Terra dei fuochi: il disastro ambientale non c’è, c’è il capro espiatorio

La sentenza del processo di appello Resit ha negato completamente le tesi accusatorie. Hanno lasciato in piedi la figura del cattivo della Terra dei fuochi

Terra dei fuochi: il disastro ambientale non c’è, c’è il capro espiatorio

Completamente negate le tesi accusatorie

Una serie di libri di successo di Daniel Pennac, noto autore francese, hanno come protagonista il signor Malaussène che di mestiere fa il Capro Espiatorio. Viene stipendiato per fare da Capro Espiatorio per reclami e lamentele che i clienti sollevano nei confronti del grande magazzino in cui lavora. Se ci sono dei problemi è necessario avere un Capro Espiatorio e bisogna pagarlo perché ricopra con professionalità tale ruolo.

Anche noi, in Campania, in questi giorni, abbiamo assistito alla ennesima incoronazione del nostro Capro Espiatorio. Nella narrazione sulla terra dei fuochi, che da anni tiene banco ormai in questa terra maledetta, ex terra felix, ci sono infatti tutti i contenuti di un romanzo di successo. Il risultato del processo di appello “resit” non poteva che scrivere un ennesimo triste capitolo di questo romanzo. Dopo ben 16 anni di dibattimenti e sentenze, si arriva oggi all’assoluzione totale del 90% degli imputati ma con l’incoronazione appunto del Capro Espiatorio: l’avvocato Cipriano Chianese.

La sentenza del processo di appello ha negato completamente le tesi accusatorie: non c’è mai stato nessun disastro ambientale! Ma si poteva mai attestare che finora, da 16 anni, la narrazione costruita e il romanzo di successo scritto e divulgato fossero completamente sbagliati e che si fosse trattato di errori madornali o peggio di ricostruzioni false e distorte? Che i “buoni” e i “cattivi” del romanzo fossero stati completamente invertiti? Sì, si sarebbe potuto, ma ci voleva coraggio e tanta onestà intellettuale, qualità sempre più rare, che però ti aspetti e devi pretendere dalla giustizia in uno stato di diritto.

Si è scelta la via più semplice

Invece si è preferito scegliere la via più semplice: quella di continuare la scrittura del nostro romanzo di successo… il nostro capro espiatorio, il “re delle ecomafie”, secondo la sentenza sarebbe dunque colpevole di aver inquinato la falda superficiale posta al di sotto della famosa discarica Resit. Peccato che per la scienza, la legge oltre che per il più banale buonsenso non si possa parlare di inquinamento per acque di prima falda al di sotto di aree di discarica in quanto ne è assolutamente vietato l’emungimento per uso potabile (ovviamente aggiungerei).

Ma il romanzo non poteva chiudersi con l’attestazione che tutti i maledetti capitoli scritti finora fossero una totale invenzione anzi un totale stravolgimento della realtà dei fatti… con buona pace di una persona, della sua vita e della sua famiglia, una persona che paradossalmente ha contribuito ad aiutare, grazie proprio alla discarica Resit, questo territorio nel periodo di crisi massima dei rifiuti e con buona, anzi cattivissima, pace, di un territorio avvezzo a narrazioni e teatralità.

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