Viva l’afammok di Donnarumma, basta con questa permalosità di popolo

Il video – peraltro privato – del portiere del Milan non è altro che lo specchio di noi tifosi napoletani che stavolta ci siamo trovati dall’altra parte e ci siamo offesi

Viva l’afammok di Donnarumma, basta con questa permalosità di popolo

“Un intero popolo” offeso

AFAMMOOOOK. Scritto proprio così, in grassetto, con le “o” che si allungano verso la “k”. E recitato meglio, decine di volte al giorno, dal tifoso napoletano, in una lettura costante e reiterata di una gergalità diffusa e trasversale. Ogni volta che le cose hanno un risvolto positivo inatteso: AFAMMOK. La Juve ha sbagliato un rigore? AFAMMOK! Hanno fischiato un rigore contro la Juve? AFAMMOK! Ha segnato Diawara al 95’? AFAMMOOOOOOOKKKK!”.

Poi, di netto, lasciate rutto e frittata di maccheroni sul divano unto, e v’impettite sui social: abito e cravatta virtuali da censori della buona creanza, e con una farfugliante netiquette di rimbalzo puntate il dito: Gigio Donnarumma, napoletano, come ha potuto costui offendere “un intero popolo” (quantificazione congrua, che nella difesa dell’identità territoriale non ammette defezioni) con un video privato mandato a un parente suo. Dopo aver salvato la porta del Milan con una parata incredibile allo scadere, lui che per mestiere fa il portiere del Milan.

Processo con rito precox

In questo processo con rito precox Donnarumma viene accusato di qualsiasi cosa: ha 19 anni, vergogna; è napoletano, vergogna; è miliardario, vergogna; è stupido perché non doveva farsi filmare, vergogna. Siete gli stessi che di “AFAMMOK!” in “AFAMMOK!” dislocate online la vostra libertà di svago e di sfogo, a 40 come a 60 anni, incuranti della dignità espressa – quando la fortuna vi sorride – al di fuori del convenzionale orinatoio social: persone perbene, padri di famiglia, fulgidi esempi di rettitudine lavorativa e sociale.

Poi, però, il ragazzino-napoletano-miliardario fa due cose abbastanza banali e consone: para ed esulta, e lo fa scherzando con un suo prossimo come tutti noi – ma proprio usando la stessa espressione – a Napoli facciamo. Solo che stavolta la vittima è il Napoli, è la nostra permalosità di comunità monolitica, è la nostra identità che viene pugnalata dal tradimento di un “figlio del Vesuvio”, è il nostro sogno di restare aggrappati allo scudetto che viene strappato via con una insensibilità che manco un arbitro inglese in un quarto di finale di Champions.

Paladini del bon ton e dell’ipocrisia

Il piano, forse non vi è ancora chiaro, è lo stesso del pianto in mondovisione di Buffon, che nelle stesse sedi – i social – vi siete affrettati (giustamente) a biasimare fino alla noia. Di portiere in portiere, l’imbarazzo generale resta immutato per la mancanza assoluta di cultura sportiva e senso dell’opportunità. Il mirino si sposta al primo soffio di grecale: ora tutti occupati a condannare il video di Donnarumma, paladini del bon ton e dell’ipocrisia che un secondo prima – stessa spiaggia stesso mare – odiavate a tastiere unificate. In un gioco al massacro che si auto-alimenta perdendo il senno per la via. Perché alla fine per sanare il pasticcio, Donnarumma, di video ne fa un altro: si scusa, mica voleva offendere i napoletani, che anzi lui a Napoli “ci scende” sempre volentieri, eh. Ma non va bene nemmeno così! Perché è troppo tardi, perché è un ipocrita, ora. E vi attaccate pure al verbo “scendere”, declinato dal vostro senso di inferiorità a moto snob: lui sta su e si abbassa a scendere giù…

Il limite della decenza andrebbe marcato ben prima di consegnarsi a questa emulsione di istinti malamente espressi sulla pubblica rete. Anche perché lo sport, nella sua essenza, sta proprio tutto in quel “AFAMMOK”: è l’orgasmo del campione che vince ed esulta. Non si può leggerlo al contrario, o ancora peggio per convenienza. Donnarumma ha fatto il suo lavoro di sportivo parando il tiro di Milik, e il suo lavoro di giovane uomo con degli affetti e un po’ di senso dell’ironia sfottendo lo zio tifoso del Napoli. Fa bene a tutti, un mondo così trasparente, fidatevi. Checché ne dicano sui social.

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