Lo psicodramma post-Spal e la spaccatura dell’universo Juventus su Allegri

La tifoseria è divisa tra chi attacca il tecnico per il pessimo gioco nonostante la rosa a disposizione, e chi ricorda i risultati raggiunti dall’allenatore livornese in quasi quattro anni

Lo psicodramma post-Spal e la spaccatura dell’universo Juventus su Allegri

Come De Laurentiis a Napoli

Spal-Juventus 0-0. Non è stata solo la partita che ha riaperto una reale corsa allo scudetto, ma anche un nuovo tizzone nel camino della discussione su Massimiliano Allegri. Il tecnico livornese vive una situazione paradossale. È uno degli allenatori più vincenti e più continui nella storia della Juventus, è arrivato al terzo Double consecutivo, ha sfiorato per due volte il Triplete – con due finali di Champions in tre anni – ed è tuttora in corsa per il settimo scudetto di fila (eventuale quarto della sua gestione), la quarta Coppa Italia di fila e la Champions League. Eppure, non ha mai smesso di essere criticato da una nutrita fetta della tifoseria bianconera. Allegri è per i tifosi della Juventus quel che è De Laurentiis per quelli del Napoli. Divisivo. E protagonista, probabilmente suo malgrado, di una spaccatura che gli osservatori esterni faticano a comprendere. 

Mai amato, sin dal primo giorno

Ripetiamo, è una situazione paradossale. Che nasce essenzialmente da due punti distanti, differenti: la mancanza di feeling tra l’uomo Allegri e il mondo Juventus, e il calcio praticato dai bianconeri. Il primo tema ci riconduce alle scene di luglio 2014, al momento dell’insediamento dell’ex allenatore del Milan al posto di Antonio Conte. Le reazioni dei tifosi della Juventus furono eufemisticamente di disapprovazione. Ricordiamo anche qualche calcio alla portiera dell’automobile. Critiche feroci e preventive, soprattutto per il background milanista del nuovo mister. E poi, un carattere così diverso dalla rabbia veemente di Conte, da quel suo juventinismo furente, quell’essere in perenna lotta contro il mondo che li assedierebbe. Soprattutto dopo Calciopoli. Lo juventino, lo abbiamo scritto più volte, è uno strano tipo: più vince, più si sente defraudato e in lotta con il mondo.

Non che Allegri sia un tipo calmo in panchina ma è più pacato, è tagliente ma non incazzato, più subdolo e velenoso, meno sanguigno nel modo di porsi e presentarsi. Più che il dagli ad Allegri, era il dagli all’uomo che ha sostituito Conte. Con la sua paraculaggine (detto ovviamente come complimento), Allegri ha solo accentuato questa percezione di eredità “sbagliata”. Che ancora oggi ammanta il rapporto tra una tifoseria che non lo ama e un freddo calcolatore di sé stesso. In campo e fuori.

Soffrono i complimenti al gioco di Sarri

L’abbiamo appena scritto: Allegri è un calcolatore. Il suo approccio al calcio è, appunto, calcolato. Nel gioco, nelle misure tra attacco e difesa, nella gestione delle rotazioni tra i calciatori. Il punto centrale del movimento anti-Allegrista, dal punto di vista puramente tattico, sta proprio qui. In questo conservatorismo energetico che diventa necessariamente tecnico. E che porta la Juventus a vincere 12 partite consecutive, subendo un solo gol e segnandone una sola volta più di due. Con quattro successi per 1-0. Poi è arrivata Spal-Juventus.

La partita di Ferrara, in maniera similare ad altre precedenti, si è conclusa con zero tiri in porta della Spal e pochissimi della Juventus. Solo che il pallone non è entrato, a differenza di quanto avvenuto a Roma contro la Lazio, per esempio (gol di Dybala alla prima conclusione nello specchio). I critici di Allegri partono proprio da questo punto, sostengono che il calcio della Juventus sia povero di soluzioni collettive, e/o provate in allenamento, rispetto alla preponderante inclinazione verso l’equilibrio difensivo. E, soprattutto, poco spettacolare e divertente. L’universo Juve soffre molto i complimenti che piovono sul gioco di Sarri.

La Juventus ha ripreso il comando della classifica in questo modo, e in questo modo ha conquistato una nuova finale di Coppa Italia e i quarti di Champions. Eppure non basta, c’è divisione perché c’è l’accusa che questa squadra ha (avrebbe) le potenzialità per fare ancora di più. Per fare ancora meglio, che forse è un’altra cosa. Non sono pochi gli juventini che sostengono che con la rosa del Napoli Allegri finirebbe settimo. In questo, c’è sintonia con i tifosi del Napoli.

Le fazioni

Il discorso è vivo su internet e nei portali di riferimento bianconeri. Su Juventibus, per esempio, le pagelle del match di Ferrara inquadrano così il lavoro a lungo termine del tecnico livornese: «La prestazione è stata quella che abbiamo visto molte altre volte, con la Juve che sbatte contro un muro e si affida a qualche miracolo del singolo. Non una idea, non un movimento organizzato ripetuto più volte, same old story. Nemmeno un’intuizione dalla panchina, come si era visto a Londra. E gli infortuni sono sempre una scusante solo parziale».

Sempre sullo stesso sito, c’è un pezzo “analitico-matematico” che spiega (attraverso il concetto degli Excess Gol, ovvero i gol in eccesso rispetto a quelli attesi) come i bianconeri siano «un’anomalia statistica molto fortunata, finora, infatti c’è il rischio che la media realizzativa tenuta finora possa decrescere». Un modo più nerd per parlare del culo di Allegri perché, nonostante le basi scientifiche, la conclusione dell’articolo è questa.

Ovviamente, c’è anche chi la pensa in maniera diversa. Ancora su Juventibus, ma anche sull’altro sito Ateralbus. Gli “allegriani” sono la maggioranza, quasi sempre silenziosa, ma gli oppositori non sono affatto pochi. Tra i governativi va annoverato Antonio Corsa creatore di Ateralbus sito che in genere preferisce i podcast agli articoli. La questione Allegri, però, è talmente spinosa che ha spinto Corsa a pubblicare un longread dal titolo emblematico (“Un po’ di debunking su Allegri”) che analizza e prova a smontare tutte le accuse tattiche, tecniche e statistiche alla stagione e al gioco della Juventus. Ricorda i risultati, il record di gol in questa stagione e complessivamente sotto la guida di Allegri. Vi riportiamo il brano sulla qualità del gioco:

Un errore di prospettiva che si compie nel criticare Allegri, spesso, è partire dal presupposto che il calcio sia uno spettacolo e che debba perciò far divertire. Sbagliato. Il calcio è uno spettacolo per noi che lo guardiamo, non per lui. Per lui è un mestiere, un lavoro. E tale lavoro viene misurato dai risultati. Non solo alla Juve, che ne ha fatto anche un (ex) motto, ma ovunque.

Analizzare questa divisione

In questo articolo, non abbiamo preso e non vogliamo prendere posizione. Anzi, come redazione non crediamo nemmeno che sia giusto. Anche noi stessi, inteso come gruppo lavorativo che sta dietro al Napolista, abbiamo idee e gusti diversi sul calcio e su come si debba/possa giocare per vincere. Su Allegri, su Sarri, su Di Francesco, Spalletti, Guardiola, Mourinho. Proprio per questo, va da sé che siamo concordi con la posizione di Paolo Condò («Ognuno ha una propria bellezza»), reinterpretata anche da Alfonso Fasano in un pezzo più recente.

Quanto detto/letto su Allegri fa emergere un universo Juventus diviso. Il pareggio contro la Spal ha dato vita a una sorta di psicodramma bianconero. Basta farsi un giro sui social, c’è da divertirsi. E il merito di questi nervi a fior di pelle è certamente di un Napoli che a marzo sta è lì a due punti dalla capolista – ovvero da una squadra che ha vinto 24 partite di campionato su 29 e che ha 75 punti in classifica. Il Napoli di Sarri è riuscito a insinuare un dubbio che altrimenti non avrebbe ragione d’essere. E parliamo soprattutto di risultati, prima che di filosofia del gioco.

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