Ode a Jurgen Klopp, le idee di un altro calcio e la trasformazione di Salah

Il calcio fatto con idee uguali e contrarie a quelle di Guardiola, l’armonia con l’ambiente del Liverpool e il lancio di Salah nell’orbita dei migliori calciatori del pianeta.

Ode a Jurgen Klopp, le idee di un altro calcio e la trasformazione di Salah

La sua notte perfetta (e anche di più)

Il fatto che il Liverpool abbia vinto per 5-2 contro la Roma, piuttosto che 5-0, ha reso ancora più perfetta la notte perfetta di Klopp. È un gioco di parole forse influenzato dai luoghi comuni, ma inevitabile per descrivere un allenatore così rock. Anzi, di più: che si presenta in maniera così rock, nel modo di essere e di far giocare le sue squadre. Anche cinque anni fai, al tempo dell’ultima e unica finale di Champions raggiunta, il Borussia Dortmund giocò una semifinale mostruosa contro il Real Madrid (4-1 al Signal Iduna Park) e quasi rischiò di uscire al ritorno in Spagna (2-0 per la squadra allora allenata da Mourinho).

Questo Liverpool è molto diverso eppure estremamente simile al Borussia Dortmund del 2013. Le differenze sono genetiche, cambiano i giocatori e cambia il modo di giocare, cinque anni fa i gialloneri erano la squadra che esasperava il concetto già esasperato di Gegenpressing e trasformava il campo in una specie di pista d’atletica per soli scattisti, con enormi qualità dinamiche; il Liverpool ha ovviamente dei tratti in comune ma è una squadra più versatile, ricca di un talento diverso, più specializzato e quindi da sfruttare in modo alternativo. Il pressing, certo, ma anche la capacità di difendere in blocchi posizionali e ripartire con pochi uomini.

Ciò che accomuna entrambi i progetti, però, è la cosa più bella che c’è: l’idea. C’è un’idea di gioco chiara e definita, dietro al Liverpool che ha stracciato (fino a un certo punto) la Roma. C’è un’idea di gioco che ha influenzato e influenza l’intera esperienza del club di Anfield, dal mercato fino al pubblico. È identificazione assoluta, è il calcio come si fa. Come si dovrebbe fare.

Kloppismo e Salah

Avevamo espresso questi concetti dopo il doppio confronto con il Manchester City. Due settimane fa scrivevamo così: «Il progetto-Klopp è entrato nel vivo: ha sfruttato le potenzialità economiche del Liverpool per acquistare i calciatori giusti, ha aggiunto i vari Oxlade-Chamberlain, Mané, Firmino, Salah ad un organico di medio-alto livello. Ha modellato il sistema di gioco in base alle caratteristiche dei giocatori, scelti in base all’adattabilità di certi principi. Ha fatto calcio, insomma. Si può parlare tranquillamente di kloppismo. Di un certo modo di fare calcio (in campo) dialogando in maniera armonica con la società».

L’idea che vince, per dirlo con uno slogan. Ed è un’idea alternativa, perché si oppone alla filosofia più fashionable del decennio e della stagione (il guardiolismo, ovviamente) ma comunque non prescinde dal primato di qualità dei suoi calciatori. Primo tra tutti, ovviamente, Mohamed Salah. L’egiziano è il fiore all’occhiello dello splendido smoking Reds di Klopp, la sua trasformazione da grande calciatore a fuoriclasse assoluto (qualcuno sta scomodando addirittura la santa trinità Messi-Ronaldo-Neymar) è frutto del lavoro e della costruzione di un contesto di gioco perfetto per Salah. Anche Spalletti, lo scorso anno, comprese come l’ex di Chelsea e Fiorentina avesse bisogno di un sistema verticale per poter esprimersi al meglio. Non a caso, con Dzeko ad aprirgli gli spazi giusti, Salah ha ritoccato il suo record personale di gol (19).

Un primato stracciato quest’anno, grazie a un Liverpool pensato per lui e a una condizione fisica e mentale mostruosa. Roba da 43 gol stagionali in 47 partite, da PFA of the Year (premio di calciatore dell’anno) per la Premier nonostante il trionfo del Manchester City. Insomma, è un’evoluzione fragorosa e clamorosa, che può valere la finale di Champions. Al netto di un’altra impresa della Roma, la contronarrazione di Klopp sembra davvero pronta a firmare un altro piccolo capolavoro, un’altra finale di Champions. Con l’ultima ombra da superare, di nuovo il Bayern oppure il Real Madrid. Ma è ancora presto.

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