Ponte Morandi. Tra gli otto motivi per cui è stato scelto il progetto di Piano c’è l’avversione agli stralli

Sui quotidiani genovesi, oggi, i dettagli della demolizione: “Un’operazione senza precedenti”

Ponte Morandi. Tra gli otto motivi per cui è stato scelto il progetto di Piano c’è l’avversione agli stralli

I quotidiani genovesi danno oggi ulteriori dettagli sulle modalità di demolizione di ciò che resta del Ponte Morandi.

Domani pomeriggio inizieranno le operazioni e venerdì sarà calato a terra, da 48 metri di altezza, tra le pile 7 e 8, un blocco di impalcato di 36 metri di lunghezza e 18 di larghezza, del peso di oltre 900 tonnellate.

Sarà un’operazione “unica nel suo genere, senza precedenti nel mondo”, dichiara, a Il Secolo XIX, Vittorio Omini, della ditta omonima, incaricata, con Fagioli, della demolizione.

I dettagli tecnici

Il pezzo di impalcato sarà smontato con quattro “strand jack”: mega-pistoni con una portata ciascuno di 600 tonnellate, già utilizzati per lo smontaggio della nave Concordia.

Una volta sistemati gli strand jacks, si passerà al taglio dei “denti” su cui poggia la trave: “Per capire di che si tratta – scrive Il Secolo – si può pensare a due enormi mensole, larghe 18 metri, quanto la carreggiata del ponte e lunghe poco più di un metro, su cui appoggia la trave”.

Una volta sollevata la trave di pochi centimetri, “un filo di acciaio simile a una sega a nastro taglierà il cemento, liberando lo spazio” per farla calare giù. La trave sarà “sorretta dal fascio di cavi in acciaio contenuto in ognuno degli strand jack”.

L’operazione durerà circa otto ore. Una volta arrivata al suolo, la trave sarà portata in un’area di cantiere dove verrà sbriciolata.

Smontati i sensori

Repubblica Genova scrive che sul moncone ovest del ponte saranno smontati i sensori che servono per monitorarne la stabilità e che, “collegati a una rete di semafori, regolavano la chiusura e l’apertura delle strade sottostanti”.

Il consigliere delegato alla Protezione Civile, Sergio Gambino, ha spiegato così lo smontaggio: “Le prove di carico hanno chiarito che la struttura è sicura, quindi i sensori non sono più necessari”.

Il sistema resterà invece attivo sulla parte est del viadotto, quella che insiste sulle case.

Ecco perché è stato scelto il progetto di Piano

Ci sono otto ragioni per cui il commissario Bucci ha scelto il progetto di ricostruzione (da 202 milioni di euro) firmato da Renzo Piano (e presentato da Salini-Impregilo). Le elenca Repubblica Genova, chiamando in causa un documento ufficiale vidimato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal commissario straordinario.

Ricordiamo che, come scritto ieri nella nostra rassegna, il nuovo ponte sarà tra i più cari d’Italia.

Otto motivazioni

La “Relazione unica sulla procedura di aggiudicazione dell’appalto di costruzione”, protocollata lo scorso 4 febbraio, elenca anche tutte le offerte pervenute con i relativi costi e idee di progettazione, sia per la demolizione che per la ricostruzione. Ed enumera anche i motivi che hanno spinto a scegliere il progetto di Renzo Piano.

Tra questi c’è innanzitutto che il progetto richiama la storia e l’immagine di Genova come città di mare, dal momento che la forma delle pile e dell’impalcato assomiglia ad una nave.

Non solo: tra le motivazioni c’è il fatto che il ponte è appoggiato su delle pile, “nel rispetto della sensazione di avversione psicologica maturata in città dopo il crollo del ponte Morandi nei confronti di altre tipologie di ponti con parti sospese o strallate”. Ormai tutti odiano gli stralli, perciò occorre bandirli.

E ancora: “Struttura mista in acciaio con pile in cemento armato, che consentono di coniugare l’alta qualità dei materiali con la necessaria durabilità dell’infrastruttura”.

Le altre motivazioni sono: “modalità esecutive di particolare agevolezza connesse alla scelta di realizzare le pile in cemento armato, pur mantenendo le caratteristiche architettoniche di pregio; conseguente riduzione dei  tempi di realizzazione dell’opera in prospettiva del recupero della competitività del sistema economico locale e nazionale;  dimensione economica favorevole; riduzione delle interferenze con le infrastrutture e i sottoservizi presenti grazie alla manifestata disponibilità ad una nuova calibrazione del tracciato e delle pile, in coordinamento con i lavori di demolizione; dimensione ed affidabilità delle aziende coinvolte”.

Il commissario ha scelto come un comune cittadino

Il documento spiega anche che la procedura seguita per la scelta è quella prevista dalla “Guida della Commissione Europea sugli appalti pubblici” del febbraio 2018, pubblicata sul sito Anac.

Ovvero, “ricerca di mercato mediante raccolta di informazioni da Internet e contatti tramite posta o telefono (…), consultazione preliminare di mercato (…), colloqui con le parti interessate del mercato o contatti con persone esperte nel settore in questione, ad esempio operatori economici”.

Poi c’è stato un “invito alla manifestazione di interesse, indirizzato ad alcuni operatori economici individuati tra le primarie aziende nazionali del settore, come risultanti dagli elenchi pubblicati dalla stampa specializzata, e alle imprese che nelle forme più diverse si erano rivolte direttamente al Sindaco di Genova”.

Insomma, scrive Repubblica Genova, in linea con le più snelle normative europee, “la struttura commissariale si è comportata come un qualsiasi normale cittadino che chiede dei preventivi a ditte diverse, pubblicando poi sul proprio sito le offerte arrivate e ciò che ha spinto a preferire un’opzione rispetto ad altre”.

Il progetto Autostrade scartato perché brutto

I tanti progetti presentati insieme a quello di Salini-Impregilo “non hanno evidenziato una riduzione dei tempi tale da renderle convenienti in termini di costi/benefici rispetto ad una nuova opera interamente rispondente alle nuove norme tecniche Ntc 2018 (vita nominale di almeno 100 anni, requisiti antisismici, robustezza)”, è scritto nel documento.

In esso viene anche chiarito che il ponte Morandi “costituiva non soltanto un semplice collegamento viario, bensì un forte elemento di riconoscimento territoriale, tale da assumere l’identità di porta di accesso alla città, costituendo, per decenni, elemento di studio e riferimento per intere generazioni di progettisti”.

Repubblica Genova scrive anche che, a detta “di chi ha partecipato alle riunioni preliminari”, il progetto di Autostrade, che prevedeva di realizzare il nuovo ponte in 9 mesi con un costo di 150 milioni, è stato scartato subito perché “era esteticamente bruttissimo”.

FOTO REPUBBLICA GENOVA

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