Fragile amico Napoli, sei caduto nella trappola

Falli da dietro – Le immagini di Juventus-Napoli: Koulibaly che ferma Ronaldo, Matthew McConaughey di Livorno e l’inciviltà dello Stadium.

Fragile amico Napoli, sei caduto nella trappola

Falli da dietro – Commento alla settima giornata del campionato di calcio 2018/2019

Evaporato in un cartellino rosso, più che in una nuvola.

Così citiamo Faber e il ruggir di rabbia si placa.

Da toccare i nervi il fallo di Chiellini.

La testata provocatoria di Bonucci.

Le proteste imperiose che costringono l’arbitro al rosso.

Ma loro giocano così.

Neutralizzare l’uomo in più se vuoi batterli.

Fragile amico Napoli. Che non sa fare i falli e cade nella trappola.

Ma alla fine il Matthew McConaughey di Livorno (guarda un po’, concittadino di Acciughina) non è determinante.

Non c’entra niente lui con la scomparsa di Mareshark e del Pibe di Fratta.

Con la pochezza degli esterni e con le distrazioni dell’Imperatore Nero.

Non c’entra niente lui con la luna che si mangia Lazarillo.

E con le cazzate dello scombiccherato Barilotto lusitano.

Ma era una partita pareggiabile, nonostante la superiorità ergastolana.

Koulibaly, Ronaldo e lo Stadium

L’immagine più bella.

Sulla destra il Nipote di Pessoa affronta l’Imperatore Nero.
Il Toy Boy si scalmana in una serie stucchevole di doppi passi, fintarelle e amenità da spiaggia.

Impassibile, l’Imperatore aspetta.

Il momento giusto arriva.
E lui calmo, cedendo impercettibilmente a un moto d’uggia, in un sol gesto con la punta del piede allontana il pallone, ponendo fine all’inutile sceneggiata.

Viene immediatamente in mente una delle scene madri di Indiana Jones.

Indy affronta uno spadaccino vestito di nero.

È un duello all’ultimo sangue.

Lo spadaccino minaccioso e terribile si esibisce in una magistrale evoluzione con la spada.

La fa roteare da una mano all’altra, la libra in alto, l’afferra, la fa rimbalzare dietro la schiena, la riafferra con grande perizia.

Harrison Ford annoiato e – pare – afflitto da una dissenteria tanto spietata da non consentirgli pause inutili, con un sol gesto tira fuori la pistola e lo stende.

L’immagine più brutta.

I cori e la ostile atmosfera allo Stadium.

Il silenzio di Acciughina e della Società.

La quale intanto si sbarazza di Giuseppe Marotta .
Divergenze di vedute.

Derby del Cupolone

I Sangue-oro giocano la migliore partita della stagione e scacciano la crisi.

La svolta si chiama Lorenzo Pellegrini ventiduenne enfant du pais.
Prende il posto del Flaco e dopo pochi minuti ne imita il gesto più regale.
Ma non si limita alla finezza. Pressa, rincorre, si butta negli spazi.
C’è il sole all’Olimpico, ma la stella di Lorenzo splende.

Impresa Kolarov.

Riesce a segnare nel Derby con le maglie di entrambe le squadre ed eguaglia il record di Arne Selmosson, il mitico “Raggio di luna”.

L’attaccante svedese che fece letteralmente impazzire le signore romane degli anni cinquanta.
Tanto che Garinei e Giovannini gli dedicarono addirittura una fortunata commedia musicale.

Intanto godiamoci il fenomeno Krzysztof Piatek .

Non si ferma più. Doppietta anche allo Stirpe.
In tutto 8 reti in 6 turni, come nessuno mai nella storia del Genoa.

Gli arbitri e il Var

Niente. Gli arbitri non ce la fanno proprio a digerire il Var.

Scintille al Franchi per l’ennesima polemica per la clamorosa sceneggiata di Federico. Sarà squalificato.

Ma gli orrori arbitrali non finiscono qui.

Al Bologna non è stato concesso un rigore parso netto a tutti, dopo un contatto tra Larsen ed Ekong.

Con l’aggravante che Manganelli rifiuta l’invito di Orsato, addetto al Var , a rivedere l’episodio.

Stesso discorso nel posticipo serale a Reggio che ha visto il dilagare dei rossoneri, pur anche privi del Gordo Gano.

Giacomelli ignora il presunto fallo da rigore di Biglia su Di Francesco.

E non gli va di riguardare le immagini televisive.

Chi era proprio nemico giurato del Var era Luigi Agnolin.

L’ex arbitro morto l’altro giorno, che vedeva nel nuovo marchingegno una minaccia alla dittatura delle giacchiette nere.

Celebre un suo litigio con Bettega.
Che all’epoca non aveva ancora le chiavi dello spogliatoio.

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