Nicchi: «Bisogna smettere di parlare di Var, razzismo e violenza»

Il presidente degli arbitri: «Le regole per il razzismo non le stabilisce Capello, ma la Fifa. Se il capitano non sa tenere a bada i compagni, va ammonito»

Nicchi: «Bisogna smettere di parlare di Var, razzismo e violenza»
Foto IPP/Roberto Ramaccia Roma 06/03/2017 Assemblea Elettiva FIGC - federazione italiana giuoco calcio - 2017 nella foto marcello Nicchi presidente AIA associazione italiana arbitri Italy Photo Press - World Copyright

Var argomento da bar

«Credo che si debba smettere di parlare di tre cose: la Var, che è diventata un argomento da bar; il vergognoso problema del razzismo che deve essere debellato ad ogni costo; e la violenza, ambito nel quale sono stati fatti passi da giganti per prevenire e reprimere». Il presidente dell’Aia Marcello Nicchi intervenendo a Radio anch’io lo sport su Radio1 non ha dubbi sulle tematiche più importanti da affrontare all’inizio di questi 2019.

Capello sbaglia

Per Nicchi l’idea di Capello di far sedere i giocatori in campo in presenza di buu razzisti non è perseguibile «perché non prevista dalla Fifa. È la Fifa che modifica i regolamenti. Solo l’addetto alla forza pubblica presente in tribuna ha il potere di sospendere una gara di Serie A, poi è chiaro che se un allenatore fa uscire dal campo la propria squadra la partita è finita».

Ammoniamo il capitano per proteste

La Var «va utilizzata ogni volta che si può. È stato dato nuovo impulso dopo il match tra Roma e Genoa. Ma dobbiamo evitare le proteste e far lavorare gli arbitri: a cosa serve il capitano se ogni volta il direttore di gara viene circondato da quattro o cinque giocatori, a due minuti dall’inizio della partita? Chiediamo alla Fifa di ammonire il capitano perché solo questi può parlare con l’arbitro e in caso di accerchiamento significa che non ha la situazione in mano».

Non si torna indietro

Ma «non si torna indietro: la Var va migliorata, ma non deve diventare un boomerang o un alibi. Sarebbe un sogno permettere agli arbitri di spiegare le loro decisioni, ma bisogna metterci nelle condizioni di farlo e non è possibile se i dirigenti parlano di malafede o di sudditanza. Banti in Supercoppa? Ho visto un arbitraggio normale, con un mezzo episodio sul quale si può discutere».

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