Contro Mbappé, Koulibaly si è avvicinato alla perfezione

La scivolata che ferma il fenomeno francese in campo aperto, ma anche un intervento decisivo “di concetto”, e l’intervista postpartita con Capello.

Contro Mbappé, Koulibaly si è avvicinato alla perfezione

Una serata fatta di momenti perfetti

Parlare oggi di Kalidou Koulibaly, della splendida prestazione disegnata contro il Psg, è molto molto facile. Se non addirittura scontato. Noi abbiamo deciso di farlo partendo dalla bellissima scivolata su Mbappé, non contraendo tutto il discorso su quella (bellissima) giocata difensiva. Come dire: vediamola, togliamoci subito il dente, insieme al dente togliamo il cappello ad applaudiamo. Poi dopo continuiamo a parlare, di questo e di altro:

Il punto fondamentale di questo intervento va ricercato oltre la perfezione del tempismo e dello stile. Semplicemente, è che Koulibaly ha fermato così uno dei migliori giocatori del mondo. Anzi, vogliamo dire la nostra: in questo momento, non c’è un calciatore forte in campo aperto come Kylian Mbappé. Perché fare questa scivolata su Caputo, Joao Pedro, Belotti, Perisic, anche Ronaldo (andiamo in crescendo), è una cosa; farla su un giocatore con la velocità e la frequenza di corsa di Mbappé vuol dire essere cresciuti tanto. Nel coraggio, nella capacità di lettura del gioco, di controllo del proprio corpo rispetto a quello che fanno gli avversari con il pallone. Secondo la scienza, si chiama intelligenza cinestesica. Ecco, il primo momento perfetto di Kalidou Koulibaly nel match casalingo contro il Psg è imbevuto, ammantato, pregno di intelligenza cinestesica.

Il concetto di crescita

Come detto, però, bisogna andare oltre. Metaforicamente, ma anche letteralmente. Tipo all’intervista di Sky nel postpartita, che è successa una cosa che ci pare interessante. In pratica, Fabio Capello fa una domanda (che in realtà è un monologo che non ammette risposta) a Koulibaly, e gli racconta del suo miglioramento. Gli dice che è cambiato qualcosa rispetto alle grandi sfide giocate in passato, si pensi ad esempio alla notte di Madrid, in cui il francosenegalese fu scherzato da Ronaldo. Da allora sono cambiate un po’ di cose, è cambiato il Napoli, è cambiato Koulibaly. Kalidou lo sa, ne parla col sorriso, accetta il fatto che Fabio Capello – tra l’altro uno che ha una discreta sensibilità su temi calcistici – ci abbia preso, con il suo discorso. Sotto vediamo il pezzo di questa intervista, che ci pare significativo. Ancora più sotto, una testimonianza di Real Madrid-Napoli in formato Gif. È passato un anno e mezzo, o poco più. Sembra passata una vita. È passata una vita.

Trova le differenze

Forse, non c’è modo migliore per raccontare della crescita di un calciatore, se non mostrando la differenza tra il prima e il dopo. Il sorriso di Koulibaly durante la chiacchierata (l’ascolto) con Capello fa capire che sì, magari don Fabio ha ragione e qualcosa è migliorato, da allora. Perché tra Ronaldo e Mbappé non c’è questa grande differenza, anzi magari il giovane Kylian è ancora più difficile da affrontare in campo aperto. Ora, però, Mbappé-in-campo-aperto non passa. A febbraio 2017, invece, Ronaldo nello stretto mandava Kalidou col culo per terra. Oggi, forse, non andrebbe così. Merito di un processo graduale, iniziato con l’inserimento di Benitez, miglioratosi molto nel sistema di Sarri (che lo stesso Koulibaly ha detto di apprezzare molto) e che ora si sta perfezionando con il nuovo allenatore.

È una successione perfetta: un tipo di gioco per iniziare, un altro per imporsi e un terzo per affermarsi definitivamente. Se Sarri ha dato a Koulibaly gli strumenti per capire/governare un sistema strutturato e meccanizzato, ora Ancelotti sta esaltando il doppio talento di Kalidou, tattico e individuale. Perché se Mbappé è solo uno contro uno contro Kalidou vuol dire che è capitato, certo, ma potrebbe anche voler dire che il (nuovo) Napoli è pensato e costruito per accettare certe situazioni. Che tanto ci pensa Koulibaly, le risolve e si riparte. Tanto che poi Mbappé è talmente frustrato da costringersi a un fallo da ammonizione, sulla ripartenza. Un cartellino giallo, a questi livelli, fa la differenza. E Koulibaly ne ha provocato uno, pur indirettamente.

Affrontare i migliori

Il punto è che si migliora col tempo, nel tempo, affrontando i migliori. Ce ne siamo accorti già in occasione di Napoli-Liverpool, un’altra serata importante nella storia recente di Kalidou. Non sfugga che, prima di Ancelotti, Kalidou abbia partecipato al primo Mondiale della sua vita. Da protagonista, con una squadra eliminata al primo turno ma che non ha giocato da comprimaria. Anzi, che è scesa in campo solo tre volte e ci è dispiaciuto, avremmo voluto vederla di più. Ecco, a cinque mesi da quei giorni in Russia, Koulibaly è un difensore diverso, forse ancor più consapevole della sua forza. Delle sue qualità, delle sue letture. Della sua completezza.

Sì, perché c’è un altro momento che riassume il discorso, lo mette insieme, lo completa. È un’altra giocata da difensore, solo che è un momento più tattico, di lettura spaziale, di interpretazione del ruolo. Un cross dalla destra di Meunier, Mbappé si muove benissimo al centro dell’area, tra Koulibaly e Albiol. Solo che Kalidou fa un allungo e devia il pallone in calcio d’angolo, un intervento decisivo perché Mbappé ha praticamente fatto gol. Da sentire (e risentire) la telecronaca di Lele Adani, che oltre ad essere uno dei migliori commentatori televisivi è stato anche un difensore centrale. Un difensore centrale molto più scarso di Koulibaly.

Molto spesso si tende a pensare che i difensori “alla Koulibaly” tendano a cercare di imporre soprattutto il proprio fisico, quasi che la componente tattica del ruolo di difensore centrale passi in secondo piano. Invece, qui Kalidou ragiona da calciatore completo, non da difensore e basta. Capisce cosa deve fare in relazione all’avversario, ma anche alla propria posizione, è qualcosa di più dell’intelligenza cinestesica, questa è comprensione del gioco. Adani dice che Koulibaly non guarda l’uomo, ed è vero: Kalidou copre una zona, come da dettami del calcio moderno, di un sistema di marcatura che (a volte) non marca, perché orientato sul pallone.

Il top player

Nelle parole di Capello, c’è la percezione di un calciatore molto molto forte. Ed oggi un difensore che aspira a questo titolo non può prescindere da questi aspetti del gioco. Abbiamo vissuto gli ultimi anni nella concezione, forse fondata, che la forza difensiva del Napoli sia da distribuire tra il magistero di Albiol e la forza straripante di Koulibaly. Ecco, questi pochi secondi ci restituiscono un’immagine diversa, di Kalidou difensore totale e totalizzante, perfetto anche in certi momenti della partita. C’è qualcosa che va al di là della scivolata su Mbappé, qualcosa che è cresciuto negli ultimi anni e che Capello ha centrato in pieno.

Koulibaly è diventato un top player assoluto, da qualsiasi punto di vista lo si guardi. Per questo, proprio per questo, il rinnovo di contratto firmato con il Napoli qualche settimana fa è un assoluto colpo di mercato. Real Madrid, Barcellona, Psg, Manchester City: non ci sono più confini, Koulibaly ha la forza difensiva, tattica ed anche tecnica (ricordiamo l’assist a Insigne contro l’Empoli, please) per poter eccellere dovunque, in qualsiasi tipo di contesto tattico. Con qualsiasi compito o attribuzione. È il modello-Napoli che si afferma, anzi che va oltre sé stesso. Perché Koulibaly gioca ancora con la maglia azzurra addosso. E questo è un grande lusso, nel calcio di oggi – ma solo per chi vuole capirlo davvero.

 

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