Genova: le indagini si spostano sulle responsabilità dello Stato

In una lettera del 28 febbraio, Autostrade scriveva alla Direzione generale per la vigilanza sulle concessioni autostradali del Ministero: occorre sveltire l’iter; gli stralli sono fondamentali per la statica del ponte

Genova: le indagini si spostano sulle responsabilità dello Stato

Non più solo Autostrade nel mirino degli investigatori: l’indagine si sposta sulle responsabilità dello Stato.

I finanzieri sequestrano nuovi documenti

Ieri i finanzieri hanno sequestrato documenti, computer e telefonini all’interno delle direzioni del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, della Spea engineering, la società di progettazione di Autostrade che si è occupata dell’intervento di retrofitting strutturale che avrebbe dovuto mettere in sicurezza gli stralli del ponte Morandi e del Provveditorato genovese.

Anche se formalmente non ci sono ancora indagati, i magistrati puntano l’attenzione sulla responsabilità di tecnici e manager che conoscevano i rischi presentati dal viadotto Polcevera ma non hanno fatto nulla per evitare il crollo.

I documenti sequestrati vanno a ritroso fino al 2012, data del passaggio delle competenze da Anas al ministero.

Presso la Spea engineering sarebbero stati sequestrati studi, relazioni e documenti del cda presieduto dall’ex ministro dei Lavori pubblici del primo governo Prodi, Paolo Costa e – lo scrive il Corriere – sette computer e le copie forensi dei telefonini di altrettanti responsabili della società tra i quali l’ad Antonino Galatà e il direttore tecnico Massimiliano Giacobbi.

I sequestri al Ministero

Al ministero, invece, gli investigatori hanno invece puntato alla Direzione generale per la vigilanza sulle concessioni autostradali diretta da Vincenzo Cinelli: i finanzieri hanno acquisito gli hard disk di pc e cellulare del manager firmatario del definitivo via libera al progetto migliorativo degli stralli del viadotto (l’11 giugno scorso). Stesso provvedimento per l’ingegnere Bruno Santoro (a capo della prima divisione, vigilanza tecnica operativa) e per Giovanni Proietti (quarta divisione, analisi degli investimenti). Le Fiamme gialle hanno prelevato gli organigrammi, i server di posta elettronica e le carte relative ai problemi del ponte Morandi e al progetto di manutenzione in sei delle otto divisioni della direzione di vigilanza.

I finanzieri sono anche tornati negli uffici del Provveditorato, sequestrando le memorie di hard disk e telefonino di Roberto Ferrazza e altri tre dirigenti che hanno dato a suo tempo il via libera ai lavori che avrebbero dovuto interessare il pilone 9 crollato il 14 agosto. Secondo Cesare Giuzzi, del Corriere, un funzionario del Provveditorato, sentito dagli inquirenti sul mancato allarme ha dichiarato: “Non avevamo le adeguate competenze”.

In una lettera di febbraio è inequivocabile l’allarme di Donferri

In particolare l’attenzione degli inquirenti si concentrerebbe su una lettera datata 28 febbraio (pubblicata da L’Espresso) spedita a Cinelli dal capo della manutenzione di Autostrade Michele Donferri Mitelli, con la quale si chiedeva di sveltire l’iter approvativo del progetto di retrofitting per incrementare la sicurezza del ponte.

Donferri, racconta il Corriere, parlava di “urgenza che riveste la conclusione dell’iter approvativo dell’intervento” e di “incremento di sicurezza necessario sul viadotto Polcevera”. Scriveva il dirigente di Autostrade: “Vi preghiamo di portare avanti l’iter autorizzativo quanto prima”.

Donferri concludeva la lettera scrivendo: “L’intervento proposto allunga la vita degli stralli, fondamentali per la statica del ponte”. Fondamentali per la statica. Scritto nero su bianco.

Oggi incontro in Regione sul futuro del Ponte

L’appuntamento istituzionale più importante di oggi è la riunione prevista per le 16.30 in Regione. A incontrarsi per discutere del futuro della ricostruzione del Ponte saranno il presidente Toti, commissario per l’emergenza, Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Atlantia e Autostrade e, secondo le indiscrezioni riportate dai giornali, anche esponenti di vertice di Fincantieri.

La ricostruzione

Oggi, infatti, Autostrade dovrebbe presentare la sua bozza progettuale sul futuro ponte “con alcune indicazioni chiare – scrive Mario De Fazio  su La Stampa – un nuovo viadotto in acciaio, senza stralli, con pochi piloni che riducano l’impatto ambientale sulle aree sottostanti e con tempi compatibili a quelli annunciati da subito: otto mesi, ma solo dal momento in cui l’area sarà libera e sgombra da ciò che resta del Morandi”. Un progetto che dovrebbe coniugare alta qualità architettonica ma anche elementi simbolici. Ed entrerebbe in scena, qui, Renzo Piano, che ha offerto alla città di Genova la sua disponibilità a progettare il futuro viadotto, come raccontato ieri nella nostra rassegna stampa.

Autostrade si sarebbe già dichiarata pronta ad incontrare l’architetto genovese, scrive La Stampa. Ma soprattutto è importante la disponibilità della società a “ragionare con Fincantieri per la ricostruzione”, scrive il quotidiano, perché rappresenta un tentativo per Autostrade di uscire dalle polemiche delle ultime settimane.

La demolizione

Due le possibilità (e le aziende esterne) che Autostrade starebbe prendendo in esame per la demolizione del ponte, secondo quanto scrive La Repubblica. stanno ancora valutando alcuni progetti di demolizione di ciò che rimane di Ponte Morandi. La prima è la Despe di Bergamo che propone la demolizione attraverso delle pinze idrauliche che, attraverso un’opera di indebolimento delle basi portanti, finirebbero per far crollare le strutture di Ponente e di Levante. L’altra ipotesi è l’utilizzo degli esplosivi, con l’emiliana Siag.

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