Il Napoli di Ancelotti è l’uomo Rockford: capisce il momento

Partita dai due volti. Primo tempo del Psg, poi inizio ripresa strepitoso del Napoli. Buffon para tutto. Non il rigore di Insigne. Finisce 1-1

Il Napoli di Ancelotti è l’uomo Rockford: capisce il momento

Una squadra intelligente

Un quarto  d’ora da raccontare ai nipotini. Ma stavolta non la perdiamo. No. La pareggiamo. Uno a uno, perché l’uno a uno ci serviva. Il Napoli sa giocare più partite in una stessa partita. È diventata una squadra intelligente. Bisogna avvisare Nanni Moretti, deve girare il remake di “Bianca”: alla voce intelligenza collettiva non può esserci più la Juventus di Omar Sivori, deve aggiornare la definizione con il Napoli di Ancelotti.

Perché è il Napoli di Ancelotti. Si può dire. Sa giocare e sa ragionare. Pensa, capisce il momento. Una sorta di uomo Rockford, pubblicità degli anni 80, applicata al calcio. E sa anche soffrire, come tutti gli uomini (intesi come genere umano, nessuna polemica di genere) sanno. Come nel primo tempo e nel finale. Consapevole che dal cilindro il Psg potrebbe sempre estrarre il coniglio. Che però stavolta resta nel cappello.

Il Napoli è primo nel girone a 6 punti a pari punti col Liverpool che perde a Belgrado (ma la Stella Rossa non erano dei scappati di casa?), il Psg è a 5 e la Stella Rossa a 4. Il Napoli soffre nel primo tempo, va sotto (anche meritatamente). Poi,  quando è sotto, osa. Rischia anche il contropiede. Gioca un inizio ripresa da assalto a Fort Apache. Poi, dopo il pari, sa tenere il match. Tutta la squadra è da applaudire. Allan e Callejon meritano una statua. Anche Mertens che dà tutto sul campo, sfiora più volte il gol ed esce dolorante per un problema alla spalla. Si infortuna in un recupero difensivo. È una delle tante istantanee della partita.

Il quarto d’ora della ripresa, Buffon protagonista

Non possiamo non partire dal secondo tempo. Dai primi 17 minuti. C’è da segnare e il Napoli lo sa. Siamo sotto di un gol. E nei primi 15 minuti il Napoli potrebbe segnarne quattro. Buffon diventa protagonista della serata e alla fine sarà il migliore dei suoi. Devia in angolo da campione una girata bassa al volo di Mertens su passaggio di Maksimovic. Poi toglie dalla porta un pallonetto in area dello stesso Dries. La squadra di Ancelotti è costretta a rischiare in difesa, resta pericolosamente due contro due con Mbappé e Neymar ma lassù qualcuno evidentemente ci ama.

È sempre Napoli. Allan – mostruoso – ruba palla a Neymar e avvia azione di contropiede, Mertens serve una palla d’oro a Callejon che calcia a colpo sicuro ma stavolta è Thiago Silva a deviare un pallone su cui nemmeno Buffon avrebbe potuto nulla. Altri tre minuti e ancora Mertens serve un cross basso in area che è solo da spingere in rete, ma Fabian Ruiz calcia debolmente e centrale: Buffon diventa un supereoe. Fino al 61esimo però. Anche i grandi sbagliano. Thiago Silva non controlla un agevole pallone, Callejon si avventa in area e Buffon può solo stenderlo. Insigne va dal dischetto ed è più forte di tutto: della paura, di Buffon e dei laser. Uno a uno. Un po’ di sofferenza finale, un rigore reclamato dal Psg (che – temiamo – c’era) per fallo sciocco di Maksimovic su Bernat. E Mbappé che sbaglia un gol.

Il primo tempo

È un’altra partita rispetto all’andata. Lo si capisce subito. Tuchel stavolta disegna un Psg molto equilibrato. È lui a sorprendere Ancelotti che schiera la formazione prevista. Il Psg lascia in panchina Cavani e Rabiot. È difficile parlare di 3-4-3. È a tre la linea difensiva. E Mbapé è il vertice dell’attacco. L’altra peculiarità sono Meunier e Bernat molto larghi e molto alti soprattutto Meunier. Tuchel individua il lato debole quello sinistro del Napoli. È qui che l’avanzato Meunier crea spazi dove può inserire Di Maria e talvolta anche Mbappé che svaria lungo tutto il fronte d’attacco. Neymar e Di Maria arretrano per creare spazio e far partire il gioco. E Mbappé e Di Maria sono anche molto bravi ad accorciare quelle rare volte in cui il Napoli imposta un’azione offensiva.

È un primo tempo a senso unico. E anche se probabilmente arriva oltre il 46esimo, il gol è meritato per quel che si è visto in campo. Ed è un gol che premia il disegno tattico di Tuchel. Palla per Mbappé, stavolta sulla sinistra del Psg, buco in mezzo dove arriva Bernat che in area segna.

Nel primo tempo il Napoli non sferra un tiro nello specchio della porta di Buffon. Soffre la disposizione di Tuchel, il Psg è bravo a chiudere in mezzo con Verratti e Draxler, i due esterni sono sempre pronti a rientrare. Il Napoli, di fatto, si rende pericoloso soltanto al 44esimo con una girata di Insigne in area. Fabian Ruiz e Hamsik girano a vuoto, Allan rincorre e talvolta morde.

I tifosi del Psg cantano, praticamente soltanto loro. Il San Paolo si scalda al 28esimo per una scivolata di Koulibaly che recupera il pallone su Mbappé; il francese, colpito nell’orgoglio, tira giù il senegalese in ripartenza e viene ammonito. Nel recupero il gol.

Poi l’inizio ripresa da raccontare. C’è ancora da raccontare il finale di sofferenza. Il valzer delle sostituzioni, entra anche Cavani. Quando esce Mertens, entra Ounas che è bravo a difendere un paio di palloni e a conquistare un paio di punizioni. È il Napoli in formato Rockford. Finisce 1-1.

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