Villas-Boas, pronto per correre la Dakar: «Mi piace Maurizio Sarri, e fare bei sogni»

L’intervista di André Villas-Boas a Repubblica: «Il primo titolo internazionale a 33 anni, oggi corro la Dakar. Sarà difficilissimo ed emozionante, come affrontare il Barcellona».

Villas-Boas, pronto per correre la Dakar: «Mi piace Maurizio Sarri, e fare bei sogni»

L’intervista a Repubblica

È l’allenatore più giovane ad aver mai conquistato un trofeo europeo. È Andrè Villas-Boas, e oggi inizierà la sua prima Dakar. Correrà in una macchina da rally, ed è incredibile pensare che dopo l’Europa League vinta a 33 anni, sulla panchina del Porto, oggi ne abbia solo 40 e abbia accantonato una carriera da allenatore promettente, ma in fase leggermente declinante. Un resoconto veloce: dopo il Porto, le esperienze in chiaroscuro al Chelsea e al Tottenham. Poi lo Zenith San Pietroburgo, poi Shangai. Ora le auto da rally, che sono l’obiettivo numero uno. Anzi, il nuovo sogno, perché sogno è il termine che il portoghese utilizza di più nell’intervista pubblicata stamattina da Repubblica. 

Gli stralci più interessanti: «Ho chiuso con la Cina perché si è messa di mezzo la politica: per costruire una nazionale vincente all’improvviso hanno cambiato le regole, riducendo il numero degli stranieri. Laggiù stavo benissimo, avevamo fatto una squadra per vincere: ma a quelle condizioni ho preferito dire basta. Ora ci sono i motori, una passione di famiglia. Zio Pedro ha corso la Dakar 2 volte: ha esordito a 40 anni, io li ho appena compiuti e allora mi è sembrato un segno. Volevo provarci con la moto, ma serviva una preparazione di 12 mesi. Mi sono allenato duro lo stesso, corro con Ruben Faria che ha esperienza. Ne approfitteremo per fare pubblicità a tre enti di beneficenza. Correre qui sarà come affrontare il Barcellona: difficilissimo, emozionante. L’obiettivo è arrivare in fondo, ma temo che a ogni tappa chiuderò verso mezzanotte».

Giramondo

Per lui si parlò di una carriera alla Mourinho. Anzi, era proprio lui lo Special Two. Oggi, però, gli obiettivi sembrano essere altri: «Farò un paio d’anni in Europa, prima di cambiare ancora: mi piacerebbe l’esperienza del Giappone, mi affascinano il rigore e l’etica di quel paese. O il Brasile, per la creatività e il talento naturale».

L’addio con Mourinho (Villas-Boas è stato assistente di José fino alla prima stagione di Inter): «Con Mourinho stavo bene all’Inter: volevo dargli di più, cominciare la mia carriera. Non mi bastava curare l’aspetto tattico, osservare gli avversari: desideravo il campo, le responsabilità. José invece pensava di tenermi lì altri 10 anni, mi vedeva solo come tattico. C’è stata una chiacchierata un po’ “forte”, e abbiamo preso strade diverse. Ma gli devo tantissimo, gli sarò sempre grato. Resta unico, formidabile, un vincitore. Uno dei migliori tre al mondo».

Bellezza e risultato

Parole che rimandano alle idee di Maurizio Sarri: «La bellezza viene prima del risultato, quasi sempre. Ma non sono un purista come Pep Guardiola. Mi piace attaccare e divertire, però non posso dire che le mie squadre abbiano sempre giocato in modo aperto: perché quando conosci l’avversario, e sai che è migliore di te, devi adattarti».

Come fanno in Italia, viene da pensare. Un po’ sì e un po’ no, perché i due allenatori italiani preferiti, da Villas Boas, sono «Sarri e Gasperini. Mi piacciono tanto. E mi piace sognare».

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  1. giancarlo percuoco 6 gennaio 2018, 13:55

    mannaggia. fosse restato altri 15 giorni su quella panchina, ora avremmo in bacheca una champions.

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