Il Napoli è rimasto al di qua delle Colonne d’Ercole

Sconfitti 1-0 a Liverpool. Non siamo ancora pronti per certi palcoscenici. Resta l’eccellente girone, ma manca sempre quel salto di qualità

Il Napoli è rimasto al di qua delle Colonne d’Ercole

Nessun processo ma una presa d’atto

Il Napoli perde 1-0 a Liverpool ed è fuori dalla Champions. Sgombriamo il campo da ragionamenti matematici: non è stato il gol subito contro la Stella Rossa, anche se aritmeticamente è così. Il Napoli ha fallito quella che viene definita la prova della maturità. È rimasto al di qua delle colonne d’Ercole. Ha palesato i limiti storici a certi livelli. Non c’è da imbastire un processo ma da prenderne atto. Ovviamente non ci accodiamo a chi parla e scrive di stagione finita, non è il nostro punto di vista. Ma la partita ha detto chiaramente che c’era una squadra in grado di esaltarsi – nelle occasioni che contano e in casa – e un’altra che invece ha avuto il braccino, è stata asfissiata dal pressing avversario, ha rischiato di essere travolta. Poi ha anche avuto la chance di passare, di segnare quel gol (con Callejon prima e con Milik poi) che avrebbe significato la qualificazione. Ma se non avvenuto, non è colpa della sfortuna né di Alisson che peraltro ha compiuto il proprio dovere.

Gegenpressing di Klopp

Il Napoli non è stato all’altezza. Per carità contro un avversario come il Liverpool una delle squadre più forti d’Europa. Anche stasera Klopp ha mostrato il suo gegenpressing. La squadra di Ancelotti è stata quasi sempre in balia dell’avversario che avrebbe potuto segnare molti più gol, soprattutto nel secondo tempo. Ospina ha compiuto un paio di interventi straordinari su Salah e Masné, un altro ne ha compiuto Albiol e poi Mané se n’è mangiato uno che sembrava impossibile da sbagliare.

Al Napoli, a differenza del Liverpool, sono tremate le gambe per buona parte della partita. È mancata la tenuta mentale. A lungo non abbiamo vinto un contrasto e abbiamo sbagliato tantissimi passaggi. Liverpool-Napoli è stata una dolorosa presa di coscienza. Ancelotti ieri ha detto che questa partita non sarebbe stata uno spartiacque, ha fatto bene dal suo punto di vista. Però la realtà dice altro. Che non siamo pronti per certi palcoscenici e dobbiamo prenderne atto. Ovviamente resta un gran bel girone disputato dal Napoli. Ci sono tanti complimenti da fare per una Champions che non avrebbe dovuto avere storia vista l’urna malevola. Manca sempre quel passaggio più difficile: il passaggio dal nove al dieci. Sono anni che il Napoli è in questa terra che potremmo definire ambita. Manca, però, sempre il salto definitivo.

La mancata espulsione di Van Dijk

Gli episodi che hanno deciso l’incontro sono soprattutto due. La mancata espulsione di Van Dijk (autore di una prova monumentale) che al 13esimo è stato protagonista di un’entrataccia su Mertens lanciato a rete. Ha preso la palla ma col piede a martello. L’arbitro, lo sloveno Skomina, ha scelto di estrarre il cartellino giallo. Ma era rosso netto. È stato un episodio che avrebbe potuto cambiare il match. Mertens è rimasto resta a terra tre minuti.

L’altro episodio è stato il gol di Salah al 34esimo, con la complicità di Ospina. L’egiziano si è bevuto Mario Rui e Koulibaly, è andato sul fondo, da posizione molto defilata, ha fintato il cross e Ospina ha abboccato: ha fatto un passo e lemme lemme il pallone di Salah gli è passa sotto le gambe. Era il 34esimo minuto. E la partita, già da una decina di minuti, era diventata di sofferenza per il Napoli che non riusciva a ripartire ed era aggredito molto bene sugli esterni.

Nel secondo tempo, il Napoli per mezz’ora è stato sopraffatto dal Liverpool. Ancelotti ha operato tre cambi: Zielinski per un anonimo Fabian Ruiz, Milik per Mertens e Ghoulam per Mario Rui. Qualcosina si è visto. Il Napoli, almeno, ha costruito due palle gol che Callejon e Milik si sono divorati. Nel recupero, Milik ha tirato a botta sicura ma Alisson è stato bravissimo a respingere. L’altra è stata in avvio di partita con Hamsik che ha tirato un rigore arretrato in movimento su cross basso di Mertens.

Nel Napoli i migliori sono stati Albiol e Koulibaly e questo la dice lunga. Ospina, a parte il gol, ha compiuto un paio di prodigi. Abbiamo sognato in grande, ora sta ad Ancelotti lavorare per varcare quelle colonne d’Ercole che da anni non riusciamo a varcare.

ilnapolista © riproduzione riservata