Quei napoletani che difendono la città ma i profughi di Aquarius non lo vogliono

l commenti al tweet di de Magistris mostrano la realtà che fingiamo di non voler vedere. Siamo come gli italiani che vogliono lavarci col fuoco

Quei napoletani che difendono la città ma i profughi di Aquarius non lo vogliono

I commenti al tweet di de Magistris

“Noi siamo umani, con un cuore grande. Napoli è pronta, senza soldi, per salvare vite umane”. Mentre al largo una nave con 600 persone sopra aspetta di capire se i napoletani sono meglio degli italiani, o se de Magistris abbia fatto bene i conti dei “cuori grandi” di cui pensa di essere il sindaco, al netto di una crisi umanitaria che dimenticheremo dopodomani sarebbe il caso di aggiornare la demagogia al presente, alle sue generalizzazioni in costante e sballato bradisismo: i napoletani non esistono, e non esistono gli italiani.

Non esistono in quanto popolo, e chi di quel popolo si fa portavoce, usando un narcisistico brandello concettuale come una clava, lo fa a suo uso e consumo. Perché il tweet di de Magistris porta in dote a cascata uno stuolo di commenti che traduce in realtà ogni velleità populistica. Dicono, in tantissimi, che quelle “donne incinte, bambini, anziani, esseri umani” che “un Ministro senza cuore lascia morire in mare”, una buona parte di Napoli non la vuole.

Sono i napoletani che normalmente “difendono la città”. Convinti di difenderla in egual misura quando si indignano se “gli italiani” invocano il Vesuvio e la doccia col fuoco, e quando scendono alle barricate sulla tastiera a difesa dei porti e dei confini. Napoletani bene attenti a specificare una carta d’identità cittadina e non sia mai nazionale, salvo poi dirsi fieramente italiani, con tanto di bandierina tricolore nel profilo social, quando l’attualità gli impone il comune nemico: il profugo.

L’arringa difensiva corale puzza sempre uguale, in Brianza come in Costiera: “Aiutiamoli a casa loro”. Non se ne rendono conto che quelli sono “napoletani”, hanno la pelle nera e arrivano su una nave che li ha strappati dal loro Vesuvio, il mar Mediterraneo.

I profughi sono i napoletani, noi gli italiani razzisti

In questa sceneggiata in cui molti hanno finalmente l’agio di mostrare la loro vera faccia, i profughi sono i napoletani, e noi gli italiani razzisti che non possono nemmeno giocarsi la carta dello sfottò ironico protetti dalla prassi pallonara: no, orgogliosi fino al fondo del ridicolo della nostra natura liberata dal ruolo di vittima. “Loro”, “gli altri”, “i nemici”, una volta tanto non siamo noi. Ogni possibile passaggio logico muore dinanzi a questa palese negazione della coerenza, in un relativismo scomposto che manco è tutta ‘sta novità: si è sempre i terroni di qualcun altro, è un adagio talmente scontato che molti di quelli che pascolano sui social l’hanno rimosso. O, molto più prosaicamente, non gliene fotte proprio.

La pretesa superiorità morale

Ci meravigliamo, nel nome di una pretesa superiorità morale autocertificata, che anche a Napoli possano urlare a pieni polmoni “non li vogliamo”. Perché la cartolina è sempre stata più ampia della pizza e del mandolino, ha sempre proiettato sulla “gente” di Napoli un cuore d’oro fisiologico, una sacralità dell’accoglienza che c’è – è chiaro che c’è – ma c’è più o meno come ovunque. Solo che noi ce la siamo sempre raccontata meglio, la favoletta. Come se, appunto, il “popolo” qui non fosse un’astrazione un po’ puttana come altrove, ma una nobile realtà punto e basta. E invece oggi che c’è una nave al largo con 600 e passa profughi da salvare, e un governo che “finalmente promette quel che mantiene”, scopriamo che – toh! – pure Napoli è italia, e quel che questo governo ha promesso a noi ci sta benissimo.

“Occupatevi di pallone”

Alla politica del commento copincollato, con i giochi di parole che puzzano di carcassa lessicale, anche noi prestiamo consapevoli il fianco: una tirata del genere sul Napolista? “Ma scrivete di pallone che è meglio!”. È d’altra parte il destino fatale di chi si sente parte di una comunità – gli sportivi? I tifosi del Napoli? – e devia dal copione delle aspettative altrui. È la risposta classica che su Fb o Twitter si riversa sui profili di Anna Trieste, per esempio, nel suo caso colpevole due volte: tifosa del Napoli e pure femmina! Come osa sbarellare parlando di immigrazione e umanità? “Annare’… ma torna a scrivere di pallone che è meglio”.

Eppure non molliamo, ed enfaticamente continuiamo a sollecitare la “napoletanità” in quanto valore popolare, come una metaforica capata nel muro, nell’estremo tentativo di parlare una lingua comune con chi ci abita affianco. E rilanciamo: “Li aiutiamo pure se siamo senza soldi!”. Ove mai la cartolina di cui si parlava non fosse già stropicciata a dovere. Forse è arrivato il momento di lasciar perdere, di toglierci questo peso da verginelle sociali, aprire gli occhi, spegnere i social, e guardarci in faccia per quelli che siamo. Uno per uno. I napoletani e gli italiani non esistono, coincidono spesso, e chi se ne frega. Non parlano per noi, e quando lo fanno almeno un punto a nostro favore mettiamolo: parlate per voi, difendete le vostre città immaginarie e i confini che tanto vi tengono al caldo. Ma fatelo a nome vostro. Ché quella nave sta ancora al largo, e noi qui a sputarci addosso i nostri pretesi cuori d’oro.

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  1. Alfonso De Vito 19 giugno 2018, 2:57

    il vento xenofobo esiste, anche se forse napoli, città abituata ad essere costantemente e a sua volta razzializzata è una delle realtà che ha manifestato più anticorpi. Comunque il demone è stato scatenato, i partiti e i media, quasi tutti hanno contribuito a costruire, per opportunismo, per ipocrisia, per propaganda, la lettura per cui le migrazioni sono un fattore determinante nella crisi del paese. Una balla che non ha nessun riscontro concreto ma che ormai funziona, insieme a una narrazione sempre più depersonalizzata e ora a un ministro dell’interno in perenne campagna elettorale su questi temi. Però aggiungerei che il post di de magistris ha anche piu di dodicimila like mi pare e la manifestazione porti aperti improvvisata in poche ore ha visto in piazza più di mille persone al presidio. Non dipingiamo la realtà più nera di quel che è, facciamo solo un favore ai razzisti

    • Carlo Beccaria 19 giugno 2018, 15:31

      Prima di essere razzisti noi italiani siamo ignoranti. Negli altri paesi europei esiste il razzismo. Nel nostro l’ignoranza e il razzismo. Siamo il paese europeo con la più elevata percentuale di adulti analfabeti di ritorno, persone cioè che al di là del titolo di studio conseguito in gioventù, attualmente non sono in grado di fare una a o più delle seguenti cose: 1) non è in grado di leggere o comprendere un testo scritto di media lunghezza; 2) non è in grado di comprendere un semplice grafico in cui sono riportate percentuali; 3) non è in grado di comporre un testo scritto di media lunghezza che rispetti le regole della logica. Secondo i dati PIAAC, l’indagine internazionale sulle competenze degli adulti, nell’Europa a 27 paesi, siamo gli ultimi…e di gran lunga. Circa il 70% della popolazione rientra nel caso 1); oltre il 60% nel caso 2), quasi il 50% nel caso 3.
      Se non siamo capaci di un livello minimo di comprensione, di calcolo e di scrittura sensata, come possiamo mai essere capaci di distinguere i problemi legati al 4% della popolazione presente sul nostro territorio (gli immigrati di origine extra-comunitaria) dagli altri problemi – strutturali – del paese?

  2. Carlo Beccaria 16 giugno 2018, 1:17

    La cosa più brutta di questi giorni è che quasi nessuno capisce l’enorme differenza che passa tra accettare che 600 persone sbarchino sul territorio del tuo paese e pensare che vi restino per sempre. Il primo caso riguarda l’essere umani, il secondo ha a che fare con le politiche di accoglienza. Si può essere egoisti e rifiutare l’idea che il tuo stato con le tue tasse spenda qualche spicciolo per far sopravvivere questi disperati in luoghi peggiori di un carcere, ma non si può essere disumani e festeggiare perchè il tuo governo ha negato i porti a 600 persone disperate che vagano in mare da giorni.

  3. Antonio Baiano 15 giugno 2018, 16:44

    Bravo Mario. E certi commenti insulsi non fanno che rafforzare il tuo scritto.

  4. Domanda banale: ma se tali “viaggi” costano ai cosiddetti “migranti” migliaia di dollari (oltre a mettere a repentaglio la loro stessa vita), se fossero persone per bene con tali finanze a disposizione non sarebbe meglio un visto/permesso di soggiorno con un biglietto aereo per l’Europa/America?

    O fra le tante cose vogliamo sorvolare sulle coincidenze fra amnistie in certi paesi africani e ondate di “disperati”?

    • Carlo Beccaria 16 giugno 2018, 1:05

      e secondo te gli danno il visto? Ma le conosci le regole della Comunità Europea? Se sei cittadino extracomunitario non puoi entrare senza un permesso di soggiorno in cui ti chiamano con un contratto di lavoro e se vuoi entrare per motivi turistici devi dimostrare di avere soldini per campare almeno tre mesi.

      • Regole giustissime, d’altronde lo stesso varrebbe per noi se volessimo emigrare in Sudafrica, tanto per citare uno stato africano.

  5. Articolo da centro sociale

  6. michele o pazzo 13 giugno 2018, 14:38

    Sono d’accordo solo in parte, ma senz’altro la fauna social negli ultimi giorni si è arricchita copiosamente di un nuovo paradossale animale: il neoborbonico salviniano.

  7. Matteo Guarro 13 giugno 2018, 11:17

    veramente anna trieste è proprio di pallone che è meglio se non parla …

  8. Altri 13 richiedenti asilo arrestati a Trento per spaccio di droga e sfruttamento.MA PERCHE’ NON CI SVEGLIAMO???Li accogli e fai del bene ma poi cosa gli offri???NULLA tranne centri accoglienza dove possono scontrarsi fazioni opposte da tempo in lotta tra loro anche in Africa.Poi qualcuno e’ lasciato sul territorio e cosa succede?La criminalita’ gli “offre un lavoro” come manovalanza a basso costo.Ma ce lo meritiamo perche’ e’ meglio soprassedere su stupri,spaccio e degrado che sulla nostra coscienza.

    • Carlo Beccaria 16 giugno 2018, 1:09

      Se non spacciano loro, spaccherebbero altri. Se c’è chi vuole droga, ci sarà chi la venderà. Se si riuscisse a bloccare del tutto l’afflusso di disperati, pensi che la criminalità diminuirebbe e l’occupazione aumenterebbe? Povero illuso

  9. Silvietto Esposito 12 giugno 2018, 19:11

    L ‘ipocrisia di questa falsa sinistra italiana che nasconde gli evidenti interessi economuci sotto il velo di una predicata umanitá è davvero nauseante.

    • Condivido!Non fai altro che alimentare casi di sfruttamento e precarieta’! Xche’ oltre all’accoglienza cos’altro gli offri??

    • Fabrizio De Falco 13 giugno 2018, 10:54

      Mai come quella di chi sotto l’accusa di “predicata umanità” cerca di nascondere una “praticata disumanità”.

  10. Gennaro Saggese 12 giugno 2018, 14:49

    Noi Napoletani siamo da 170 anni schiavi, emigranti e derisi. Nessuno più di noi può sapere cosa si prova a dover scappare dalla propria terra per disperazione e fame. È inaccettabile che un partenopeo possa dar ragione a Salvini o ad altri fanatici razzisti. Non perdiamo l’umanità, una delle poche virtù che c’è rimasta, altrimenti saremo come un italiano qualunque…

  11. Scirocco Notturno 12 giugno 2018, 14:17

    Mario mi dispiace ma io dissento dal tuo articolo.
    La napoletanità non è e non deve essere vista come fessaggine. Dell’ospitalità proverbiale di Napoli è piena la conoscenza di tutto il mondo. Ma questo non significa essere ospitale fino alla morte.
    Logisticamente, economicamente più si scende al Sud meno risorse si hanno a disposizione e più si è vicini a questi fratelli in fuga dalla disperazione.

    Ma un antico detto napoletano recita “Sparte ricchezza, addiventa puvertà” . Figuriamo se “spartiamo” la povertà.
    Siamo un’unica meganazione (Europa), sottoposti alle stesse regole ed agli stessi obblighi, bene dobbiamo esserlo anche nella risoluzione dei problemi. Ho sempre pensato che “‘o pesce fete da’ capa” e che l’insegnamento più valido è dato dall’esempio non dalla propaganda.
    L’esempio l’abbiamo dato più e più volte. Lampedusa e Pozzallo continuano a darlo. E’ ora che l’esempio ce lo diano gli altri.
    Oppure (se abbiamo le palle come nazione), facciamo sbarcare da noi, ma facciamo i campi a Treviso, a Ventimiglia, a Ponte di Legno, in maniera che se voglioni i migranti si spostino nelle vicine Francia, Germania, Austria, che tanto professano e nulla fanno.

    • Carlo Beccaria 16 giugno 2018, 1:14

      L’85% dei migranti sbarca in sud Italia perchè è la prima terra nel mare aperto. Solo e soltanto per questo. L’85% dei migranti vorrebbe poi continuare il proprio viaggio in sicurezza verso altre destinazioni: Germania, Francia, Inghilterra, Olanda, Paesi Scandinavi. Questi migranti sono disperati, ma sono coscienti del fatto che in Italia la disoccupazione è tripla rispetto a questi paesi, sono coscienti del fatto che siamo un paese fondamentalmente razzista, sono coscienti del fatto che nel nostro paese ti chiudono in un centro di raccolta e ti lasciano languire lì per mesi, sono coscienti del fatto che poi l’unica via di fuga per sbarcare il lunario è l’economia informale se non quella criminale, sono coscienti del fatto che Germania, Francia, Inghilterra, Olanda, Paesi Scandinavi l’accoglienza è organizzata in modo civile. Purtroppo però per raggiungere quei paesi devono sbarcare nel nostro.

      • Scirocco Notturno 17 giugno 2018, 11:31

        Non sono daccordo su questo. Se l’unico intento è quello di utilizzare l’Italia come testa di ponte per raggiungere Francia, Germania etc., allora diventa molto più facile e meno rischioso passare per Gibilterra che è separata dall’Africa da un braccio di mare minuscolo.
        Il fatto vero invece è che si sceglie l’Italia per via della sua debolezza. Vedi cosa succede se in 2-3 anni fai approdare 1 milione di disperati a Gibilterra. Iniziano a sparare sui gommoni…

        • Carlo Beccaria 19 giugno 2018, 14:55

          Per prima cosa un milione di disperati non è la cifra che riguarda l’Italia. Anzi le cifre dicono che nel corso degli ultimi anni il numero di sbarcati è diminuito da un anno all’altro.
          Secondo, in Marocco i controlli ai confini con gli altri paesi africani sono buoni, mentre in Libia no, dato che nel paese c’è una forte instabilità.
          Dunque da tre anni a questa parte le due rotte più praticabili sono: 1) dall’Africa, via Libia, canale di Sicilia, Italia 2) Siria, medio oriente oppure Asia via Turkia e poi Grecia. Nel corso degli 5 ultimi anni, la prima terra di approdo dell’Unione Europea, per numero di arrivati è nell’ordine 1) Grecia; 2) Spagna; 3) Italia. A dimostrazione che la tesi secondo cui gli immigrati si dirigono verso il paese che ha i controlli e l’atteggiamento più morbido è un’emerita ca****ta. Tentano di entrare in Europa via Italia perchè a) le autorità libiche non hanno capacità di bloccarli 2) dalla Libia siamo il territorio più vicino.

  12. Riflessione amara, ma giusta.

  13. stefano de simone 12 giugno 2018, 9:33

    Come non condividere quest’analisi di Mario Piccirillo. La scelta è sempre stata una ed una soltanto: essere umani o no.

  14. Bravo Mario. E purtroppo sta cosa mi fa molto male.

  15. chi ti capisce è bravo, ma bravo assai….

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