Il mondo del calcio ha ignorato le parole di Mattarella sugli ultras

Club, istituzioni sportive e redazioni sportive non hanno avuto reazioni alla dura presa di posizione di Mattarella contro la parte malata del tifo.

Il mondo del calcio ha ignorato le parole di Mattarella sugli ultras

48 ore dopo

Le parole di Sergio Mattatella, a quanto pare, non hanno lasciato il segno. A 48 ore dal discorso presidenziale di fine anno, non ci sono reazioni vere e proprie dal mondo del calcio. E anche del mondo dell’informazione sportiva.

Rimettiamo insieme i pezzi: per la prima volta nella storia, il Capo dello Stato va in televisione a San Silvestro e parla di ultras. Di calcio, razzismo, curve violente, tifoserie organizzate. Detta una linea, chiarisce l’assoluta chiusura delle istituzioni rispetto alla logica della curva – di certe curve, quantomeno della parte malata dei settori più caldi. Bene, dopo queste parole non succede nulla. L’Italia generalista, intesa come giornali e media ed opinione pubblica/social, si è (giustamente, doverosamente) concentrata sulla parte politica del discorso di Mattarella. La parte relativa agli ultras è stata (colpevolmente) dimenticata.

L’assenza delle istituzioni calcistiche

Basta rileggere i giornali di oggi, 2 gennaio 2019. La Gazzetta ospita un contributo di Sebastiano Vernazza in cui il mondo del calcio viene invitato ad imparare a memoria il discorso presidenziale. Poi, nient’altro. Repubblica e Corriere della Sera non danno spazio a #Mattarellaegliultras, nemmeno nelle pagine sportive. Insomma, un appello per sensibilizzare il pubblico del calcio non è arrivato al pubblico del calcio, quantomeno quello dei giornali.

Anche perché non sono arrivate reazioni dall’interno dello stesso mondo, parole di presidenti di club e/o di istituzioni che in qualche modo allungassero il ciclo vitale della notizia. Roberto Mancini ha parlato di razzismo in un’intervista al Corriere dello Sport, bravo il ct dell’Italia, ma non si è trattato di dichiarazioni molto diverse da quelle rilasciate in altri periodi dell’anno. Il punto erano le parole di Mattarella, lo strappo deciso e senza appello a una cultura ultras «estremista, che alimenta le discriminazioni».

Parole forti e non raccolte, non commentate, non sostenute e/o pure destrutturate. Ignorate, o quasi, da un mondo del calcio che in queste ore (ormai sono quasi 48 dopo l’intervento di Mattarella) ha dimostrato di essere ostaggio di se stesso più che delle tifoserie violente. Come dire: se neanche il Capo dello Stato riesce a smuovere le coscienze delle istituzioni sportive, allora c’è davvero poca speranza che le cose possano cambiare. Al netto dell’emotività del momento, la caratteristica italiana dell’immobilità resta immutata, inscalfibile, praticamente inattaccabile. Una delusione, purtroppo non del tutto inattesa.

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