi ci sta riuscendo perfettamente

Marotta è il Jep Gambardella del calcio: ha impiegato tre mesi per distruggere l’Inter

Abbiamo scritto quest’articolo prima dell’eliminazione dell’Inter dall’Europa League. Lo riproponiamo nella serata in cui l’Eintracht ha passeggiato a San Siro contro una squadra decimata e priva del suo fuoriclasse: Mauro Icardi. 

Il vero manager

Pensando al manager, al grande manager, non può che venire in mente la scena di FF. SS. con Renzo Arbore e Roberto Benigni che discutono di cosa sia un manager, un vero manager.

Ce ne siamo ricordati pensando ai primi tre mesi di Giuseppe Marotta all’Inter. Un passaggio che fece molto clamore. Per svariati motivi. Innanzitutto perché lasciò la Juventus. In secondo luogo perché approdò ai nemici storici dei bianconeri.

Il primo giorno di lavoro di Beppe Marotta all’inter è stato il 13 dicembre. L’Inter, manco a farlo apposta, era reduce dalla sconfitta per 1-0 in casa della Juventus. La classifica, dopo 15 giornate, recitava così:

Juventus 43
Napoli     35
Inter        29
Milan      26
Lazio       25
Roma      21

Tre mesi dopo di cura Marotta, l’Inter non è più terza in classifica: è stata scavalcata dal Milan di Gattuso. E di punti ne ha persi cinque sulla Roma di Di Francesco.

Juventus 72
Napoli     56
Milan      48
Inter        47
Roma      44
Lazio       41 (con una partita da recuperare).

Il dolore di Icardi

La domanda potrebbe sorgere spontanea: che cosa c’entrano i risultati del campo con l’arrivo di un nuovo amministratore delegato? C’entra eccome se i risultati sono condizionati dall’assenza del giocatore più forte dell’Inter. Quel Mauro Icardi che da venti giorni ha smesso di giocare. Accusa un non meglio precisato dolore al ginocchio e ancora ieri ha fatto sapere all’allenatore e al medico sociale che non può giocare, sente dolore e ha bisogno di riposo.

Due mesi esatti dopo il suo arrivo all’Inter, il 13 febbraio, Marotta ha lanciato la bomba A, dove A sta per autolesionistica. Qualcuno sui social ha parlato di agente infiltrato. È una battuta, ovviamente. Ma rende bene l’idea. Un amministratore delegato dovrebbe avere a cuore le sorti della propria azienda, non trascinarla in mezzo all’oceano con le onde alte dodici metri. Non è proprio questo che si richiede a chi dovrebbe mettere la propria esperienza e le proprie competenze al servizio della società.

Marotta è riuscito nel prodigioso intento di far deprezzare Icardi e di arrecare un danno all’Inter. Di fatto, non ce ne voglia, ha centrato in pieno la terza legge di Carlo Maria Cipolla sulla stupidità umana:

Una persona stupida è chi causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita.

Siamo alla perfetta fotografia del caso Icardi. E glissiamo qui, per carità di patria, sulle voci che col suo arrivo sono cominciate a circolare sul futuro allenatore dell’Inter: altra mossa per tranquillizzare l’ambiente.

Un raffinato psicologo

Torniamo alla bomba A. Il 13 febbraio, due mesi dopo il suo insediamento, Marotta toglie la fascia di capitano a Mauro Icardi e la affida a Samir Handanovic. Con tanto di tweet ufficiale. È il colpo di genio che di fatto avvia le operazioni di distruzione del club nerazzurro. La bomba ha effetti che aumentano col passare dei giorni. Va detto che Marotta ha dimostrato anche di essere un raffinato stratega dal punto di vista psicologico. Ha subito capito che i coniugi Icardi si sarebbero fatti intimorire dal gesto e sarebbero venuti a miti consigli. La moglie, la signora Wanda Nara che è anche agente del marito, è evidentemente un carattere debole. Era chiaro a tutti che Icardi sarebbe rientrato a capo chino, si sarebbero impegnato allo stremo per dimostrare che l’Inter si era sbagliata su di lui.

Infatti dal 13 febbraio Icardi non gioca più. E non ha intenzione di farlo. Scrive oggi la Gazzetta dello Sport:

L’Inter si è quasi rassegnata a dover fare a meno del suo centravanti per tutto il resto della stagione.

Un colpo da maestro per Beppe Marotta. Un colpo che fa curriculum. “Che hai fatto tu nella vita?” “Io? Ho tolto Icardi all’Inter per cinque mesi”. Un colpo alla Jep Gambardella. “Io non volevo solo lavorare nelle società di calcio, io volevo avere il potere di farle fallire!”.

Adesso le parti sono messe così. Icardi non gioca e chissà se e quando tornerà a giocare. Ha detto che vuole parlare solo col presidente Zhang. Gli altri interlocutori nemmeno li riconosce. Non è escluso che la vicenda possa finire in tribunale.

Non possiamo che complimentarci con Beppe Marotta il numero uno degli agenti infiltrati, l’uomo che cambiava la lunghezza degli articoli. L’uomo che ha commosso il calcio italiano con la sua denuncia degli errori del Var. E ci è venuta in mente una frase di De Gregori: “Sventola il fazzoletto amore mio, però, piangi di meno”.

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