Il modello del calcio belga: libertà ai bambini, si gioca come in strada e «vincere non conta»

Come sono nati i grandi talenti del calcio belga, da Mertens a De Bruyne: partite uno contro uno col portiere, e niente classifiche fino all’Under 14.

Il modello del calcio belga: libertà ai bambini, si gioca come in strada e «vincere non conta»

L’articolo della Gazzetta

Grandi talenti, competitività ad alti livelli, risultati. In quest’ordine, il Belgio è tornato alla ribalta del calcio mondiale, fino al bronzo conquistato in Russia. Ogg, la nazionale fiamminga occupa il primo posto nel Ranking Fifa. Un modello da comprendere, magari da cui prendere spunto, che viene raccontato oggi dalla Gazzetta dello Sport.

Uno dei punti più importanti riguarda la gestione dei giovani, messi in primo piano più della squadra o dell’allenatore. Leggiamo: «Con i più piccoli bisogna fare ciò che piace a loro, capirne le caratteristiche e adattare il contesto. Da qui, il principio successivo: “I bambini vogliono giocare a modo loro, non come adulti – ha spiegato Kris Van der Haegen, direttore del settore tecnico della federcalcio belga – Gli si chiede di giocare 11 contro 11, ma non ne sono capaci“. Quindi vengono predisposte tante partitine uno contro uno e con il portiere. Come in strada. Con campi vicini. Due tempi di tre minuti: chi vince va a destra, chi perde a sinistra. Così prima o poi tutti trovano avversari del proprio livello e si divertono ancora di più. Partite a 11 solo dall’Under 14».

«Vincere non conta»

L’altro principio fondamentale riguarda la libertà concessa al calciatore. «L’allenatore osserva e guida, ma non dice mai “fai questo”. Così si coltivano calciatori creativi. Sempre contro degli avversari, mai nei “famigerati” 11 contro 0. Perché il calcio è uno sport in cui vanno prese decisioni, e il giovane calciatore deve imparare a prendere in autonomia quelle decisioni».

Non ci sono classifiche, fino all’Under 14. Secondo il principio che «vincere non conta». In questo modo, si legge, «senza l’assillo del risultato, giocano tutti, anche perché in Belgio (ma anche in Italia) tutti i giocatori di una squadra devono entrare in campo».

Un esempio pratico sulla gestione “libera” dei calciatori: «C’è chi sviluppa tardi il proprio talento, che però non viene lasciato indietro:  Lukaku a 12 anni era un bestione coi piedi quadrati, De Bruyne è entrato nelle nazionali giovanili solo a partire dall’Under 18. Quindi se
necessario, spostare i meno dotati con quelli di un anno più piccoli, in un contesto meno impegnativo, dove magari il loro talento può uscire».

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