Il Napoli è come la panna, ha un gusto di non facile definizione

Napoli-Empoli al termine di una settimana difficile per Venezia una città dove l’acqua è il vero padrone di casa

Il Napoli è come la panna, ha un gusto di non facile definizione

L’acqua alta

Vincenzo, mio cognato si volta e dice: “Insigne, 1 a 0”, è il nono minuto del primo tempo, siamo a cena in Campo Santa Margherita con un pezzo di famiglia e di amici arrivati da Napoli, dobbiamo ancora ordinare, mentre scegliamo cosa mangiare vi racconto una storia.

Questa che si sta concludendo (mentre scrivo è domenica pomeriggio) è stata per Venezia una settimana difficile, cominciata con l’acqua alta eccezionale di lunedì. Una cosa spaventosa ancor prima che fastidiosa, è stato faticoso venirne fuori, buttare fuori l’acqua da casa, ma ce l’abbiamo fatta. L’acqua a Venezia è il vero padrone di casa, ogni tanto manda dei promemoria, più raramente viene a ricordarci che può sbatterci fuori, anzi, sotto, appena ne avrà voglia. Speriamo che non accada.

Calle della Madonna

Lunedì pomeriggio, mentre ci aggiravamo, stanchi e spaventati dalla marea che non calava, per Venezia, con la vaga speranza di arrivare a casa, con gli occhi sul bordo degli stivali, ho incontrato un turista francese che mi ha domandato dove fosse Calle della Madonna, l’ho guardato e gli ho risposto in napoletano “Oggi, pe jastemmà so tutte quante bbone, frate’”. La sera prima il Napoli aveva pareggiato con la Roma, se non altro l’acqua alta e l’assenza di energia elettrica mi hanno risparmiato il peso di dover scrivere l’articolo su una partita che, diciamocelo, è stata noiosetta; è così quando giochi con una provinciale, ci vuol pazienza.

Mio nipote dice: “Mertens”

Ordiniamo, un occhio al menù e l’altro agli aggiornamenti della partita. Antonio è più vicino a Vincenzo che la sta guardando sullo smartphone e si gira per buttare l’occhio, le nostre mogli hanno sguardi di pazienza, la cena arriva ed è buonissima. Massimo ha l’aria di chi non è convinto di come stia giocando il Napoli, dirà poi le stesse cose che più tardi dirà Ancelotti. Simone, mio nipote, dice: “Mertens”. Non c’è altro da aggiungere, siamo due a zero, possiamo rilassarci.

Angela, mia sorella, e altri 9 napoletani – che mi rendono felice solo per il fatto di esistere – sono arrivati il giorno prima carichi di frolle e con una pastiera, – grande e riuscita – mossa a sorpresa di Titti e Antonio. Mi è parso subito evidente che il peso specifico del loro affetto e quello di sostanza dei dolci avrebbe dato un colpo decisivo alla marea contribuendo al suo rapido calare. Così è stato, così è, così sempre dovrebbe essere. Virginia è da sempre la più magra di tutti noi, ma questo non le impedisce di approvare l’operazione dolciaria.

Susan Sontag

Dopo cena abbiamo passeggiato, era finalmente una bella serata. Sul Ponte dell’Accademia (già noto per stupefacenti segnature del Napoli di passati campionati), assistiamo in diretta al gol del 3 a 1 di Mertens. Chi guarda verso la Salute, chi guarda verso la curva del Canale dall’altra parte, noi guardiamo il replay. Anna racconta pezzi di questa città straordinaria ai nostri amici. Poco prima di Piazza San Marco Milik segna il quarto gol.

La vittoria serena e tranquillizzante ci pone con buone speranze verso martedì sera, ma ora è presto. Piazza San Marco di sera è meravigliosa. “Venezia mi fa piangere” scrive Susan Sontag nei suoi diari, spero che almeno una piccola parte di quel sentimento colga di sorpresa i miei amici e che li commuova. Quasi non ci accorgiamo del quinto gol segnato ancora da Mertens, ma dondoliamo, come se fossimo in gondola, come se fossimo felici.

Scrivo mentre i ragazzi in treno tornano a Napoli, è già quasi lunedì, è già quasi Champions. Il Napoli mi fa pensare alla panna, a molti piace ad alcuni no. Alla panna perché ha un gusto di non facile definizione, come lo definiremmo quel gusto? Dolce? Leggermente acido? Vaporoso? Morbido? La panna è sfuggente e pure il Napoli lo è, speriamo di sfuggire alle definizioni e agli avversari.

Ieri sera Christian, otto anni, il figlio di Virginia e Massimo, mi ha fatto un interessante discorso sulla panna, che a lui non piace, ma non ha saputo dirmi perché. Ha detto testualmente: “Non saprei definire il gusto della panna”, e quindi il motivo per cui a lui non piace. A me piace, ma comunque non saprei definirlo, se somiglia a qualcosa somiglia ai gol dell’altra sera, tutti bellissimi. La panna, allora, è bellissima.

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