Ecolandia, Piscinola: un cartello avverte la cittadinanza che ad agosto il parco funzionerà solo di mattina

Salvatore Scarpato, dell’associazione L’Eco della Filanda scrive al Comune: ‘Siamo persone anche noi. Sindaco, fai la tua parte. I bambini ci guardano’

Ecolandia, Piscinola: un cartello avverte la cittadinanza che ad agosto il parco funzionerà solo di mattina

Esiste un parco, in via Cupa della Filanda, a Piscinola, nato quindici anni fa grazie all’interessamento di comuni cittadini. Non ha un nome ufficiale ma è da tutti conosciuto come Ecolandia.

Ogni giorno, una cinquantina di bambini accompagnati da mamme e nonne, vi si riversano per dare due calci ad un pallone, pattinare e giocare nelle giostrine che sono a loro disposizione. Si ritrovano qui per condividere uno spazio pulito, un pezzo del loro territorio, al sicuro, lontano dalla strada e dai suoi pericoli nell’ottica di valori sociali riconosciuti dalla gente del quartiere.

Il cartello annuncia la chiusura

Ebbene, un paio di giorni fa, all’ingresso del parco, gli abitanti di Piscinola si sono trovati di fronte ad un cartello che li informava che, a partire dal primo di agosto, Ecolandia rimarrà aperto solo dalle 7 alle 13,30 e che negli altri orari, la domenica ed il 15 agosto, sarà chiuso. I firmatari del cartello sono Romualdo Guarino, responsabile dei parchi e Ignazio Leone, dirigente Sat. Il motivo? Carenza di personale: almeno questo è stato risposto a chi chiedeva notizie.

Ecolandia Piscinola

Non occorre certo la zingara per capire che aprire un parco ad agosto nelle sole ore del mattino, con le temperature che ci sono, equivale a tenerlo chiuso. Del resto, negli ultimi mesi, il parco risultava affollato soprattutto dalle 17 in poi, quando, appunto, la temperatura consentiva ai più piccoli di uscire di casa e ritrovarsi in strada.

Il cartello è stato vissuto come un affronto al quartiere dalla sua comunità, soprattutto in virtù della storia di Ecolandia, che vi raccontiamo.

La storia di Ecolandia

Trent’anni fa, la società della Metropolitana di Napoli espropriò porzioni di territorio napoletano per la costruzione della metropolitana collinare. Tra questi, anche quello dove ora sorge il Parco. In un secondo momento, ritenuto non più utile, il pezzo di terra fu abbandonato, aggravando il degrado del territorio: a causa dell’incuria si moltiplicarono persino i topi, che giunsero fino alle abitazioni.

I residenti protestarono a gran voce costituendo un comitato per la difesa del territorio, che iniziò ad occuparsi della pulizia delle strade, dell’organizzazione dei servizi, dell’efficienza delle fogne e dell’illuminazione. Nacque un forte sentimento di vita sociale: tutti avvertivano la necessità di un luogo di aggregazione collettiva da frequentare in tranquillità e civiltà. Per averlo a disposizione, il comitato si trasformò in associazione nel 1998, con il nome “L’Eco della Filanda”.

L’Eco della Filanda

Per più di 10 anni, i suoi componenti, insieme ai cittadini del quartiere, hanno condotto una battaglia all’indifferenza, contrastando in ogni modo il degrado, con assemblee pubbliche e persino scioperi della fame, fino ad essere riconosciuti dal consiglio di quartiere e ad essere coinvolti nel Consiglio Comunale.

Il Parco divenne dei cittadini, trasformandosi in una realtà viva del quartiere, con un moto dal basso, come accade spesso nelle periferie: una piazza ad uso collettivo, un luogo di incontro, confronto civile e socialità. Anno dopo anno, Ecolandia ha reso possibile attrarre ragazzi e adolescenti spesso marginalizzati e borderline.

Fino all’altro ieri. Fino al primo agosto prossimo.

Parla Salvatore Scarpato

A vedere il cartello la gente del quartiere si è subito rivolta al presidente dell’associazione, Salvatore Scarpato che, dopo aver contattato telefonicamente alcuni esponenti della Municipalità, del Comune e della Regione, ha spedito alle istituzioni una lettera chiedendo a chi di dovere di tornare sui propri passi.

Questo il testo:

“Il Parco Eco della Filanda è della gente che lo vive e lo presiederà a qualsiasi costo se qualcuno tenterà di chiuderlo.
Noi di Eco della Filanda siamo stati e vogliamo essere con l’Istituzione e l’Amministrazione comunale, ed è perciò che non tollereremo che la mancanza di fondi o la burocrazia del personale incrini la corretta e giusta stima che abbiamo del Sindaco e che il Sindaco ha di noi.
Non è possibile che vengano colpite ancora e sempre le persone più deboli e disagiate: le persone che sono rimaste a Napoli, al caldo e nella sofferenza, perché non hanno altre possibilità.
Chiediamo al Sindaco di strada, al Sindaco che da sempre è stato vicino ai cittadini più disagiati, di venire insieme a noi a presidiare il Parco Eco della Filanda, uno dei Parchi della disgraziata periferia Nord a cui dici di essere così vicino.
Gigì, noi siamo persone, questo parco esiste perché siamo persone ed esisterà perché continueremo ad essere persone.
Sindaco fai la tua parte: i bambini ci guardano”.

A tutt’oggi, però, nulla si è mosso e, soprattutto, a parte promesse orali di intervento, nessuno dei destinatari della lettera ha risposto ufficialmente alla richiesta di aiuto.

“Combatto da anni per questo territorio ed ero riuscito ad ottenere, insieme alla gente del quartiere, che Cupa della Filanda non fosse abbandonata a discarica, che non fosse chiusa con una retina da pollaio, che la gente avesse un minimo di dignità, che potesse vivere il territorio senza topi, monnezza abbandonata e fili appesi – racconta Salvatore Scarpato – Dove c’era abbandono sono sorti piccoli orti privati, piccole aree a verde e questo luogo di aggregazione. Abbiamo ottenuto che un’area a discarica diventasse un giardino di infanzia. Il parco è frequentato soprattutto dalle 17 perché prima fa troppo caldo! Che significa aprire solo di mattina?”.

Ecolandia Piscinola

La municipalità dovrebbe conoscere meglio il suo territorio

Indignato e addolorato continua: “Nessuno ci ha avvisati ufficialmente, lo abbiamo scoperto vedendo il cartello, come se la gente non valesse nulla. Ho avvertito io il consiglio di circoscrizione, eppure questa è la loro camera da letto, il loro bagno, la loro cucina, il loro territorio, com’è possibile che nessuno sapesse?”.

La gente del quartiere promette resistenza. “Mercoledì ci chiuderemo dentro e non entrerà più nessuno se non gli abitanti del quartiere – dice Scarpato – Entreremo in autogestione. È come se chiudessero un pronto soccorso. Non accetto che non ci sia personale: venga il sindaco, ad aprire e chiudere, faccia il volontario come lo faccio io. Perché non si parla dei bambini a rischio di Scampia, di sindaco e assessorati di strada e poi si lascia un parco chiuso. Piuttosto, si dice ad un prete ‘fai pregare di meno e manda qualcuno ad aprire il parco’. Gesù Cristo avrà più bisogno di mani che fanno che di mani giunte che pregano, no?”.

La valenza sociale del parco

Scarpato rimarca la valenza sociale del parco: “Dopo 15 anni, se non ci sono atti di violenza e di vandalismo, mentre in tutti gli altri parchi sì, ci sarà un motivo? Invece lo chiudono per dire ‘violentatelo’, fatelo diventare oggetto di nessuno e non di tutti. Non è giusto”.

Interviene Franco Moxedano

Mentre scriviamo, solo Franco Moxedano, consigliere regionale, ha diramato una nota in cui afferma: “Auspico che ci sia un tempestivo intervento del Sindaco e del direttore generale per scongiurare la chiusura di questo spazio verde, dotato di attrezzature sportive per i bambini e i giovani del quartiere i quali, in questo particolare periodo dell’anno, con il caldo e la chiusura delle scuole, diventa per loro unico punto di riferimento ludico e di aggregazione. È encomiabile la disponibilità dei cittadini che volontariamente si sono offerti per custodire il parco con l’apertura e la chiusura nelle ore stabilite dal regolamento”.

Seguiremo la vicenda per tenervi aggiornati.

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