Milik ha detto che no, non è ancora tempo di morire (di noia)

Ancelotti che vince a Bergamo con un contropiede anni Sessanta, troppa Juventus a Firenze (con l’atteso ritorno di Orsato) e troppo calcio all’Emirates.

Milik ha detto che no, non è ancora tempo di morire (di noia)

Falli da dietro – Commento alla 14esima giornata del campionato di calcio 2018/2019

Moriremo di noia.

O d’indigestione.

Per troppa Juve.

Troppa ricchezza in mostra sia in campo che in panchina.

Troppo fuoriclasse quel Toy Boy per il campionato italiano.

A Firenze, intanto, è l’occasione per rivedere Orsato.

Ha scontato la blanda pena tutta di facciata per i misfatti dell’aprile scorso.

E ora ritorna nel calcio da prima pagina.

E ritorna proprio contro gli ergastolani.

Il suo proposito è una direzione irreprensibile, di una tale esemplare equità, da indurre al definitivo silenzio i detrattori.

Ma al 16° appena, all’evidentissimo fallo del Toy Boy su Simeone, niente giallo. Immunità confermata per il più forte del pianeta.

Il magnifico Orsato di San Siro è tornato.

Poi quelli dilagano come previsto.

Imponenti e sproporzionati come sono, rispetto a una pur volenterosa pattuglia stilnovista. Che rimane a lungo in partita e che a un certo punto avrebbe anche meritato il pari.

Quest’anno diventeranno campioni d’Italia prima di diventare campioni d’Inverno, vedrete, urla qualcuno sui social.

Ma la partita passa in second’ordine per le scritte abominevoli apparse sui muri fuori dal Franchi.

Giusta indignazione da parte di tutti e giusto disgusto da parte di Acciughina.

Lo stesso che non sentì i cori anti-Napoli provenienti dalla curva ergastolana appena un mesetto fa.
Lo stesso che ha sempre sorvolato sui rapporti inquietanti fra ‘ndrangheta e ultras bianconeri.

L’indignazione per quelle scritte scolora i fiori di capitan Macaco in ricordo di Davide Astori.
E scolora la bella coreografia dedicata a Riccardo Magherini, ex primavera viola morto ammazzato 4 anni fa durante un arresto dei Carabinieri.

Moriremo di noia.

Arsenal-Tottenham

E forse ci conviene dare un’occhiata a Londra. Emirates Stadium.
Chi non l’ha fatto non sa cosa si è perso.

Che spettacolo!
Vantaggio, rimonta e contro-rimonta.
Tutto a velocità pazzesca.

In appena 45 minuti tre goal, due rigori, una simulazione ignobile, un paio di accenni di rissa fomentati dal noto pirata Lichtsteiner e poi tanto Lucas Torreira.

L’ex doriano straripa e dimostra di non avere molti eguali al mondo come centrocampista centrale. Ed è solo al primo anno nel giro che conta.

Si torna in Italia per morire di noia.

Apprensione per le coronarie di Mazzarri quando i grifagni grifoni segnano con un uomo in meno.

Poi il Toro vince, ma vince a stento. Vince, ma non vince bene.
La difesa è sempre distratta. E Zaza e Belotti continuano a non comunicare.

Moriremo di noia.

Ci sfiateremo a fanculare fino all’infinito l’arroganza degli arbitri che continuano a delegittimare il Var.

All’Olimpico Rocchi in campo e Fabbri davanti allo schermo si superano.
Entrambi incredibilmente chiudono gli occhi su un rigore gigantesco.

E falsano l’andamento di una partita molto vivace dal punto di vista emotivo. Ancorché orribile tecnicamente.
Zero tattica, zero organizzazione, i due centocampi saltati dopo un quarto d’ora.

Moriremo di noia. E non avremo più argomenti per raccontare l’epica del campo.

Saremo costretti a spaziare altrove.

Nei giorni scorsi all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli si è tenuto un importante convegno su “Calcio e diritto”.

E’ intervenuto, tra gli altri, anche Raffaele Cantone, quell’ex magistrato, che il regime renziano nominò presidente dell’Autorità Nazionale Anti-Corruzione.

Lo “Smacchiatore Universale per eccellenza”, secondo una brillantissima definizione di Salvatore Merlo.

Il quale prende la parola e si precipita a pulire le macchie sullo scorso campionato.

Cantone prende la parola e scantona:
“Smettiamola di fare i piagnoni. La Juventus non ha rubato lo scudetto, e gli errori arbitrali non hanno inciso. La Juve ha conquistato lo scudetto perché il Napoli è crollato psicologicamente. In Italia non ci sono condizionamenti arbitrali”.

A quel dibattito interviene anche l’avvocato Gianluca Ciotti.

Dalle idee diametralmente opposte rispetto alla tesi smacchiante di Cantone.

Per lui invece gli arbitri condizionano fortemente con le loro decisioni i risultati.
E denuncia la non trasparenza e la non indipendenza dell’AIA nella designazione degli arbitri, perché soggetta alle dinamiche politiche dettate dalla FIGC.
Una Federazione ingarbugliata in complicatissimi giochi di conflitti di interessi.

Fra le motivazioni che l’avvocato accompagna alla sua denuncia, c’è un’amara precisazione.

Gianluca Ciotti, è l’avvocato di Claudio Gavillucci, l’arbitro che sospese nel maggio scorso la partita Sampdoria-Napoli per cori di discriminazione territoriale.

A tutt’oggi Gavillucci è l’unico arbitro che abbia mai sospeso una partita per cori di discriminazione territoriale.

Da allora non ha più arbitrato in Serie A.

Atalanta-Napoli

I condizionamenti arbitrali.
I cori di discriminazione territoriale. Gli appelli alle istituzioni.
L’ultimatum di Re Carlo: “Se a Bergamo si ripeteranno i soliti cori, chiederò all’arbitro di sospendere”.

Così Bergamo diventa una partita non come le altre.
Anche per il sapore da ultima spiaggia per le sorti del campionato.

Un Napoli bruttino in versione vintage nell’applicazione sistematica del più classico dei contropiede anni 60, sbaglia molto e fa fatica contro la Dea che esibisce uno straripante Laocoonte Zapata, in vena di riscatto.

Poi alla fine entra Arcadio, l’Armadio di Cristallo.
E dice no.
Non è ancora finita.
E non è ancora il tempo di morire.

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