Lo stato di salute del calcio italiano, da Milano a Gedda

Non è stata assente la norma, ma la sapienza. Infranti i protocolli anti-razzisti e anti-discriminazione. Var a singhiozzo e arbitri contestati.

Lo stato di salute del calcio italiano, da Milano a Gedda

Ancelotti

Ancelotti ha scombinato i piani di chi voleva fare, dopo San Siro, il pieno dell’anti-razzismo, ma solo a parole. Con una frase choc, semplice e civile (“se non sospendete la partita, lo faremo noi”), ha costretto il mondo del calcio ad uscire dalla tana dell’indecisionismo e l’ha inchiodato ai doveri del contesto e dei tempi che viviamo.

Nei fatti, però, dopo l’orgia di parole, si è lasciato al solo Carletto Europeo il ruolo di guastafeste di un mondo che rimane provinciale con i suoi cori beceri e ignoranti, mani che menano, ricordi fascisti, sentenze ottuse, il tutto all’insegna del “the show must go on” tra ronaldite scaccia pensieri, giocatori al mercato libero e burocrati violinisti sul ponte del Titanic. “Mi vergogno di far parte di questo calcio, in questo sistema si puniscono le vittime e non i carnefici”, è la dura reazione di De Laurentiis dopo la respinta del ricorso per la squalifica di Koulibaly.

Gedda come Pechino

Vale la pena ricordare i fatti. Perché, insieme alla piazzata ultras di Milano, durante il match Inter vs Napoli, c’è stata in campo un’afona e discutibile direzione di gara, che ha fatto finta di non vedere e non sentire, mentre, ironia del caso, all’aeroporto andava in scena l’estradizione di Battisti, con due ministri, codazzi compresi, che in quanto a farsi vedere e sentire battevano ogni primato.

A completare il quadro, da Milano a Gedda, l’ennesima e noiosa vittoria della Juve in Supercoppa, giocata nell’eccentrica Arabia Saudita e seguita da infuocate polemiche del Milan sulla direzione di gara di Banti e della sua orchestrina Var. Ricordate quando toccò al Napoli in Cina, arbitro Mazzoleni? Stesso copione. Rigori, fuorigioco, espulsioni in finale di gara, doppiopesismo con o senza Var. Tutto si tiene.

Elogio del Koulibalismo

In fondo è stato proprio il tweet di KK espulso e squalificato a nobilitare la vicenda, fatta di richiamo alle norme ma anche di insipienza interpretativa. Il gigante del Napoli, dopo la sconfitta di Milano, ha chiesto scusa ai suoi “fratelli” per essersi fatto espellere e per aver condotto il Napoli alla sconfitta. A firma, cinque parole, che sono il vanto della sua squadra, della città che lo ospita, del calcio in generale. “Sono orgoglioso del colore della mia pelle. Di essere francese, senegalese, napoletano: uomo”. Manca la parola “italiano”. E senza ipocrisia manca giustamente. Se questa è l’Italia.

Koulibaly, oltre che essere tra i primi difensori al mondo, fisico, elegante e spettacolare, è anche un uomo colto, impegnato nella causa dell’integrazione, corretto in campo e fuori. Per un’ora e mezza, tra una gran giocata e l’altra, ha dovuto sopportare, come se stesse in Alabama e non ci fosse stato un presidente Usa di colore, il verso razzista della folla e l’ignoranza di chi conosce solo il nulla.

Grande è la confusione sotto il cielo

Ora sono tutti avvertiti: politica, governo del calcio, campanili e tifoserie.  Per un po’ continuerà l’orgia delle dichiarazioni, la solita litania sugli “imbecilli” e sui veri tifosi, chi vuole chiudere le curve, chi vuole aprire i cantieri, intanto violenza e squalifiche. E le soluzioni? “Ci penso io”, ha subito dichiarato il ministro tutto-fare degli interni. Però, “non confondiamo il razzismo con le rivalità di quartiere”. Ergo, no alla sospensione delle partite. Se questa è la premessa, si salvi chi può.

Al contrario, “siamo pronti a sospendere le gare”, dice il numero uno della Figc Gabriele Gravina, che si richiama ai severi orientamenti anti-razzisti di Fifa e Uefa. La filiera del calcio italiano promette provvedimenti, ma intanto respinge il ricorso del Napoli, umiliando Koulibaly, vittima dei cori, e nascondendosi dietro la norma per fare scempio del buon senso. A proposito, ma l’associazione calciatori dov’è? Non dovrebbe mobilitare tutti i suoi iscritti in difesa dei protocolli anti-razzisti? Sarebbe una bella giornata se scendessero in campo per una battaglia di civiltà.

Nel labirinto dei poteri, il capo della Polizia Franco Gabrielli avverte, riferendosi alle parole di Re Carlo, che “ogni azione ha conseguenze”. Un “invito”  indirizzato al Napoli e al suo uomo guida. Come dire andateci piano con le sospensioni, perché all’esterno degli stadi la situazione può  diventare difficile.

E siamo a Mao. “Grande è la confusione sotto il cielo: la situazione è eccellente”.

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