Le dieci rimonte del Napoli raccontano il suo carattere: come Mazzarri, come Bigon nel 1990

I 28 punti conquistati da situazioni di svantaggio riportano alla mente il Napoli del 2010, e quello del secondo scudetto. I risultati di Sarri sono il frutto di un lavoro pluriennale.

Le dieci rimonte del Napoli raccontano il suo carattere: come Mazzarri, come Bigon nel 1990

Stop alla rassegnazione

Sarebbe inelegante (e poco scaramantico) tornare sullo sforzo titanico messo in campo da “Il Napolista” per allontanare la depressione dal tifoso medio dopo i mezzi passi falsi del Napoli nelle ultime partite. Tra l’altro solo pochi giorni fa avevamo ribadito, proprio da queste pagine, che la critica non costruttiva non serve, soprattutto con gli azzurri ancora in corsa per il titolo. Più volte avevamo preannunciato quanto questo campionato, al di là di tutti i luoghi comuni sulla Juventus, sarebbe stato durissimo per entrambe. E quanto la marginalità con cui la Juventus vinceva spesso le sue partite costituiva un rischio per i bianconeri.

Tanto che la lotta logorante a due ha fatto saltare gli schemi.  Mentre la Juventus subiva uno stop clamoroso a Crotone, il Napoli, per la seconda volta in dieci giorni, ha dovuto gettare il cuore oltre l’ostacolo senza più affidarsi esclusivamente ai suoi schemi, ma aggredendo gli avversari all’arma bianca, come raramente gli era capitato dall’avvento di Sarri.

Laddove le sue trame fitte non sono più state d’aiuto, un po’ perché gli avversari sono diventati bravi a leggerle in anticipo, un po’ perché senza la necessaria velocità d’esecuzione esse diventano fiacche e prevedibili, la squadra di Sarri è ricorsa alla baionetta. La baionetta di mazzarriana memoria.

Old memories

Nel Napoli di quest’anno di tanto in tanto riaffiora qualcosa del DNA del Napoli di Mazzarri. Almeno nell’ostinazione della squadra di cercare il risultato pieno anche quando è in svantaggio. Senza la rassegnazione (mista ad un pizzico di sfortuna) che a volte purtroppo caratterizzò il Napoli di Benitez.

Le dieci rimonte (nelle dodici occasioni in cui è stato sotto nel punteggio) che hanno portato il Napoli a recuperare ben 28 punti (nove vittorie ed un pareggio), un po’ ricordano il primo Napoli di Mazzarri (2009-10), capace di recuperare 16 punti in otto partite (quattro vittorie e quattro pareggi) partendo da una condizione di svantaggio.

Ma soprattutto ricordano il Napoli del secondo scudetto (1989-90). Una squadra che, grazie alle sue rimonte, costruì le condizioni per arrivare al titolo. Un Napoli trovatosi in per ben 11 volte sotto nel punteggio, ma capace comunque di rimontare in otto occasioni, portando a casa 3 vittorie e cinque pareggi.

Fioretto e randello

E contro l’Udinese è venuto fuori anche un altro dei temi cari al Napoli di qualche anno fa. Quel “casino organizzato” che tante volte aiutò l’allenatore di San Vincenzo a tirare fuori il coniglio dal cilindro.

La presenza in campo delle quattro punte, come spiegato da Alfonso Fasano, ha creato disordine, ha fatto pesare il piatto della bilancia dalla parte della grinta e dei nervi, più che della tattica, ma ha creato i presupposti giusti per battere l’Udinese. Tanto per ricordare che, quando il fioretto non basta, a volte è meglio usare il randello.

Un Napoli sicuramente diverso da quello di Mazzarri e da quello di Benitez, ma dei quali è comunque figlio. Ogni allenatore ha lasciato a Napoli almeno una piccola parte del suo lavoro. Un lavoro iniziato da lontano e che negli anni ha costruito una solidità che permette al Napoli di rimanere stabilmente ai vertici della serie A. Tanto per ricordare ancora una volta che il Napoli non è più una sorpresa da anni e i risultati di quest’anno non sono piovuti dal cielo all’improvviso.

La qualità dei singoli

Nonostante le difficoltà patite anche contro l’Udinese di Oddo, il Napoli non sembra fisicamente in crisi e non è mai sembrato svogliato. Anche quando il risultato non è stato dalla sua parte. Azzurri appesantiti mentalmente, ma mai rassegnati e con tanta voglia di non mollare, altrimenti sarebbe stato impossibile completare l’ennesima rimonta.

E, contrariamente a quanto pensano in tanti, il Napoli ha dimostrato di avere tanta qualità nei suoi singoli, cosa che gli ha spesso permesso di recuperare situazioni quasi disperate. Un pubblico sempre più passionale sta facendo il resto. È tornato finalmente ad essere quel dodicesimo uomo che non sempre si era visto o percepito al San Paolo.

Randello e fioretto, questo sarà il tema fino alla fine. Probabilmente il Napoli troverà la forza nei suoi calciatori più freddi e meno emotivi. Bene farebbe Maurizio Sarri a guardare negli occhi tutti i suoi calciatori e capire chi li avrà più di ghiaccio. Sarà un finale di campionato da far tremare i polsi. E già domenica alle 23 sapremo se il sogno continuerà o meno.

ilnapolista © riproduzione riservata