ilNapolista

Addio seconda punta, Insigne è il sottopunta del Napoli

Una rifelssione su Insigne, ma anche sugli altri giocatori del Napoli che possono interpretare questo nuovo ruolo, questa definizione moderna dell’attaccante.

Addio seconda punta, Insigne è il sottopunta del Napoli

Le “nuove” due punte

Il 4-4-2 elastico di Carlo Ancelotti ha portato a un cambiamento tattico sostanziale per il Napoli. La squadra azzurra è stata trasformata rispetto all’ultimo triennio, non tanto per i principi di base o il modo di giocare il pallone quanto per la diversa occupazione degli spazi di gioco. In fase difensiva, ci sono quattro elementi a garantire copertura; per quella offensiva, altri quattro occupano il campo in ampiezza e poi da lì costruiscono le combinazioni tra loro e con i terzini in supporto.

In avanti, agiscono due attaccanti. La coppia ha diverse versioni, entrambe “moderne”: prima punta-sottopunta, oppure due calciatori in grado di alternarsi in questi due slot. La prima punta classicamente detta è Arek Milik che a suo modo interpreta il ruolo in maniera particolare. Piuttosto che cercare la profondità, il polacco ama muoversi a pendolo per legare la squadra, preferisce toccare il pallone e partecipare al gioco. Per dirla semplice: è più Higuain che Icardi o Immobile, è il cosiddetto attaccante associativo.

Il ruolo su cui vogliamo concentrare la nostra riflessione è quello del sottopunta, ovvero il nuovo tecnicismo dialettico utilizzato per indicare la seconda punta che fu. E che oggi non è più, o almeno non con la storica definizione. Nel Napoli, questo ruolo è appannaggio di Lorenzo Insigne, o anche di Mertens quando Dries e Lorenzo giocano insieme. Anche Ounas e Verdi hanno occupato questo slot, in un tempo ormai lontano (Napoli-Milan, seconda giornata) Zielinski si mosse da trequartista centrale nel 4-2-3-1, una collocazione vicina ma non troppo a quella attuale di Insigne e/o Mertens.

Regista offensivo

Anzi, proprio quest’ultimo passaggio ci invita a riflettere sulle attribuzioni di questo sottopunta. È giusto identificarlo come un regista offensivo, come un trait d’union tra il doble pivote a centrocampo e gli uomini offensivi. Nel caso di Insigne, soprattutto quando gioca Lorenzo, è una condizione percettibile. Come spiegato anche nella nostra Guida al Napoli di Ancelotti, è un modo per conservare l’identità offensiva su cui la squadra ha lavorato negli ultimi tre anni: «Lorenzo è impostato come attaccante ma continua a giocare con la squadra, a legare centrocampo e attacco, così da non eliminare completamente l’idea del gioco di posizione tra le linee (come vediamo nello screen sotto)».

Napoli-Parma, In fase di gioco offensivo statico, la squadra si muove con una sorta di 2-2-5-1. Entrambi i terzini sono alti, mentre Fabian Ruiz e Zielinski occupano lo spazio tra i centrali e gli esterni della difesa di D’Aversa. Nel frame sopra, abbiamo evidenziato la posizione di Fabian Ruiz e Insigne. Lo spagnolo (rettangolo azzurro) è un esterno solo nominale, crea superiorità posizionale sul centrodestra e libera la fascia per Malcuit; Insigne (cerchio bianco) si muove da trequartista, sulla stessa linea di Fabian.

In questo frame, c’è tutto. Nella partita contro il Parma, Insigne ha giocato da sottopunta accanto a Milik che rimaneva “isolato” in avanti nei momenti di costruzione per poi iniziare a triangolare con lo stesso Insigne o con gli esterni quando il pallone raggiungeva la sua zona. Insigne, nel frattempo, si muove. Fa per muoversi, per creare superiorità numerica in diverse zone del campo (soprattutto sulla fascia sinistra, la sua comfort zone storica).

Contro i ducali, la squadra di Ancelotti ha esasperato l’idea del gioco di posizione, con due laterali associativi (Fabian Ruiz e Zielinski) che venivano a giocare nei mezzi spazi, una situazione estrema perché a destra, di solito, gioca Callejon. Un esterno più elementare in questo fondamentale, bravo ad alternare ampiezza e supporto centrale – ma più portato ad allargarsi.

I duetti Insigne-Mertens

L’opzione più efficace, finora, è stata quella del quartetto offensivo Callejon-Insigne-Mertens-Fabian Ruiz. Ovvero, un esterno classico a destra, un giocatore molto associativo sull’altra fascia e due attaccanti affini per approccio al gioco, seppur con caratteristiche fisiche e tecniche differenti. Con questo schieramento, il Napoli è imprevedibile negli scambi di posizione tra i due attaccanti, ha due calciatori in grado di muoversi come Insigne fa nel frame precedente, e alimenta anche la sua tendenza a giocare sul lato forte, a sinistra come negli anni scorsi.

Non a caso, l’esterno associativo gioca proprio da quella parte, ovvero ove Mertens e Insigne stazionano di più per pura vocazione tattica. Il fatto che Fabian Ruiz sia mancino non è secondario: il Napoli di Ancelotti cerca di variare continuamente il modo di attaccare, alterna la ricerca della superiorità numerica sulle fasce a quella posizionale dietro le linee avversarie. E allora serve un calciatore bravo a dare ampiezza sulla sinistra, anche se non è un esterno classico.

Da sinistra: le heatmap di Insigne e Mertens riferite al match in casa del Psg

Verdi, Ounas e Younes

Con questo schieramento, Ancelotti ha allargato la rosa degli attaccanti. Il turn over del Napoli in avanti è di tipo verticale ed orizzontale, nel senso che molti elementi possono occupare più slot. Contro il Sassuolo, per esempio, Mertens è stato affiancato da Verdi, Ounas e Zielinski. Ovvero, due uomini in grado di giocare in tutti i ruoli offensivi più un mezzo esterno associativo, schierato a destra. Perché stavolta a destra? Perché a sinistra si sono alternati Ounas e Verdi, sul piede forte (vedi sopra). E perché il terzino destro titolare era Malcuit, e allora aveva bisogno di spazio per andare, un’idea assecondata perfettamente dalla tendenza di Zielinski a venire dentro il campo.

Tutto è collegato, tutto nasce da un’idea. Contro il Chievo, per esempio, le assenza di Verdi e Younes sono pesanti. Ancelotti sarà “costretto” a schierare Ounas, se ha intenzione di fare turn over in vista della Champions. Altrimenti, ci sarebbe stato spazio per Verdi, quasi sicuramente. Qualcuno aveva scommesso addirittura su Younes, un altro giocatore in grado di giocare a destra, a sinistra e come sottopunta.

Ora ci sembra (più) chiaro cosa sia il sottopunta, cosa rappresenti per il Napoli. È un calciatore che sa essere associativo, che può fare da regista offensivo, con approccio tecnico (Insigne, Fabian Ruiz schierato in quello slot nel finale di partita a Genova) o più elettrico (Mertens, Ounas) e balistico (Verdi). È l’evoluzione moderna della seconda punta, perché insieme alla capacità di creare occasioni tende anche ad entrare in area, ad esplorare corridoi verticali.

Un gol in verticale

Ancelotti ha sicuramente notato tutti questi particolari quando ha pianificato il suo cambio di modulo. La sovrabbondanza offensiva del Napoli, tranne nel ruolo di prima punta classica, ha consigliato un approccio più elastico, per cui la coppia d’attacco aumenta la divisione degli spazi in area di rigore ma anche il modo di esplorare i corridoi alle spalle della difesa avversaria, in fase di attacco posizionale. Nel Napoli ci sono cinque calciatori che possono interpretare questo ruolo, e nel frattempo il doble pivote aiuta la difesa – soprattutto in fase di transizione. Era una scelta inevitabile, l’hanno suggerita l’organico e la voglia di cambiare qualcosa da parte del tecnico. I riscontri dati da Insigne (soprattutto), dalla sua intesa con Mertens e dai sostituti (Ounas e Verdi sono andati entrambi in gol quando schierati da attaccante o da esterno che scambia la posizione col sottopunta) spiegano che la strada intrapresa è quella giusta. E siamo solo all’inizio.

ilnapolista © riproduzione riservata