Il mercato del Napoli 1976, quando il club vendette Braglia per Chiarugi

Nell’estate del ritorno di Pesaola, alcune operazioni gestite in maniera particolare: Morini acquistato e poi ceduto, Guerrini subito disperso.

Il mercato del Napoli 1976, quando il club vendette Braglia per Chiarugi

Terza puntata – 1976/1977

Acquisti: Catellani, Chiarugi, Guerrini, Morini, Speggiorin, Vinazzani
Cessioni : Boccolini, Fiore, Punziano, Sperotto, Stanzione

Nemmeno il tempo di posare per la classica foto sull’album Panini. Uno il Napoli lo acquistò e lo rivendette dopo pochi giorni per avere Chiarugi, dell’altro si persero le tracce dopo qualche settimana dalla sua permanenza in città. Entrambi furono considerati dei giocatori in entrata ma la loro storia è quantomeno controversa, diremmo piuttosto insolita. Giorgio Morini, jolly di centrocampo, uomo di sostanza e di tecnica, era da tempo nel mirino del Napoli, la società gli faceva la corte da un po’ dopo gli ottimi campionati alla Roma e l’esordio in Nazionale.

Giorgio Morini

Gianfranco Guerrini, difensore eclettico, invece, era uno dei giovani più promettenti del campionato di Serie B ed aveva fatto buone cose al Brindisi, dove aveva già giocato con Boccolini e La Palma prima che questi ultimi due venissero acquistati dalla società partenopea.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’estate del 1976 fu, per certi versi, esplosiva, e la squadra sembrava non aver ancora assorbito le dimissioni di Luis Vinicio di due mesi prima. All’allenatore brasiliano erano saltati i nervi dopo la partita con la Sampdoria e aveva abbandonato un mese prima della conclusione del campionato lasciando l’onore della vittoria in Coppa Italia a Delfrati e Rivellino. Vinicio, nonostante la fuga, era ancora molto popolare e solo i risultati del nuovo tecnico potevano farlo scivolare nell’oblio. Cosa che, in realtà, non è mai successa anche a distanza di tempo.

Arrivò, così, Pesaola che sperava di essere rientrato in “famiglia”, nella città che lo aveva adottato ma al quale spettava un compito davvero arduo, far dimenticare il suo ex compagno di squadra, “O’ lione”. La campagna acquisti fu fatta, in verità, con un certo raziocinio e mirata a determinate sostituzioni anche in vista di una stagione che vedeva gli azzurri impegnati su più fronti.

Il mercato

Si presero Catellani, pagato ben 450 milioni al Verona, nel caso Vavassori non si fosse rimesso al meglio dopo il grave infortunio; Chiarugi, per mettere i cross sulla testa di Savoldi; Speggiorin (in prestito) per un’alternativa offensiva; e due giovani che avrebbero dovuto fungere da riserve, Vinazzani – già con l’Under 21, acquistato per 150 milioni dalla Massese in serie C e soffiato al Torino per rilevare Boccolini, destinato a legare il suo nome a sette anni in maglia azzurra – e Guerrini, il quale scappò subito e nessuno ha mai voluto rivelare la conclusione del caso.

Tra i partenti Braglia, un altro pezzo del Napoli di Vinicio che andava via, al Milan, assai deluso, usato come merce di scambio nell’affare Chiarugi; Sperotto e Boccolini, entrambi ceduti al Catanzaro. Via anche i giovani Fiore e Stanzione alla Paganese, per maturare, e Punziano al Bari per verificare le sue reali potenzialità.

Chi giocherà di più sarà Vinazzani ma anche Chiarugi. Il primo è messo in campo 25 volte e segna una rete mentre il secondo raggranella 21 presenze e mette la palla nel sacco 5 volte. Catellani e Speggiorin collezionano 19 presenze e danno un buon contributo alla causa azzurra. Il primo come valida alternativa in difesa, da classico stopper, quando Vavassori veniva impiegato col numero 3, mentre la punta veneta, con 4 reti in campionato e 3 in Coppa delle Coppe, si confermò rincalzo apprezzabile.

Ma torniamo al mistero dei due acquisti di Morini e Guerrini. Chiara è la vicenda del giocatore toscano, ex Roma, mai rivelata la conclusione di quella legata al difensore, nato a Iolanda di Savoia, proveniente dal Brindisi. Il primo fu acquistato prima che arrivasse Vinazzani e probabilmente era lui che doveva giocarsi il posto con “Ciccio” Esposito per la maglia numero 10, forse addirittura scalzarlo nelle gerarchie del nuovo mister. Infatti Juliano, Orlandini e Massa, come ala di raccordo, davano già le necessarie garanzie al centrocampo partenopeo e sembravano inamovibili.

Dopo qualche giorno dal suo acquisto arriva la richiesta del Milan. “Volete Chiarugi? Bene, dateci Braglia ma anche Morini che è già vostro e noi vi diamo anche 20 milioni”. Di fronte a questa richiesta la società tentenna ma alla fine cede per non scontentare Pesaola che si fidava dell’ala sinistra tutto estro e fantasia, necessario per far funzionare un orologio che non sempre era preciso come Savoldi. Lo scambio portò solo veleni. Iniziò Giorgio Braglia, giunto a Milano con un muso lungo così, con dichiarazioni al vetriolo: “Col tempo ve ne accorgerete, Chiarugi è tutto fumo e niente arrosto“. Purtroppo, per certi versi, ebbe ragione lui.

Coppia gol da sogni estivi

Davvero romanzata, invece, la vicenda del difensore, degna di un thriller senza soluzione. Il Napoli sborsa 110 milioni per la comproprietà e lo arruola tra le sue fila riponendo più di una speranza sul giovanotto di 23 anni. Il giocatore, lanciato da Gianni Di Marzio, è abile nel gioco sia di interdizione che di appoggio e quando arrivò l’annuncio dell’acquisto furono gli stessi tifosi brindisini ad esserne felici augurandogli di proseguire sulla strada tracciata da La Palma. Il mistero si infittisce quando Guerrini arriva a Napoli. Nessun sorriso, viso perennemente imbronciato, nelle prime foto al San Paolo sorridono tutti tranne lui.

Va bene, pensano tutti, sarà timido, sarà che per la prima volta si trova in una grande città, sarà la nostalgia di casa. “Sarà quel che sarà” dice la canzone, ma Guerrini si fa tutto il precampionato con gli azzurri. E va in panchina e non entra mai anche quando il Napoli gioca amichevoli contro team di terza categoria, la Massese, lo Spezia e il Viareggio. Niente, nemmeno un minuto, qualche scampolo di partita lo fa addirittura l’anziano Landini, ancora in organico, ma lui no.

Nella prima a Fuorigrotta contro il Nacional di Montevideo siede accanto a Pesaola, con la sua tuta azzurra, ma ovviamente non entra. Dopo quella gara il Napoli gioca altre amichevoli, poi va in Norvegia per il primo turno di Coppa delle Coppe contro il Bodoe Glimt; poi in Inghilterra, a Southampton, per l’andata della Coppa Anglo Italiana; infine inizia il campionato a Catanzaro. Di Guerrini, però, nessuna traccia, nemmeno nella lista dei convocati. Scappato, volatilizzatosi da Napoli senza dare alcuna spiegazione, torna a Brindisi in Serie C. È il suo ultimo campionato da giocatore, poi si ritira. A 24 anni. Da allora in poi il caso passò a “Chi l’ha visto?”.

La prima puntata: 1968, l’anno delle meteore
La seconda puntata: 1972, Zoff alla Juve e la svolta dei giovani
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  1. Domenico Spinella 28 giugno 2018, 10:04

    Aveva proprio ragione il mitico Braglia su Chiarugi, gran cascatore d’area, con relativi rigori procurati al Milan. A Napoli non ha lasciato ricordi indelebili.

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