Ponticiello: «Il Cuore Napoli Basket mi ha arricchito, non ho alcuna Avvelenata da cantare»

Intervista all’allenatore esonerato troppo presto: «È un dolore vederlo così. Il mio campo visivo si è arricchito, paragono il PalaBarbuto a You’ll never walk alone»

Ponticiello: «Il Cuore Napoli Basket mi ha arricchito, non ho alcuna Avvelenata da cantare»
Coach Ponticiello

Esonerato troppo presto

Una bottiglia svuotata per metà mentre lasciamo girare sul vinile Tom Waits Swordishtrombone pietra miliare del rock “and if you think that you can tell a bigger tale” – E se si pensa di poter raccontare una storia più grande – allora lo lasciamo parlare ora che il Cuore ha definitivamente messo la parola fine alla sua impresa compiuta pochi mesi fa. Siamo con Francesco Ponticiello il coach che ha riportato il Cuore Napoli Basket in Serie A2 e che poi è stato esonerato troppo presto, quando si era ancora a due punti dalla salvezza. Non come oggi con la squadra fanalino di coda con sei punti,  ventiquattro partite disputate, dieci lunghezze dalla penultima e la Serie B purtroppo sempre più vicina.   

Emotional weather report” ed il buon Tom Waits in mezzo a noi a farci da guida. Il suo stato meteorologico emotivo a che temperatura è?

«Lasciandomi trasportare dalla variabilità del clima di questi giorni e dalla suggestione musicale, direi che può essere espresso solo attraverso una scala di temperatura a più strati: fredda fuori, perché bisogna saper mantenere il controllo, e ben più calda nel profondo. Ed allora musicalmente saremmo dalle parti di Neve Calda, del Balletto di Bronzo, dalla Napoli del primissimo prog».

La sua Napoli portata in cielo con un “triplete” che è già storia, sbriciolata con valigie in mano, saluti e abbracci nemmeno troppo stretti, e gli occhi che tornano a riempirsi di delusione. Che effetto fa questo Cuore spento?

«Fa male, molto male… perché vedi vanificare 16 mesi di lavoro, tante cose, piccole e meno piccole,  che stanno dietro alle vittorie di marzo, di giugno, agli stessi successi con Virtus Roma e Cagliari. Si è dissolto lo straordinario clima che si era respirato per mesi. Ma cosa ancor più grave, l’incredibile lavoro tecnico che era stato fatto sulla struttura e sui singoli. Ma la vita va avanti e rimpiangere il passato non ha nessun senso».

Una scelta, quella dell’esonero, una volta fuori dalle sabbie mobili con due vittorie e soli due punti dalla zona felicità occupata da Rieti che ora è in zona playoff. Perché? L’Italia intera se lo è chiesto.

«Una spiegazione razionale non riesco a reperirla. Anche perché il gap di otto punti che è stato accumulato nei tre mesi successivi al mio esonero, malgrado il lavoro tecnico di chi mi ha sostituito, persone, professionisti che stimo e rispetto, dimostra che i problemi fossero altrove. Non nella guida tecnica».

Il mistero sulla campagna acquisti, la scelta degli stranieri, ma paradossalmente con il nuovo coach maggiori investimenti e meno risultati. L’hai fatta davvero tu la squadra a giugno?

«In autunno, c’è stata una narrazione tossica, che non ha fatto il bene del basket partenopeo, anzi lo ha condotto fuori strada. Purtroppo questa non si è interrotta con il mio esonero, ed alcuni hanno maldestramente interpretato le cose che avevo detto a caldo, confondendo  il concetto che avevo espresso e ribadisco, ovvero che l’uscita di scena di Pino Corvo avrebbe dovuto indurmi a considerare chiusa la mia esperienza a Napoli, con un mio sconfessare  le scelte di mercato di chi lo ha sostituito. E così in seguito qualcuno si è affrettato ad addossarmi inverosimili responsabilità – a parte il terremoto dell’Irpinia e il crollo dei titoli in borsa, ero io il responsabile di ogni calamità: se una cosa, una qualsiasi, non fosse andata a buon fine, non potevo che averla scelta io… In realtà, il mio era un passo evidentemente autocritico, in cui mi rammaricavo di non aver intuito in tempo che l’assenza di un autorevole filtro tra squadra e proprietà, ruolo svolto lo scorso anno da Pino, avrebbe prodotto effetti catastrofici. 

Sul mercato estivo, quando si lavora insieme, non è intellettualmente onesto giocare a scaricabarile. Non l’ho mai fatto in passato e non è mia intenzione neppure in questo momento inscrivermi a questi giochini. Non ho mai sconfessato il lavoro di nessuno, anzi credo che alcune delle critiche alla società siano ingenerose. Esse non tengono in conto che il problema non sia la conferma di Tizio o Caio, quanto la difficoltà, strettamente economica e gestionale di passare dalla B all’A2. Il sottoscritto aveva sottolineato a chi di dovere i rischi, ma le risorse erano limitate, e non è compito del tecnico partecipare alla formulazione del budget. Certo, ad inizio luglio era stata proposta invano dal sottoscritto l’ipotesi di aspettare agosto, lasciare che le pretese calassero, e firmare due stranieri che avevano già giocato nelle due principali leghe italiane – individuando anche i due profili tecnici e sondando il loro agente. Ma come non sarebbe giusto e ragionevole colpevolizzare la società per questo, come si può tirare in ballo il sottoscritto e, in una gestione così centralizzata, credere ad una così palese fake news, al “Ponticiello Uber Alles”…?

Ponticiello da eroe a capro espiatorio ed in mezzo il crucifige più comodo e superficiale. Ha mai canticchiato l’avvelenata di Guccini sotto la doccia?  “Dati causa e pretesto le attuali conclusioni…”

«Al solito mi sta sommergendo di citazioni, ma quella de l’Avvelenata non la raccolgo. Perché non rinnego affatto la scelta di luglio 2016 di accettare l’offerta del Cuore Napoli Basket e, dopo ben 18 anni di B1 ed A2, scendere di categoria e, per una stagione, tornare ad allenare in B.  Una scelta coraggiosa, ripagata dal successo in coppa, dalla promozione, da un sostegno, quello del Palabarbuto, che qualche tempo fa non ho esitato a paragonare al You’ll Never Walk Alone di Liverpool».

Qualcuno diceva: “Se vuoi mangiare pizza puoi accontentarti di qualsiasi angolo della strada; ma se vuoi mangiare pesce allora devi saper scegliere un ristorante” Forse questo salto di categoria si era avuto solo sul campo?

“Ma no, che valutazione seriosa. Il basket è invece una cosa festosa, ludica. E non ho una visione così negativa del mio passato recente. Anzi sono felice, orgoglioso di aver guidato la squadra della mia città, non scherziamo. Nel progetto iniziale del luglio del 2016, la stagione 2017/2018 dovesse essere di puro e semplice avvicinamento alla piena competitività, l’obiettivo era quello del centrare, in serie B, un posto tra le prime 4. Invece, grazie ad una straordinaria impresa, si è affrontato l’A2 e, come ricordava lei, il 4 dicembre eravamo penultimi, perfettamente in linea con l’obiettivo salvezza.”

Da dove riparte coach Ponticiello? Con quali occhi vedrà il futuro?

“Poter dire a marzo, da dove in estate si possa ripartire è impresa praticamente impossibile. Perché gli scenari mutano con impressionante velocità, perché le vicende dello scorso autunno e ciò che si sia determinato in seguito, sono di agevole interpretazione per chi, da professionista, lavora in questo ambiente. Di sicuro il mio campo visivo è uscito arricchito, e vuole farlo ancor di più. Perché, come diceva Robert Mapplethorpe, – […]cerco le cose che non ho mai visto prima -”

E le cose mai viste prima sono quelle che si rimpiangono – forse- laddove la realtà ci dice che c’era un viaggio chiamato Cuore Basket Napoli che arricchiva di gioia la città ed adesso, alla fine del cerchio, sembra esserci un fantasma chiamato improvvisazione.

“Well he came home from the war with a party in his head and an idea for a fireworks display”

…e quella festa dalla testa nessuno ce la cancella…

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