Fiorentina-Napoli non è una partita come le altre

Non è possibile dimenticare quel 29 aprile né la goduria di Firenze per aver ucciso il nostro sogno scudetto. È una partita che vale più dei tre punti

Fiorentina-Napoli non è una partita come le altre

L’ostilità di Firenze

È inutile nascondercelo: Fiorentina-Napoli non è una partita come le altre. Non potrebbe mai esserlo. Per quello che abbiamo scritto ieri, ma non solo. Il 29 aprile resta una ferita aperta. Le lacrime di Allan, lo sgomento dei calciatori, il ricordo di quello che era successo a San Siro la sera prima. Una pugnalata. Ma sono tanti i ricordi di quel pomeriggio.

L’omaggio dei tifosi del Napoli per Astori e la risposta della Fiesole con i soliti cori. Non cercavamo favori, non li abbiamo mai chiesti. Ma non ci aspettavamo un simile livore, una simile acrimonia. Pensavamo che, fatto salvo l’agonismo, ci fosse una comunanza nell’ostilità nei confronti della Juventus. Avrebbero potuto batterci 3-0 e mostrare un minimo di disappunto o quantomeno di comprensione per l’avversario o per il destino crudele di aver favorito gli eterni rivali. Invece no. La profonda ostilità era nei nostri confronti. In curva come in tribuna. C’è sempre stata e Firenze, lo sappiamo. Quel giorno, per loro, fu una doppia tripla soddisfazione. La vittoria dell’anno. Strappare lo scudetto, o comunque il sogno scudetto, dalla nostra maglietta.

Il gruppo è rimasto quello

Il gruppo del Napoli è rimasto quello. E quel pomeriggio non è possibile dimenticarlo. Domani il Napoli scenderà in campo per i tre punti. Come ha sempre fatto. Per onorare questo campionato. Come ha sempre fatto. Il Napoli non ha mai mollato. Altrimenti non si spiegherebbero le vittorie conquistate con i denti a Genova contro il Genoa, a Bergamo, a Cagliari. Tutte in trasferta. Così come quella in casa contro il Bologna. O la parata all’ultimo minuto di Meret contro la Spal, al San Paolo. Quindi il Napoli giocherà con gli stessi nervi saldi.

Però sarà impossibile non avere quel qualcosa in più. Per scacciare una volta e per sempre quei fantasmi che inevitabilmente ritornano da quel pomeriggio di fine aprile.

La Fiorentina è una buona squadra che sta attraversando un periodo particolare di forma. Ha 31 punti in classifica (venti meno di noi), ma nelle ultime otto partite ne ha persa soltanto una: in casa contro il Parma. In Coppa Italia ha umiliato la Roma per 7-1. A gennaio ha acquistato Muriel. Ha uno dei giovani più promettenti del calcio italiano: Federico Chiesa. E poi c’è Giovanni Simeone che quel giorno ci segnò tre gol. Fin qui ne ha segnati quattro in campionato. Per noi, resta sempre un incubo.

Non è una partita da vincere per tenere accesa la fiammella del campionato. Non sappiamo cosa farà la Juve e non staremo a perdere energie mentali a pensare a loro. È una partita da vincere per prenderci una soddisfazione. Per non fare diventare quel campo una maledizione. Per dimostrare che questo Napoli ha la forza di guardare avanti. Lo abbiamo già dimostrato. Ma Firenze è un’altra tappa. A Napoli fu la partita del passaggio al 4-4-2. Fu la partita delle prima svolta ancelottiana. Insigne seconda punta. E fu lui a realizzare il gol decisivo su assist di Arkadiusz Milik. Quel giorno nacque il nuovo Napoli di Ancelotti. Domani potrebbe esserci una seconda nascita. Vista soprattutto la partenza di Hamsik, oltre all’assenza di Albiol. Albiol tornerà, rientrerà, seppure tra un mese. Marek invece non giocherà più con la maglia del Napoli. A meno di novità clamorose.

Fiorentina-Napoli è tutto questo. Non è una partita come le altre.

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