Nessuna volontà punitiva per Insigne, ma Koulibaly è un gigante da capitano

Risultato figlio di un suicidio napoletano, ma stasera capolavoro tattico di Ancelotti che procedeva sempre un attimo del tempo

Nessuna volontà punitiva per Insigne, ma Koulibaly è un gigante da capitano
(Kontrolab)

Il risultato non mente

Stasera ho visto risplendere il gioco del calcio al San Paolo, come non accadeva da tempo, in una di quelle notti in cui la palla brilla sotto i riflettori e non mente.

Non mente il risultato figlio di un suicidio napoletano su cui la Juventus si avventa con il giusto sorriso della iena, mentre a sei minuti dalla fine il peso del tempo strangola il rigore che avrebbe consegnato il match alla storia. La prima verità, posta sull’altare del dio pallone, così evidente da non poter più essere taciuta, è che noi napoletani non siamo esattamente famosi per il nostro saper tener ferma l’anima che vibra al vento del destino. Non solo dagli undici metri.

Capolavoro tattico di Ancelotti

Ho visto un capolavoro tattico di Carlo Ancelotti. Una squadra che è sempre a capo di se stessa, che impone alla partita di tornare in parità numerica – il rosso a Pjanic è quasi cercato e preteso dall’undici azzurro. Ho visto un allenatore adattare la squadra ad ogni marasma, prima togliere la punta per il nuovo portiere, poi tagliare il terzino autore dell’assurda eutanasia del primo tempo già negli spogliatoi, con un atto simbolico di forza, quindi far indietreggiare Allan sulla linea difensiva. Il tempo mutava gli uomini e i loro muscoli, Carlo Ancelotti procedeva sempre un attimo prima del tempo, pur dimenandosi la metà del suo collega sulla panchina avversaria.

Ho visto finalmente i falli tattici

Ho visto finalmente i falli tattici. Una gioia. Cartellini fioccare dove la testa non riusciva più a comprendere lucidamente il naturale corso degli eventi, come l’ultimo necessario baluardo di vigore animale da opporre alla resistenza di un incontro a tratti feroce.

Infine, ho visto colui che, a mio avviso, dovrebbe portare la fascia di capitano sul braccio. Risponde al nome di Kalidou Koulibaly. Senza alcuna volontà punitiva nei confronti di Insigne – gli errori pesano, e i rigori strappati con questo vigore vanno sigillati ma, piaccia o meno, il calcio è anche un antico sgranare un rosario di episodi – è tempo che il Napoli premi la serietà mastodontica di un calciatore la cui tenacia nel crederci pare non avere mai fine, la cui potente sobrietà sembra un costante aiuto per i compagni, senza inutili caos.

Stasera il calcio risplendeva. Credo lo abbia fatto indicandoci qualcosa sul nostro futuro.

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