Ponte Morandi, i video che non ci sono e le telecamere sparite dal sito di Autostrade

Il blackout dovuto al crollo, le telecamere sparite, i video tagliati e montati ad arte. Possibile che non ci siano prove documentate del crollo?

Ponte Morandi, i video che non ci sono e le telecamere sparite dal sito di Autostrade

La prima domanda sull’esistenza di video che avessero ripreso il crollo del Ponte Morandi gliela fecero nel corso della prima conferenza stampa post crollo. In quella sede Giovanni Castellucci, ad di Autostrade per l’Italia, dichiarava di aver visto due filmati, “gli unici due esistenti”: uno girato dall’esterno, in cui “si vedono dei lampi”, e un altro ripreso “dall’estremità del ponte, all’uscita della galleria, dove a un certo punto si vede una quantità di pioggia particolarmente elevata, il ponte va in dissolvenza e dopo poco c’è un blackout perché il cavo a fibra ottica che alimentava la telecamera era stato interrotto dal crollo del ponte”.

Castellucci: non ci sono altri filmati

Non ci sono altri filmati, dichiarò, aggiungendo che la magistratura aveva immediatamente sequestrato tutto il sistema informativo di Autostrade: “A noi risulta che le uniche due telecamere che riprendevano il crollo avevano filmato quello che è stato messo a disposizione della magistratura”.

Il video chiamato in causa dal perito di Autostrade

Non è sui video registrati da queste due telecamere, tuttavia, che sembra fondarsi l’ipotesi che il perito di Autostrade, Giuseppe Mancini, formulò il 5 novembre scorso, nella puntata di Report “Sotto il Ponte”.

Mancini chiamò in causa il video “girato da un fotoamatore e pubblicato subito dopo il crollo, ovvero quello girato da Davide Di Giorgio, un impiegato che, mentre era al lavoro, aveva deciso di filmare la forte pioggia che si stava abbattendo su Genova e invece si ritrovò a filmare la tragedia. Di Giorgio caricò il filmato sul suo profilo Fb alle 11.43.

Basandosi su questo video, Mancini escludeva che tutto si fosse originato dalla rottura dello strallo: il ponte si è rotto sulla campatina centrale da 36 metri che poggia sulla trave che attraversa il pilone, disse, “si è rotto di là, ma si vede dal filmato che a un certo punto non c’è più. È cominciato di là”.

Le immagini girate da Di Giorgio sono riprese da un punto lontano, sotto la pioggia sferzante, non si vede granché, eppure Mancini ne era certo: “A un certo punto si vede una sagoma e poi il buio, un buco, e non c’è niente”.

Disponibili solo pochi secondi di uno dei video di Autostrade

Ma torniamo ai filmati citati da Castellucci.

Erano due le webcam di Autostrade puntate sul ponte, la 472 e la 4083, ma entrambe sono sparite dal sito della concessionaria: erano poste rispettivamente a est e a ovest della zona crollata, nella parte del ponte oggi ancora in piedi.

La sparizione delle due telecamere è provata dalle due foto che pubblichiamo, estrapolate utilizzando Google Cache. Una si riferisce al 19 gennaio 2018 e mostra chiaramente le due telecamere che all’epoca erano tracciate sul sito di Autostrade.

autostrade

19 gennaio 2018

L’altra, invece, si riferisce allo stesso sito, oggi. Le telecamere in questione sono sparite.

autostrade

Oggi (sito Autostrade)

Il sito GenovaQuotidiana.com, il 16 agosto, scrive di essere riuscito a scaricare gli ultimi secondi di ripresa della telecamera Ovest, prima che sparisse dal sito di Autostrade. Il video va dal minuto 11.36.18 al minuto 11.36.34, non riprende che i veicoli in transito sul ponte poiché si ferma agli attimi immediatamente precedenti il crollo.

L’interruzione delle riprese delle telecamere di Autostrade è spiegata, lo abbiamo detto, chiamando in causa sconnessioni sulla rete causate al crollo stesso. Ma già una domanda si pone: se pure fosse così, le telecamere non avrebbero dovuto registrare almeno l’inizio del fenomeno? E dove sono finite le due telecamere in questione? Come mai dal tracciato delle webcam consultabile sul sito di Autostrade non compaiono più?

L’ipotesi – smentita – della manomissione

Il 20 agosto la Guardia di Finanza diffonde le riprese delle due telecamere di sicurezza dell’isola ecologica Aimiu, che si trova sotto il viadotto. Sono due filmati diversi ma condensati in uno solo: i video sono tagliati e poi rimontati.

Il 1° settembre la Procura di Genova diffonde, tramite la Polizia di Stato, un nuovo video, chiaramente tagliato. Si tratta di due diverse riprese delle telecamere ad ovest e ad est del Ponte. Nel primo spezzone si osservano veicoli che vanno in direzione Genova e altri che appaiono in direzione Ventimiglia, con molte sovrapposizioni. Poi c’è una dissolvenza attribuita ufficialmente al blackout. Si precisa che l’interruzione è dovuta ad un problema della centralina elettrica che alimentava la telecamera, dovuto alla forte pioggia.

In un primo momento si ipotizzò che il video fosse stato manomesso.

La teoria prese forma da un esposto presentato alla Procura di Genova da Luciano Consorti, presidente e direttore editoriale della testata giornalistica “Dipartimento Europeo Sicurezza Informazioni (DESI). Consorti scriveva così: “Nel video rallentato vedrete una autocisterna di colore bianco davanti al camion verde di Basko, se osservate attentamente l’autocisterna davanti a Basko sparisce nel nulla, mentre nella corsia opposta si vede un tir bianco che trasporta un container di colore rosso che compare improvvisamente nella carreggiata nel lato sinistro del video, inoltre sul bordo del lato sinistro sotto il logo della polizia, si vede un’anomalia di una pianta che cambia aspetto, il che fa pensare ad una sovrapposizione di immagini”.

In realtà, come riportato dalle agenzie di stampa il 1° settembre, le indagini della squadra mobile di Genova hanno scartato l’ipotesi della manomissione. La polizia spiegò in quei giorni che la centralina elettrica che alimentava le due telecamere, aveva avuto diversi problemi la mattina del 14 agosto e che il salvavita si era staccato più volte per i cali di tensione, ma era sempre ripartito. Intorno alle 11.30, tuttavia, pochi minuti prima del crollo, la pioggia aveva messo ko la centralina che, a causa del carico d’acqua elevatissimo, non era riuscita a ripartire.

Un’altra telecamera, che stava riprendendo lo svincolo, era stata girata verso il ponte dal tecnico addetto alla sua gestione nel momento in cui si era accorto che alcune macchine stavano frenando, ma quando il dispositivo era stato puntato sulla struttura, era già troppo tardi: il collasso era già avvenuto.

La versione integrale del video diffuso dalla polizia

Il video registrato dalle telecamere di Autostrade, precedentemente pubblicato in forma ridotta, è stato diffuso dalla polizia in versione integrale proprio per allontanare i dubbi sulla manomissione. Sugli interrogativi emersi dalla prima visione del video si è soffermata in maniera molto chiara la trasmissione tv Chi l’ha visto che, con tanto di affiancamento delle immagini, bollini rossi e spiegazione di sottofondo, spiega che le immagini che sembrano comparire e scomparire sono in realtà dovute alle dissolvenze create dalla polizia nel montaggio del video in versione breve.

Dal video, comunque, non si vede granché, a causa della pioggia. Non si comprende certo la dinamica del crollo: si vede solo passare il tir Basko, poi più nulla. Dopo l’incidente, poi, il sistema di videosorveglianza stringe sul luogo del disastro ma ormai è già tardi.

Il video in possesso della Procura

Alcuni giornali, nei giorni successivi, scrivono che non è questo il video in mano alla Procura di Genova, che il procuratore capo, Francesco Cozzi, “ha dichiarato di non voler diffondere per non inquinare i racconti dei testimoni”. Il video agli atti degli inquirenti proviene da un’azienda di corso Perrone, vicino al Ponte. Insieme a questi, scrive Today.it, ce ne sarebbero degli altri.

Il video della Finanza

Ad inizio ottobre la Guardia di Finanza di Genova rilascia un nuovo video che raccoglie le immagini girate dalle telecamere di sorveglianza dell’Ansaldo e della ditta Piccardo. Nella prima parte si vede il viadotto avvolto improvvisamente da una nube. Nella seconda parte, invece, ci sono delle auto che camminano e, dopo un frame mancante, si vedono l’asfalto crollato e alcune persone che corrono.

Su questo video torna di nuovo il Desi: in esso, però, fino alle 11.40 il pilone 9 risulta ancora in piedi, mentre il crollo, secondo le fonti ufficiali, è delle 11.36.

Sarebbe una prova, secondo l’organo di informazione, di una manomissione evidente dei filmati.

Il quesito resta

E’ possibile che non esista neanche un video che abbia ripreso il crollo?

Persino il New York Times, nel reportage dedicato al crollo del Morandi a firma di James Glanz, Gaia Pianigiani, Jeremy White e Karthik Patanjali, scrive di aver “ricostruito l’accaduto basandosi su un elemento cruciale per le indagini, i video registrati dalle telecamere di sicurezza”.

Ma quali sono questi video?

Gli stessi autori del reportage dichiarano che “finora i video delle telecamere di sicurezza, acquisiti dalla Guardia di Finanza di Genova comandata dal colonnello Filippo Ivan Bixio, non sono di pubblico dominio” e aggiungono che hanno potuto ricostruire la dinamica attraverso le interviste “con decine di soccorritori, investigatori ed ingegneri esperti, insieme all’esame dei video ripresi da droni ed elicotteri e alle macerie stesse”.

Il dubbio è: quali sono allora i video registrati dalle telecamere di sicurezza a cui si riferiscono i giornalisti? Abbiamo provato a porre la domanda ai diretti interessati che però ci hanno riferito che, per questioni di politica aziendale, gli inviati del New York Times non possono rilasciare interviste sui loro stessi articoli.

Come possiamo essere certi che non esistano altri video mai consegnati alla magistratura? O che invece la magistratura ne abbia a disposizione altri mai resi pubblici?

Si ringrazia Enrico Pietra, del gruppo Facebook Salviamo il ponte Morandi, per aver contribuito con il suo articolo ad aiutarci a ricostruire la “questione video” e per averci indicato il posizionamento delle webcam di Autostrade prima e dopo il crollo del ponte.

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