LIBERATO a Napoli: (tanto) pubblico trasversale e le solite polemiche

Un’esibizione minimal, senza colpi di teatro. Un pubblico eterogeneo, qualche critica per la gestione dell’evento e per un impianto audio che non ha permesso a tutti di godersi il concerto.

LIBERATO a Napoli: (tanto) pubblico trasversale e le solite polemiche

Canta davvero

Il palco era lì dalle prime ore del mattino, al centro del lungomare, a fugare ogni dubbio sull’evento musicale dell’anno: pare che LIBERATO canti sul serio, per la prima volta, nella sua città, proprio il 9 maggio, e che lo faccia davanti a migliaia di persone pronte ad accorrere lì per toccare con mano il fenomeno musicale più importante degli ultimi anni nel panorama italiano.

Sì, perché il concerto di LIBERATO a Napoli rappresenta di più di un live gratuito di un artista di grido; la genesi misteriosa del personaggio, avvolta nel segreto di un’identità mai svelata ma celata nelle immagini dei videoclip cult ambientati tra la Gaiola e piazza Mercato, ha senza dubbio segnato la fortuna di quella che, anche agli occhi dei più autentici sostenitori, é apparsa sin da subito anche una brillante operazione di marketing.

C’era, dunque, da aspettarsi che, ad una settimana scarsa dall’uscita degli ultimi due singoli INTOSTREET e JE TE VOGLIO BENE ASSAJE, fossero in migliaia pronti a smobilitarsi per arrivare al tramonto alla rotonda Diaz, così come annunciato dallo stesso LIBERATO tramite social. Il tam tam di voci incontrollate e di indiscrezioni, rilanciate anche da webzine di settore, parlavano di una possibile release del disco direttamente dal palco. O addirittura di una performance su una piattaforma in mezzo al mare per evitare che ne venisse riconosciuta l’identità.

Un concerto secco, netto

In realtà, chi si aspettava il coup de théâtre è rimasto moderatamente deluso: nessun ingresso scenico, nessun effetto speciale immaginifico e soprattutto nessun nuovo pezzo presentato dal palco. Una esibizione, anzi, abbastanza secca e netta, non dissimile da quella che l’artista partenopeo (?) aveva realizzato a Torino nel novembre scorso. E con la quale aveva smentito i tanti scettici sulla reale esistenza di un artista in carne ed ossa.

LIBERATO, incappucciato nel suo felpone nero, ieri sera c’era. E, accompagnato da due sodali alle percussioni elettroniche e ai sintetizzatori, ha cantato l’intero ma esiguo repertorio, partendo dalla iconica NOVE MAGGIO e chiudendo con TU T’É SCURDAT E ME; due le sole divagazioni sul tema, significative a ben vedere però. La prima, l’ingresso sul palco accompagnato dalle note ritmate di Life is Life degli Opus, la storica canzone dell’84 sulla quale Diego Maradona effettuò il riscaldamento pre-partita più famoso della storia, a Monaco di Baviera nell’89, con la luce biancoazzurra dei led sparata sulla folla.

Un omaggio, se vogliamo, alla maglia azzurra e alla passione per il Napoli che, come si evince dai videoclip girati di Lettieri, pare essere un leitmotiv importante per la narrazione dell’artista. Incentrata, forse, sulle diverse forme di manifestazione che l’amore puro ed autentico può trovare nella città del golfo, capace di abbattere le distanze socio-economiche e culturali, cristallizzate nella storia d’amore tra i due ragazzini dei videoclip, ma anche i pregiudizi e le diffidenze – i video di ME STAJE APPENNEN’ AMÒ e GAIOLA PORTAFORTUNA ne sono un fulgido esempio.

Video dell’autore

Pino Daniele

L’altra divagazione dallo spartito è coincisa con un intermezzo nel quale LIBERATO, piano e voce (e autotune), ha reinterpretato Quanno chiove di Pino Daniele. E devo ammettere che, a stupirmi di più non è stata la scelta di omaggiare il grande Pino, quanto la faccia stupita delle decine di ragazzini stipati accanto a me nella folla, che con gli sguardi interdetti si chiedevano se quello che stava cantando il loro idolo incappucciato fosse un pezzo nuovo.

D’altronde, i veri protagonisti della serata di ieri sono stati i quindicimila, forse ventimila, accorsi in massa sul lungomare. Una folla probabilmente inaspettata anche dagli organizzatori che avevano delimitato l’area intorno al palco con transenne per garantire l’accesso all’area sottostante ad un numero massimo di seimila persone.

Molte di più, invece, se ne sono presentate; sintomo della eccezionalità del fenomeno LIBERATO, capace di riunire sul lungomare una grande fetta di pubblico, diversificata per estrazione e provenienza. Ma accomunata probabilmente dalla forte curiosità nei confronti della musica e dell’anonimo interprete. E non pochi sono stati coloro che sono accorsi a Napoli da altre parti d’Italia, a testimonianza del grande hype registrato intorno all’evento che, stando a quanto si vocifera, è stato effettivamente pianificato in pochi giorni.

Qualche perplessità

Dovesse essere andata effettivamente così, probabilmente, le numerose critiche e polemiche che si stanno registrando in queste ore – circa l’organizzazione, che ha effettivamente dovuto confrontarsi con numeri ben superiori alle attese, e soprattutto verso l’impianto, inefficiente nel consentire ai tanti arrivati tardi di poter fruire in maniera accettabile della performance canora – perderebbero quota in favore di una valutazione dell’evento tutto sommato positiva.

In ogni caso, come spesso accade, l’evento sta facendo discutere; e, probabilmente, anche in questo caso a trarne il maggior ritorno d’immagine sarà proprio il misterioso poeta del maggio napoletano, pronto a dileguarsi dalle polemiche così come ieri è svicolato dal palco senza lasciare tracce, svanite come la coltre di fumo che ne ha accompagnato l’esibizione in ogni momento.

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