Come gioca il Bologna di Donadoni: la Verdi-dipendenza, Destro e la difesa a quattro

Appunti tattici sul Bologna: squadra verticale, fisica, che cerca di azionare velocemente i suoi uomini di maggior qualità. In pratica, tutto ruota intorno a Verdi.

Come gioca il Bologna di Donadoni: la Verdi-dipendenza, Destro e la difesa a quattro

Identificazione

Pensare e/o scrivere che il Bologna Calcio sia il feudo di Simone Verdi non è assolutamente un’esagerazione. Non è tanto o solo una questione di identificazione “emotiva”, dopo il no al Napoli. Si tratta soprattutto di un discorso tecnico, di incidenza sul gioco della squadra. Per Donadoni, Verdi rappresenta “la” fonte creativa, il calciatore da cui letteralmente sgorga la manovra offensiva. Per l’ex fantasista di Empoli e Milan, 6 gol, 4 assist e 35 occasioni create dall’inizio della stagione. È quest’ultima cifra a dire tanto, se non tutto, sull’importanza di Verdi: nel Bologna, solo un calciatore riesce ad arrivare alla metà di occasioni create rispetto a lui. Si tratta di Rodrigo Palacio, “alternativa” tattica a disposizione del tecnico ex Napoli e Nazionale.

Il gioco e l’utilizzo di Palacio rappresentano una soluzione secondaria, per il Bologna. Quando inserisce l’argentino, Donadoni deroga da un 4-3-3 classico e adotta uno schema ibrido (4-2-3-1, come all’andata contro il Napoli) o asimmetrico (con Palacio “finto esterno”, Verdi e Destro). Normalmente, invece, il modulo scelto dall’allenatore bergamasco è un adattamento logico e lineare alle caratteristiche degli uomini più tecnici del suo organico. Verdi, appunto, che lavora come esterno non convenzionale e viene spesso all’interno del campo per giocare il pallone; dall’altra parte, a destra o a sinistra in base alla posizione nominale di Verdi, possono agire Krejci, Di Francesco o (più raramente) Okwonkwo.

Il lavoro di Destro, qui un assist per Simone Verdi (ovviamente)

Il punto fermo dell’attacco è Mattia Destro. L’ex centravanti della Roma non sta vivendo una stagione particolarmente brillante dal punto di vista realizzativo (13 partite da titolare, 17 totali e 5 gol), ma è una risorsa fondamentale per il gioco del Bologna. Donadoni non pratica un calcio di dominio del possesso, la manovra del Bologna ha caratteristiche essenzialmente verticali, quindi una punta con la fisicità e il dinamismo di Destro diventa determinante per mantenere la palla e appoggiarla sugli esterni o sui centrocampisti.

I principi di gioco spiegati sopra, tra le righe, permettono di capire qualità e caratteristiche degli altri calciatori in campo. Donadoni sceglie un centrocampo di grande quantità, con Pulgar e Poli punti fissi. Accanto a loro, ora troverà molto spazio Dzemaili, mentre nella prima parte di stagione si sono alternati Donsah (soprattutto), Taider e Nagy. L’altro dogma intoccabile per il Bologna è la difesa a quattro: Masina è inamovibile a sinistra, al centro hanno trovato spazio soprattutto Helander e Gonzalez (ora infortunato), mentre il terzino destro di riferimento è stato Mbayé. Al San Paolo, domani, dovrebbero trovare spazio De Maio e Maietta.

Il gioco

Conseguenze logiche di queste scelte e di questo organico: il Bologna è una squadra di grande agonismo, in grado di praticare un buon pressing a tutto campo e di limitare il gioco avversario. In fase di costruzione, l’idea fondamentale è quella di far scivolare velocemente il pallone verso la zona offensiva, soprattutto in direzione delle fasce laterali. Torniamo al discorso precedente: Verdi è l’uomo che crea e gestisce la transizione, fino all’ultimo passaggio. Tutto il gioco della squadra ruota sulle sue qualità associative, anche i calci piazzati (6 gol realizzati su sviluppo di palla da fermo) sono un’opzione importante. 

Il Napoli, domani, dovrà cercare di essere perfetto o quasi nella gestione del possesso. L’aggressività sui portatori e il ribaltamento veloce compongono l’unica strada praticabile dal Bologna per pensare di uscire dal San Paolo con un risultato positivo. Donadoni imposterà la partita per cercare di limitare e sporcare la trasmissione della squadra di Sarri – ricordiamo il 2-3 a dicembre 2015 -, per poi cercare vantaggi posizionali in campo aperto. Il luogo migliore per Verdi, ovviamente. Napoli-Bologna, che ci piaccia o meno, sarà incentrata soprattutto su di lui.

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