L’assoluta mancanza d’ironia negli insulti da stadio

Il video dei ragazzini under 15 della Juventus è solo l’ultimo di una lunga serie di esempi che danno il senso di una società sempre più incattivita

L’assoluta mancanza d’ironia negli insulti da stadio

L’under 15 della Juventus

Ragazzini delle giovanili della Juventus che, nello spogliatoio, per festeggiare la loro vittoria, intonano slogan razzisti contro Napoli. Usate il sapone, dicono. Ballano, cantano, ripresi da una videocamera, e non hanno alcun timore a gettare fango su una città e su un popolo. Sono tante le cose che colpiscono di quel video che sta circolando molto in Rete. La prima è una totale mancanza di ironia, che io considero sempre un pericoloso deficit dell’intelligenza.

Gli sfottò da stadio sono divertenti quando riescono a coniugare la presa in giro con il motto di spirito, costruendo quella miscela irresistibile che, alla fine, fa ridere anche chi la subisce. Come arrabbiarsi di fronte a quel “Giulietta è una zoccola” indirizzato ai tifosi del Verona (città del balcone di Romeo e Giulietta) dai supporter del Napoli? Come si fa ad offendersi per un colpo di genio? E se ne ricordano tanti di striscioni divertenti, grotteschi, intelligenti.

Tanta tristezza

Invece i cori sul Vesuvio, che dovrebbe “lavarci”; o sulla puzza dei napoletani che, chissà perché, dovrebbe riguardare solo Partenope, come se qui non ci fossero acqua e sapone, fanno soprattutto una infinita tristezza.

Erano solo ragazzi, quei calciatori in erba che ballavano sugli slogan razzisti contro Napoli. Erano giovanissimi juventini, peraltro abituati a vincere, che dovrebbero avere una superiorità rispetto ai risultati e agli avversari e che, invece, sprofondano nell’ignoranza.

Che stanno costruendo questi ragazzi? Che adulti saranno? E quali adulti li hanno educati?

La mancanza di ironia è un virus selvaggio della vita civile. E a ben vedere viene da lontano e rischia di andare lontano. Viene da una società che si sta incattivendo, che si va aggrovigliando in un conflitto permanente tra le persone. E va verso un nuovo modello di convivenza, che si regge sull’esclusione, sull’attacco personale, sulle barriere. I cori razzisti contro i calciatori di colore sono la cultura politica dell’esclusione portata negli stadi.

L’ottusità

Ecco il calcio che come sempre legge la società, la guarda, la rappresenta, ed è tutt’altro che solo un gioco, diventa grande osservatorio sociologico; ecco che il calcio raccoglie e restituisce il senso di una comunità smarrita. E allora non bisogna ripartire dagli stadi, come si sente dire. Ma dalla strada. E dalla scuola. E dalla famiglia. E dai luoghi dell’educazione e della comunità. Ritrovare l’ironia, il lampo di intelligenza. Non indignarsi per lo slogan contro, che ci sta nel calcio. Ma non sostenere lo slogan stupido e ottuso. Anzi, dire e ripetere a chi insiste su quei temi, proprio questa parola semplice e chiara. Ottusi. Lo proporrei come tema ai tifosi ironici del Napoli: quando seguirete la squadra sugli spalti, in trasferta, magari a Torino, portatevi uno striscione con la parola ottusi. Al momento opportuno, rispondete così a chi parla di Vesuvio o di sapone. Ottusi. Basta la parola.

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