Processo agli errori dottrinari di Sarri: dall’estetica borghese al culto della personalità

Solenne riunione del Politburo dell'Unione delle repubbliche socialiste sarrite. All'ordine del giorno l'evidente distacco tra il comportamento del Comandante e i principi scientifici del marxismo-leninismo.

Zdanov Dizionario azzurro della sosta

Il compagno Zdanov

Preludio di una deriva stalinista

Solenne riunione del Politburo dell’Urss, Unione delle repubbliche socialiste sarrite – Sala della Purezza e della Napoletanità (ex bagno e antibagno del Chiattone a Castel Volturno) – Analisi critica dello stallo rivoluzionario sotto la guida del Comandante Maurizio Sarri. Il compagno responsabile della propaganda Zdanov ha elencato i cinque errori dottrinari del sarrismo, pericoloso preludio a una deriva stalinista e controrivoluzionaria dell’Urss.

La riunione si apre con la solenne lettura di un brevissimo passo dell’opera del grande Lenin ad opera di un coro di voci bianche proletarie: “Tutti i partiti rivoluzionari che sono finora periti, sono periti perché troppo soddisfatti di sé. Non riuscivano più a vedere la vera fonte della loro forza e avevano paura di parlare delle proprie debolezze”.

Subito dopo prende la parola il compagno Zdanov che spiega l’assenza del Comandante alla riunione del Politburo: “Compagni, il fallimento di Sassuolo e l’avanzata dell’Armata non colorata di Herr Allegri impongono all’intero movimento rivoluzionario dell’Urss napoletana una profonda riflessione sulla crisi che stiamo attraversando. C’è un evidente distacco tra il comportamento del Comandante e i principi scientifici del marxismo-leninismo. Per consentire quindi un’ampia e sincera discussione il Politburo ha chiesto al Comandante di non partecipare. Passo pertanto a illustrare i cinque gravi errori del sarrismo rispetto alla nostra dottrina”.

Il cedimento borghese dell’estetica

Primo errore: “Compagni è giunta l’ora di fare chiarezza sulla presunta importanza della categoria filosofica dell’estetica nella rivoluzione sarrita. I nostri padri, da Marx fino a Mao, ci insegnano che il gusto del bello è prevalentemente borghese. L’estetica è quindi un frutto dello spirito, di quell’idealismo hegeliano e crociano che noi avversiamo convintamente in nome del reale e della materia. L’estetica è superflua, se non dannosa, nel corso rivoluzionario di un popolo: è una strada deviata che conduce al narcisismo individualista tipico dell’imperialismo che vogliamo abbattere. Tanto più se l’estetica è fine a se stessa e non consegue risultati pratici. Compagni, le rivoluzioni non sono uno specchio in cui ammirarsi compiaciuti. Lo specchio va rotto se si vuole arrivare fino al Palazzo cui tendiamo e aneliamo”.

Purghe staliniane per i non titolarissimi

Secondo errore: “La gestione del potere del Comandante ha subìto una regressione oligarchica e liberale. Il numero chiuso dei titolarissimi, a fronte di una rosa di promettenti e sinora mancati fiori della rivoluzione, ha provocato di fatto immeritate purghe di stampo staliniano che sembravano ormai appartenere al passato del movimento comunista internazionale. Il Comandante è venuto meno alla sua promessa di fare il colpo di Stato con 18 uomini. Questa regressione comporta un’asfissia burocratica delle rivolta popolare nonché una scontata e prevedibile strategia che non sorprende più i nostri avversari”.

Contro il dogmatismo libresco del comunismo

Terzo errore: “La lezione cinese di Mao spiega che per bombardare il quartiere generale è fondamentale essere duttili nella tattica e fermi nei principi. Duttilità, quindi, non rigidità tattica. Il marxismo-leninismo non è una dottrina arida ma creativa, perfino Stalin si schierò contro il dogmatismo libresco del comunismo”.

Il rischio di un’adesione acritica alla gestione sarrita del potere

Quarto errore: “Il rischio di un’adesione acritica alla gestione sarrita del potere implica uno slittamento autoritario a favore del culto della personalità. Cioè l’innalzamento a figura semi-divina del Comandante. I segnali non mancano, sia tra gli intellettuali sia nel sottoproletariato di matrice bordighiana. Questo è purtroppo il punto di caduta dei tre precedenti errori. E’ compito quindi delle élite rivoluzionarie ancora integre sottoporre a un serio processo di revisione il materialismo sarrita sconfinato nell’estetica superflua, nella regressione oligarchica e nella rigidità tattica”.

L’assenza di un orizzonte internazionalista

Quinto errore: “Per sfuggire alle sue responsabilità, è prevedibile che il sarrismo si scagli contro l’odiato papponismo. Ma il Compagno Presidente sinora si è quasi sempre attenuto alla linea del Comandante, acquisendo quelle avanguardie rivoluzionarie richieste dalla conduzione sarrita, tra cui: Valdifiori, Tonelli, Pavoletti, Maksimovic, Mario Rui, Hysaj. Semmai la questione da porre è l’effettiva conoscenza dell’orizzonte internazionalista, come fu nel caso del reazionario e innominabile Chiattone, che a Napoli portò: Albiol, Mertens, Higuain, Koulibaly, Ghoulam, Callejon”.

Zdanov, nome del capo della propagante nell'Urss di Stalin, è figlio naturale del Napolista nonché figlio illegittimo della presunta rivoluzione sarrita poi sfociata nel Terrore giochista. Nacque il 14 giugno 2015, cinque giorni dopo la firma di Maurizio Sarri per il Napoli, nel segno della promessa empolizzazione degli azzurri. La parodia zdanoviana del sarrismo (l'Unione delle repubbliche socialiste sarrite) fu causa involontaria del parto di Sarrismo Gioia e Rivoluzione. Avversario del populismo e del culto dell'estetica, Zdanov si fa vivo quando è necessario.

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