Ilaria D’Amico, le lacrime piacciono anche a Torino e a Cardiff

“Pianga Ancelotti, a Napoli le lacrime piacciono”. La solita frase che sottintende l’universo di luoghi comuni (e altro). Ma noi abbiamo buona memoria

Ilaria D’Amico, le lacrime piacciono anche a Torino e a Cardiff
Le lacrime di Ilaria D’Amico a Cardiff

I complimenti di Capello

Carlo Ancelotti non moltiplica i pani e i pesci, ma compie ugualmente prodigi. Come quello di incassare i complimenti di Fabio Capello a Sky che definisce un miracolo il suo lavoro a Napoli: «Sei riuscito a rivoluzionare una squadra che giocava in una certa maniera, sei riuscito a convincere i giocatori e questa è stata la difficoltà come tu stesso hai provato con il Bayern dove non giocavano in una certa maniera e non volevano adeguarsi a un gioco diverso, ecco secondo me hai compiuto un vero miracolo». Poi, don Fabio la stilettata gliel’ha data – è pur sempre don Fabio – e quando Ancelotti ha parlato di emozioni, lo ha interrotto: «Ora però non piangere».

La solita simpatia di donna Ilaria

È a questo punto che è entrata in scena Ilaria d’Amico con la simpatia che la contraddistingue: «Ma no, Carlo, pianga, pianga pure che a Napoli le lacrime piacciono». Per poi aggiungere: «Anche a noi piacciono, noi siamo napoletani dentro». Evitiamo di approfondire questa frase. Come se si piangesse solo a Napoli. Il richiamo è automatico, va a Mario Merola e alla solita minestra. E lo diciamo noi napolisti non propriamente amati (eufemismo) nella nostra città, che rifuggiamo gli stereotipi, che esultiamo alle parole di Sconcerti, che consideriamo De Laurentiis un grande presidente, che restiamo sconcertati da cinque rettori che aderiscono a un convegno sulla regolarità del campionato. Che ogni volta ci sorprendiamo quando ascoltiamo domande su pizza e mozzarella, perché a Milano non abbiamo mai sentito chiedere ad Ancelotti quanto gli piacesse l’ossobuco o la cotoletta.

Anche noi siamo napoletani dentro, a modo nostro. E, soprattutto, abbiamo buona memoria. E di lacrime ne ricordiamo tante. Anche lontano da Napoli. Persino nella famiglia D’Amico. Ci fu un periodo in cui Buffon piangeva alla mattina, piangeva al pomeriggio, sssempre per dirla alla Totò. Dalle sconfitte con la Juventus a quelle con la Nazionale, potremmo riempire un album. E ricordiamo le sue, signora Ilaria d’Amico, una sera di Cardiff. Una lacrima sul viso.

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