LIBERATO ci fa capire che il Napoli non ha scelto la sua narrazione

La distanza tra il Napoli e la sua narrazione nella cultura pop contemporanea. In attesa del giorno in cui Aurelio De Laurentiis apparirà in un video trap.

LIBERATO ci fa capire che il Napoli non ha scelto la sua narrazione

Questo periodo della stagione calcistica è sicuramente tra i miei preferiti: le discussioni tecniche e tattiche perdono ogni valore poiché non esiste più tattica e non esiste più tecnica se una squadra alza una coppa davanti agli occhi di un’altra. Allo stesso modo il calciomercato resta ancora confinato in questa dimensione ludica, un po’ onirica e ci resterà ancora per qualche settimana.

Questo squarcio non regolamentato nella regolarità della narrazione calcistica ci permette di andare esplorare aspetti marginalissimi del gioco, delle persone che lo guardano e del rapporto tra il gioco e le persone che lo guardano. Vorrei cominciare da un’immagine che è, da qualche settimana, davanti agli occhi di molti napoletani:

Dal video TU T’E SCURDAT ‘E ME

Chiaramente avrei potuto scegliere qualsiasi altra immagine che certifica il rapporto del fenomeno LIBERATO (ne ha scritto anche Il Napolista) con il Napoli: lo stadio San Paolo, le riprese davanti al murales di Maradona. Scelgo questa per due ragioni: la prima è che è effettivamente molto bella, la seconda è che mi sembra la più rappresentativa del rapporto scollato tra il Calcio Napoli e la cultura pop che dovrebbe narrarlo. Intendo dire: LIBERATO, come personaggio, è sicuramente un tifoso del Napoli. Il punto è: che Napoli sta tifando LIBERATO?

Vorrei entrare nel dettaglio dello screenshot (preso direttamente dal video di TU T’E SCURDAT ‘E ME) perché quando diciamo che nell’iconografia di LIBERATO c’è il Calcio Napoli commettiamo un errore: questo frame qua, questo murales qua, con questo font, non stanno raccontando del Napoli come squadra di calcio. Chiaro che c’è un rimando al gioco, ma questo rimando è filtrato attraverso l’iconografia ultras. E ancora: le riprese del murales di Maradona raccontano del Napoli attraverso il filtro della mitologia, le riprese al San Paolo lo raccontano usando il filtro dell’architettura brutalista (un filtro, tra le altre cose, molto amato dalla narrazione non autoctona di Napoli, vedasi la passione per le Vele di Garrone & Sollima, ma ci torneremo poi).

Maradona, non Hamsik

Prendendo come riferimento il suo Tumblr (uno sguardo diretto sull’immaginario di LIBERATO) notiamo che ci sono altri riferimenti al Calcio Napoli:

Qui la scollatura è ancora più evidente: né un’esultanza di Hamsik, né un tiro a giro di Insigne, neanche, per assurdo, la rovesciata di Higuaìn quel giorno lì. Semplicemente una foto di Maradona all’Azteca che esulta indossando la maglia dell’Argentina. Non sono matto e non sto allontanando la storia di Maradona da quella del Napoli: sto mostrando, ancora una volta, che non esiste una narrazione diretta del Calcio Napoli. LIBERATO non ci ricorda quanto è bravo Sarri ma quanto è forte Maradona, una situazione paradossale perché proprio Sarri incarnerebbe quell’immaginario di rinascita europea che è uno dei punti forti delle campagne elettorali di De Magistris e su cui LIBERATO si va ad appoggiare (semplicemente chiamandosi LIBERATO e facendosi riprendere in piedi sui muretti dell’omonimo lungomare)

Gli unici momenti in cui LIBERATO  si concede una narrazione diretta del Napoli e del suo tifo per il Napoli contemporaneo sono momenti extra-diegetici, durante i titoli di coda di TU T’E SCURDAT ‘E ME appare un ringraziamento a Insigne, Mertens e Callejon. Il ringraziamento poteva stare ovunque all’interno del racconto e invece sta nei titoli di coda, in un momento esterno alla narrazione. Anche sulla sua pagina Facebook (sicuramente più informale rispetto al suo Tumblr nell’atto di costruire l’immaginario attraverso i simboli) ci sono riferimenti ad Insigne o Mertens, ma quando le cose tornano a farsi serie, quando c’è bisogno ancora di narrare formalmente, LIBERATO si affida al filtro dello scorrere del tempo per tornare a mostrarci la sua napoletanità: il suo Tumblr porta infatti il nome di liberato1926.

La coscienza del ruolo

Secondo me è esattamente questo il momento in cui confrontarsi con l’elefante enorme in questa stanza. LIBERATO è costretto ad utilizzare tutti questi filtri per narrare il Napoli per una ragione molto semplice: raccontare di questo Napoli è dapprima molto complicato è, successivamente, tragicamente uncool.

I motivi per cui il Napoli di De Laurentiis è così poco affascinante da raccontare (stiamo parlando di narrativa e non di giornalismo sportivo, chiaramente) sono tantissimi ma partono tutti, secondo me, da un errore fondamentale a monte: neanche De Laurentiis è ancora cosciente di quale ruolo questa squadra debba ricoprire nell’immaginario del popolo napoletano. Proverò a spiegare questa ipotesi analizzando, brevemente, il rapporto tra le altre squadre europee e le culture pop che le narrano e di come le altre culture pop narrano il Napoli.

Dal video Easy Smoking

Questo è un fotogramma dal video Easy Smoking del rapper Eyez in cui appare, molto probabilmente a sua insaputa, Antonio Conte. Eyez fa grime e in questo momento il grime è forse il genere che racconta meglio un certo mondo musicale londinese, underground, sperimentale, moderno, ma con gli occhi delle etichette puntati addosso. Il grime è un genere ancora contro-culturale, fieramente britannico e con un senso molto forte di rottura col passato. Il paragone con il sottostrato musicale che anima i pezzi di LIBERATO regge. Eppure Eyez non ha problemi a far entrare il Chelsea nella sua musica dalla porta principale, mostrandoci la faccia del suo attuale allenatore (attenzione: non quella di Mourinho, non quella di Zola o Drogba) e l’associazione immediata che Eyez vuole comunicare è evidente: sono un vincente come Antonio Conte.

Indecisione

Ovviamente l’autoaffermazione è una parte importante della retorica rap me questa è una retorica accettata, condivisa e supportata dal Chelsea e da Antonio Conte, anzi, è quel tipo di retorica che ha portato Conte sulla panchina della Juve prima e del Chelsea poi. Altrettanto ovvio è che quest’operazione non potrebbe mai essere ripetuta, ad esempio, da LIBERATO. Il Napoli, e con esso Maurizio Sarri, rifugge la retorica del vincente a tutti i costi schierandosi dalla parte dei deboli (i discorsi sul fatturato, le recriminazioni arbitrali) ma contemporaneamente ha l’ambizione non celata di elevarsi sopra a quegli stessi deboli per abbracciare una dimensione più europea (la rincorsa continua alla Champions League).

Questo cortocircuito narrativo è evidente anche ascoltando i telecronisti della tv nazionale o alcuni giornalisti di quella locale: non siamo automaticamente dei vincenti perché la nostra narrazione si basa sull’essere gli avversari dei vincenti (la Juventus) ma non siamo neanche i paladini della giustizia, tanto più che la narrazione mainstream di Aurelio de Laurentiis è quella che lo vuole pappone o ladro.

Chi siamo?

Paradossalmente, se ci pensate, De Laurentiis non è adatto né alla retorica autoaffermativa di un Enzo Dong (per citare un altro che ha potuto usare Higuaìn in un pezzo solo quando era già alla Juve) né a quella nostalgica di Liberato. Qui sta l’errore di posizionamento: siamo una squadra di vincenti? Siamo gli avversari dei vincenti? Anche la Roma, all’interno del microcosmo che è il calcio capitolino, ha scelto di abbracciare la retorica di essere la vincente, di essere la squadra dei romani ai danni della Lazio (una presa di posizione certificata narrativamente dalla Dark Polo Gang e dal suo usare il gagliardetto della Roma a fini promozionali) così come il Milan che costruisce i suoi stessi successi sulla base del rapporto di forza con l’Inter, vedasi quel: “club più titolato al mondo” contrapposto al perbenismo non vincente di Moratti.

Intanto il Napoli è costretto ancora ad interrogarsi su cosa vuole fare da grande narrativamente parlando, mentre la sua dimensione sportiva corre veloce verso una posizione di prestigio nel panorama europeo.

Dal video Le Monde ou Rien

Questo è un fotogramma dal video Le Monde ou Rien del gruppo rap francese PNL. Anche qua mi affaccio sullo stesso panorama culturale che ha permesso al fenomeno LIBERATO di esplodere: un gruppo dalla forte appartenenza territoriale (Le Monde ou Rien è uno degli inni dei giovani delle banlieu francesi contro l’austerity imposta dal governo) che ha fatto dell’anonimato e del mistero la sua cifra stilistica, costruita attorno a dei video di un bravo regista emergente. Questo video è ambientato alle Vele di Scampia (ancora la fascinazione dei non autoctoni per il brutalismo napoletano) e vede i protagonisti indossare delle maglie da calcio del Psg e del Barcellona. Un video ambientato a Napoli senza una maglietta azzurra del Napoli (vedasi anche il videoclip di Gomorra del rapper SCH, ambientato ancora nelle Vele con il protagonista che indossa una maglia del Bayern Monaco).

Il rap, in generale, utilizza le divise da calcio come simbolo di appartenenza alla strada perché sono dei capi di sportswear costosi, prodotti dai grandi marchi della globalizzazione, con impressi sponsor che strizzano l’occhio al lusso, all’appartanenza ad un certo status sociale (Qatar Airways, per esempio) e, per questo motivo, se i PNL mostrassero una maglia del Napoli nei loro video, risulterebbero addirittura comici.

Swag e altre distanze

Il Napoli non è sicuramente una squadra swag (come non è swag Insigne che dabba, a differenza di Pogba) ed il motivo è certamente da ricercarsi nel rifiuto di appropriarsi della dimensione globalizzata del calcio (vedi l’accanimento per sponsor dalla vocazione territoriale) e nell’affidarsi a sponsor tecnici di seconda fascia (praticamente: né Nike, né Adidas, condizione imprescindibile per lo swag) ma contemporaneamente non è neanche la squadra dei no-global, dei decelerazionisti, perché si riempie continuamente la bocca con le squadre satellite, con l’orientalizzazione del marchio, con la costruzione di uno stadio moderno (ovvero piccolo).

In questa indecisione generale il Napoli finisce per non essere né una squadra swag, globalizzata, a suo agio con la modernità ma neanche una squadra decelerazionista, anti-globalizzazione o paladina del calcio dei bei tempi andati. Siamo una squadra inadatta sia ad apparire in un video rap dei PNL sia in un video di, chessò, Enzo Avitabile. Facciamo queste incursioni nello swag (la maglia militare?) ma ci aggrappiamo ad un vago tradizionalismo piazzandoci sopra Lete come sponsor. Questo equivoco è lo stesso equivoco che poi non permette a pagine Facebook che gravitano intorno all’universo Napoli (penso, ad esempio, a Sarrismo – Gioia e Rivoluzione) di abbracciare il Napoli tout-court. Maurizio Sarri è un difensore di un passato glorioso (ruolo esplicitato dal simbolismo soviet) e questo va bene, ma col presidente che si fa? Non c’è posto, in questo contesto, per uno che parla di fondare una squadra satellite a Los Angeles.

Il nostro tempo

Neanche l’identità musicale riesce a collocarci sul mappamondo della cultura pop e questo è particolarmente grave per una città come Napoli che nella canzone popolare ci sguazza con comodità e sicurezza. Città con una tradizione musicale infinitesima rispetto alla nostra illuminano gli occhi del mondo pescando a piene mani da quella stessa tradizione che noi abbiamo e che non riusciamo a valorizzare.

Gli Oasis potrebbero, se volessero, coverizzare Blue Moon come affermazione diretta di amore verso il Manchester City. Qualsiasi gruppo di Liverpool potrebbe identificarsi con la squadra coverizzando You’ll Never Walk Alone. Se LIBERATO volesse usare la sua musica per dichiararsi tifoso del Napoli, di questo Napoli, del Napoli di De Laurentiis e di Marek Hamsik e non di una sua rilettura nostalgica, cosa potrebbe coverizzare? ‘O surdato ‘nnammurato è stata scempiata da una cover senza senso, Napul’è è stata tacciata di portare sfortuna e quindi eliminata per sempre. Bisognerebbe prendere una posizione al più presto per permettere a Napoli e al Napoli di introdursi nel discorso della cultura pop, per evitare di ritrovarsi a festeggiare uno scudetto sulle note di una canzone appartenuta a mille altre curve, che neanche cita Napoli direttamente.

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  1. nicandro gesi 17 Giugno 2017, 10:02

    Condivido l’idea della scollatura tra il Napoli e la sua narrazione. Penso che il problema nasca da lontanissimo: ha antiche origini storiche. La storia di Napoli capitale di un regno e città di grande dimensione europea è stata cancellata dalla memoria dei napoletani. Il Napoli non sarà mai il Real Madrid, nè la Juventus. Ma non sarà mai neanche il Barcellona, perché Barcellona è città moderna, industriale ed economicamente sviluppata. Però ha alcune cose in comune col Barcellona. Il Barcellona è anti-Real
    e anti-sistema. Il Barcellona richiama l’orgoglio catalano e la storia della Catalogna. Lo stemma del calcio contiene precisi riferimenti allo loro storia (lo stemma del Napoli è un’anonima N). Infine il Barca è sinonimo di bel calcio, anche quando non si vince. Perciò Napoli ed il Napoli devono ripartire dalla presa di coscienza della loro storia. e puntare non ad essere una squadra sempre vincente, ma una squadra sempre outsider. Bisogna ripartire dal riscoprire i simboli, calcisitici e non, della storia di Napoli. A cominciare dal dimenticato ciuccio.

  2. michele o pazzo 7 Giugno 2017, 22:29

    I video di liberato li gira un regista napoletano, quindi la narrazione è non autoctona fino a un certo punto.
    Evidentemente le brutture non sono amate solo da chi ci guarda da fuori, ma Napoli è anche quelle brutture di periferia, almeno quanto lo sono i decumani, piazza plebiscito o la cartolina tipica del golfo. A maggior ragione queste periferie sono protagoniste nel video di un rapper, visto che la retorica del rap si fonda sul “ghetto”, quale immagine in italia è più riconoscibile delle vele come ghetto?
    Quanto alla narrazione del napoli, è la stessa di stampo ultras che si può leggere su tutti i muri di napoli, Maradona compreso (vedi recente gigantografia patrocinata dal comune al c.d. bronx di s. Giovanni, a proposito di brutture).
    La città si identifica con la squadra come nessuna altra città italiana, liberato non fa altro che raccontare, con il suo linguaggio, un sentire comune.

  3. mah……

  4. Attimo Fuggente 6 Giugno 2017, 18:24

    Molto interessante.In alcune
    critiche vedo un certo inspiegabile accanimento e una mancanza di
    comprensione,almeno un tentativo di comprensione, di cosa voglia dire l’autore.
    Forse il pezzo manca di sintesi ,è complicato e i rimandi sono troppi e spesso sconosciuti
    ai più,ma in sostanza più che fare affermazioni,pone una domanda ,una domanda profonda
    e sincera ,sottolinea un disagio.La difficoltà nel narrare un fenomeno è la
    difficoltà di percepire il cuore di questo fenomeno.La SSC Napoli ha un cuore? Maradona
    non è sinonimo di nostalgia, è il simbolo di una miracolosa unità di intenti e
    sentimenti,senza la quale l’Argentina ‘86 e il Napoli ’87,non avrebbero
    vinto.Essere il miglior giocatore del mondo in squadre tutto sommato mediocri,non
    sarebbe stato sufficiente.Lui diceva “dobbiamo vincere per il popolo”e così è
    stato.Non è nostalgia,ma l’indicazione di una cosa molto importante da capire e
    da sentire oggi.Come fanno Sarri,Hamsik,Insigne e ormai tutta la
    squadra,insieme alla gente,per la gente. Restando così le cose,se vinceremo
    qualcosa ,oggi come allora, non sarà certo la vittoria della società. Anche se
    vogliamo considerare l’aspetto economico,a che cos’è dovuta la mancanza di interesse
    della società per il marchio Napoli,per un vivaio,per delle strutture in città,se
    non all’assenza del cuore ,all’assenza di amore,a una grettezza di fondo:faccio
    già ricavi così e mi basta. Si riempiono la bocca di grandi progetti,ostentano
    una mentalità global ,ignorando il
    locale. Non hanno capito che”nell’era della globalizzazione,si dovrà pensare globalmente
    ,ma si dovrà agire localmente”(M.Mc Luhan).In fondo ,la narrazione POP essenziale
    del Napoli è racchiusa in queste due foto. https://uploads.disquscdn.com/images/d2e95c1a27808b8943d6d963b12605d6d52039150d3452ca1bd770b14316949a.jpg

  5. non ci ho capito niente ma in ogni caso liberato mi ripugna. se questo è un fenomeno allora i cosang, i fuossera, i 99 posse cosa sono??? liberato è solo un’operazione di marketing.

  6. Gregorio Baumann 6 Giugno 2017, 15:14

    d’accordissimo sulla canzone-simbolo, che dovrebbe essere un’altra (per me, ‘o surdato nnammurato). Condivido l’analisi delle squadre swag e sono contento che il Napoli non ne sia una, così come sono contento che gli sponsor siano locali; la caratterizzazione delle squadre ‘no-global’ invece mi sembra caricaturale.
    Lei scrive: “ma contemporaneamente non è neanche la squadra dei no-global, dei decelerazionisti, perché si riempie continuamente la bocca con le squadre satellite, con l’orientalizzazione del marchio, con la costruzione di uno stadio moderno (ovvero piccolo).” La mia domanda è: queste sono tutte affermazioni del presidente della società, non dei suoi tifosi e dello staff tecnico. È ADL tutt’al più a essere un wannabe-swag, ma la squadra Napoli e ciò che rappresenta restano profondamente proletarie. Altra domanda: quale sarebbe per lei una squadra di calcio no-global?

  7. Alfonso De Vito 6 Giugno 2017, 14:25

    Bel pezzo per me. Il mio sogno è che il Napoli abbracci un identità molto territorializzata, ma servirebbe un progetto di azionariato popolare e un sentimento di appartenenza che ha solo chi ha una lettura adeguata della propria storia, nel nostro caso contemporaneamente glocal e subalterna, ricca di contaminazioni e di scambi, calpestata dal razzismo nazionale. Un esempio estremo di identità sportiva l’Atletico Bilbao. Ma non vedo le condizioni per questo. Alternativamente si potrebbe puntare sul gioco, centrando intorno a un interprete come Sarri, come marchio di fabbrica, ma rischia di essere occasionale, perchè il napoli non è il barcellona e non costruisce le strutture per coltivare nel tempo una certà identità sportiva… Non vedo un futuro invece a inseguire dal punto di vista dell’immagine quella dei grandissimi club del calcio globalizzato, perchè la proiezione è troppo distante dalla realtà. Per il resto ADL è troppo invadente e inadeguato mentre della maglia che ne parliamo a fare. Però mi chiedo: se dagli sponsor sulla maglia prendiamo quattro lenticchie non sarebbe meglio puntare su maglie senza sponsor, magari un pò vintage (ma cmq stilisticamente innovative) e puntare sulla sua commercializzazione. La maglia del Napoli in genere non si può guardare. Ultima cosa: Maradona è la più straordinaria risorsa globale del Napoli, il problema è come usarla senza che fagociti il presente. Per farlo occorre coinvolgerlo di più nel valorizzare il presente stesso

  8. ora è tutto chiaro..ma quale sarà la narrazione del napoli di CLEMENTINO? al prossimo editoriale ne sapremo di più!
    un saluto a LIBERATO (ma chi è?)

  9. Gennaro Evangelista 6 Giugno 2017, 11:51

    Caro Charlie Repetto, o meglio chiunque si celi dietro tale pseudonimo, benvenuto sul Napolista. Poteva scegliere un argomento migliore per il suo esordio; è chiaro che la natura del supporto su cui l’articolo è pubblicato impone la scelta di un linguaggio semplice, ma qui parliamo di una mescolanza di fenomeni raccontati in maniera raffazzonata a supporto di una tesi tagliata con l’accetta. Lasciamo queste analisi ai sociologi e alle apposite riviste, altrimenti parliamone abbandonando questo tono saccente.

  10. content://com.sec.android.app.sbrowser/readinglist/0606112925.mhtml

  11. Come dice Capello a Napoli grazie a Sarri sta nascendo un calcio nuovo, innovativo. Ma per farlo funzionare ci vogliono gli interpreti. Capito Aurelio?
    Il resto sono chiacchiere che si porta via il vento.

    • Franco Sisto 6 Giugno 2017, 15:31

      E secondo te, gli interpreti che stanno praticando il “calcio nuovo ed innovativo di Sarri”, chi li ha comprati, mio fratello?
      O vogliamo raccontare la favoletta che Sarri ha preso 15 brocchi e li ha portati al secondo posto?
      Capito Marciano?

      • Tu credi che con un altro allenatore avresti ottenuto lo stesso gioco e gli stessi risultati di oggi? Io credo di no.
        Adesso si tratta di vincere e come dice Capello per farlo ci vogliono gli interpreti.
        Ti è chiaro?

  12. Sono sconcertato da questo “editoriale” state sbagliando su tutta la linea, sia sull’immagine del calcio Napoli, sia sulla cultura POP che su Liberato.
    Partiamo da Liberato, c’è un riferimento al Napoli moderno nel suo ultimo video e penso che sia bellissimo
    https://media.giphy.com/media/S94wvFBGqAtDq/giphy.gif
    Il ragazzo innamorato che bacia la ragazza e alza lo sguardo per vedere la partita, (e si ringraziano nei titoli di coda i tre del Napoli che effettivamente SONO nel video).
    La narrazione del romanticismo attorno al Napoli è proprio quella che vuole ADL e che hanno sposato tutte le testate su Napoli compreso voi (il ritorno ai vecchi cori ad esempio) e Sarrismo gioia e rivoluzione. Ancora su Liberato, siete stati poco attenti, perchè nella sua pagina Facebook è comparso un pezzo che “Mashuppa” Napoli
    http://www101.zippyshare.com/v/BXgeFt3H/file.html

  13. Partiamo dall’inizio. Chi c@$$o è Liberato?

    • Gino Di Costanzo Pitture 6 Giugno 2017, 15:12

      ah, non sono il solo, allora, che non sa chi è…

    • Franco Sisto 6 Giugno 2017, 15:28

      Mah, io veramente non la capisco tutta sta cosa per lIBERATO, che a me sembra musicalmente poverissimo, e “culturalmente”, rappresentante di una certa”sottocultura” napoletana.
      Poi i gusti sono gusti..
      Detto questo, noi, intesi come Napoli calcio, dobbiamo uscire dall’angolo, abbiamo una squadra forte, rodata, che ha dimostrato di potersela giocare con tutti, un grande allenatore, un bravo presidente, basta con scuse più o meno credibil (arbitri) i, basta con la storia del fatturato (si, anche Sarri, il quale amo), basta con le esternazioni autolesionistiche di ADL, dobbiamo puntare allo scudetto, senza nasconderci, poi se ci riusciamo bene, sennò si riprova il prossimo anno , ma basta con il trovare alibi che poi inconsciamente finiscono con autolimitarci.
      Gli ultimi 2 anni siamo stati secondi e terzi, con quote punti vicino a quella scudetto.
      “Si può fare, sadda fa’” (cit)

    • Fabio Milone 7 Giugno 2017, 10:31

      LIBERATO non Liberato; ti e’ piu’ chiaro adesso? 😉

  14. Gigino Borghett 6 Giugno 2017, 10:59

    I massive attack… Abbiamo fior di musicisti trip hop di Bristol che tifano Napoli e mi meraviglio che Adl non li abbia mai coinvolti, sai che effetto dirompente avrebbero a livello di immagine pop, altro che quei cuozzi di rapper nostrani impresentabili altrove… Quanto alla nostra natura ibrida di quasi vincenti penso che ce la porteremo dietro per sempre. Anche se sono convinto che questo gruppo otterrà dei successi nei prossimi anni, ma l’ identità di un club la fanno anche 90 anni di storia precedente, e la nostra ha avuto un solo lampo, purtroppo…

    • Io invece trovo che sia un punto di forza e di identità. Napoli non può essere dipinta in maniera realistica da una narrazione univoca e incardinata in una retorica a senso unico. Napoli non è Napoli se non attraverso le mille contraddizioni che la rendono tale, è capitale dell’impero e avamposto della periferia, è miseria e nobiltà, è splendore e umiltà. Anche sportivamente, per chi come me ha scelto il Napoli pur non essendo napoletano, una delle ragioni fondanti è proprio quella di non incarnare il prototipo del vincente tout-court, ma neanche il perdente destinato ad essere sempre tale. C’è quel forte gusto di “sfida al cielo” dietro. C’è il gusto della speranza, dell’ambizione alla rivincita, coltivabili e non necessariamente utopistische, sicuramente però molto lontane dall’essere date per scontate. Quello che secondo me questo articolo non inquadra è proprio questo. il Napoli e Napoli non possono essere forzatamente ricondotti ad uno schema preesistente che si adatta ad altre realtà, globali o di contestazione perché Napoli è tutte e due, e volendo assumere una posizione chiara tra queste due vie perderebbe tutta la ricchezza profonda e variegata che la animano. Ne risulterebbe una sintesi di laboratorio molto poco attinente con la realtà che ne deturperebbe e impoverirebbe il fascino, sia narrativo che sportivo in senso stretto. Ed è per questo che, al contrario, trovo estremamente “narrativo” e letterario questo momento storico del Napoli, lo si capisce dalle contrapposizioni forti, accese, quasi violente, che accende nel proprio tifo: mondi distinti e distanti fusi in un solo corpo alla ricerca dello stesso obiettivo, la vittoria. Da una parte ADL e il suo portato, ciò che incarna, ciò di cui è tacciato a torto o a ragione, i suoi sostenitori, i suoi detrattori. Dall’altra Sarri, rappresentante di tutt’altro immaginario, figura da romanzo già di per sé. Mi sto dilungando troppo e inutilmente, il senso l’ho trasmesso. La sostanza è che si spera in un Napoli che assume le sembianze di un Chelsea di un Man U., di un Milan o di un qualsiasi altro club “hype”, aristocratico e globale, si spera in un Napoli Calcio totalmente scisso e staccato da Napoli in quanto città e realtà storica e sociale. Un bel brand per il marketing, un bel prodotto sintetico di laboratorio, ma quanto di più falso e “freddo” si possa mai realizzare. Mi tengo questa fantastica giostra di contraddizioni e di ibridi apparentemente inconciliabili.

      • Ottimo commento, condivisibile in tutto!

      • Gigino Borghett 6 Giugno 2017, 14:23

        Complimenti, scrivi veramente bene e hai espresso meglio di me il concetto. Siamo ibridi perché non saremo mai il Madrid… Ma nemmeno ci piacerebbe esserlo! Però per i miei gusti un inno fatto dai massive attack sarebbe più cool vuoi mettere;-)

        • Grazie per i complimenti (immeritati)… Se foste il Madrid vi schiferei più dei gobbi 😀
          detto questo non serve essere il Real o il Bayern per farsi fare l’inno da Del Naja (che è mezzo napoletano peraltro). E a quel punto uscirei pazzo (sono tra i miei gruppi preferiti e forse quello più importante per quanto e per come abbia influenzato i miei gusti musicali successivi). Ci scriviamo due righe a Robertino e lo convinciamo? 😛

      • Franco Sisto 6 Giugno 2017, 15:33

        Infatti, a me il Napoli , più che ManU e Chelsea, è identificabile, se proprio vogliamo fare un paragone, nell’Arsenal.

      • Alfonso Fasano 6 Giugno 2017, 17:20

        Quqquacha, che bel commento.

        Premetto che potrei pure essere d’accordo con lei, però mi sento anche di essere “moralmente” vicino a quello che scrive l’amico Repetto nel pezzo. E mi spiego perché, così mi dice anche la sua (che a questo punto, data la qualità del confronto, ritengo interessante):

        Tutto quello che Repetto scrive è legato a una funzionalità. Che è meramente, tristemente se vogliamo, marcatamente economica e finanziaria. E fa riferimento a una riconoscibilità del marchio, a una crescita del brand. Che si regola, penso, in base a dinamiche distanti da questa dimensione romantica che lei, pure giustamente, fa sua. E che farebbe solo bene al Napoli, inteso come azienda.

        Lei cosa ne pensa?

        • Innanzitutto penso che potremmo darci del tu, col suo consenso 🙂
          Formalità a parte, in estrema sintesi potrei riassumere che sì, un ottimo marketing genera sicuramente una forte espansione del proprio mercato e una buona penetrazione del proprio brand, ma da qui discendono altre considerazioni:
          1) mercato o identità? Se si vuole dare di sé un’immagine ascrivibile al mainstream, sia esso swag o no global per rifarmi allo schema di Repetto, si finisce inesorabilmente con il modellare un mito autocostruito privo di un attaccamento con la realtà e con le radici. Alieno all’identità popolare e alle proprie stesse radici. Quindi un ottimo prodotto (forse) con un probabile ma non assicurato successo. Sarebbe un modello culturale calato dall’alto, operazione che non mi piace per tutta una serie di considerazioni che in questa sede eviterei di snocciolare. Sarebbe davvero castrante per una cultura variegata e ricca come quella partenopea e potrebbe registrare lo scollamento di grossa fetta dell’attaccamento popolare che può vantare il Napoli.
          2) mercato è identità. Sono salentino, nessuno meglio di noi può sapere quanto le proprie radici possano essere un ottimo strumento di marketing. Si prenda ad esempio la notte della taranta, (esempio lontano dal calcio ma comunque valido e molto “musicale”). I puristi e gli ortodossi contestano comunque all’operazione un certo pressappochismo e un certo svilimento della cultura popolare, ciononostante si è trattato di un’operazione filologicamente valida e rispettabile. La musica popolare era vista come folklore, come nicchia stantia, anziana, poco “sexy”. E invece la notte della taranta l’ha riportata nell’hype facendo da volano a quello che era il vero prodotto da promuovere, ossia il territorio. Il Salento è improvvisamente diventato cool,sotto l’azione combinata della pizzica e del reggae. Realtà composite e (al tempo) lontane da qualsiasi mainstream ma che rappresentavano fedelmente la realtà socioculturale che le esprimeva. E col tempo si sono imposte come hype. Sono diventate trend setter.
          Ecco, ne penso questo. Penso che non sia necessaria la sudditanza psicologica verso la “metropoli” per emancipare la “periferia”, anche se parliamo di una periferia ibrida e non inquadrabile necessariamente nella fenomenonologia della rivoluzione o dell’underdog.
          PS: nei periodi di massima popolarità della taranta e dei sud sound system vedevo gente con la maglia del Lecce ovunque. Financo a Milano. E non erano indossate da terroni 😉

          • Amici salentini mi hanno portato ad assaggiare dei notevoli pasticciotti qui a Milano. Una delle più gradite conseguenze della deriva modaiola della pizzica.

          • Grandi lodi al pasticciotto, ma personalmente se hai modo di trovarne lì a milano consiglio vivamente il rustico…altra categoria 😉

          • E figurati se non l’avevo assaggiato, ma ci vuole il portafoglio a mantice: 3 € l’uno

          • Allora mi sa che li fanno più buoni a Milano che da noi, visto che in media costano meno della metà 😀 (max 1 e 50) 😀

          • L’amico leccese ha la compagna messinese, non vorrei rafforzare lo stereotipo del napoletano approfittatore, ma quando vado da loro per rispetto della padrona di casa le chiedo di preparare ANCHE gli arancini

          • Nel dubbio meglio non scontentare nessuno, hai visto mai che poi uno dei due si indispettisce per campanilismo, fai bene! 😀

      • Enrico Pessina 6 Giugno 2017, 19:15

        Applausi!

      • Fabio Milone 7 Giugno 2017, 10:39

        Caro Luigi, da un lato ti sono riconoscente per quello che scrivi su Napoli e il Napoli; dall’altro un po’ mi rattrista che “pittare” * la nostra citta’ e squadra riesca sempre meglio allo … straniero.
        * pittare = traduzione letterale “dipinto”. Nell’uso corrente della Lingua Napolitana “l’hai pittato!” equivale a “l’hai dipinto sin nei minimi particolari, alla perfezione” – forse non ce n’era bisogno ma visto che non sei di Napoli volevo spiegarti meglio il termine.

        • Ringrazio comunque per la spiegazione, anche se da noi si dice nello stesso modo 🙂

    • I Massive Attack non si farebbero mai coinvolgere da un ADL come Liberato non potrebbe mai esistere su vinile. Figli di espressioni lontane ere geologiche zippate in 20 anni o poco più.
      Per Liberato sono d’accordo con Fasano che ne ha scritto già. Il vero talento è di Lettieri e della sua fotografia. C’entra con il Napoli? Si ma solo attraverso Napoli.

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