Il calcio italiano è malato di razzismo e violenza: il 30% delle intimidazioni è di tipo discriminatorio

La Gazzetta dello Sport racconta il dark side del calcio italiano, tra vuoto legislativo, lungaggini burocratiche e maleducazione diffusa: Lazio e Lombardia le regioni con più episodi di razzismo e violenza da stadio.

Il calcio italiano è malato di razzismo e violenza: il 30% delle intimidazioni è di tipo discriminatorio

La pagina della Gazzetta

Ai piedi dell’intervista a Koulibaly pubblicata stamattina dalla Gazzetta, c’è una pagina interessante che tratta il tema del razzismo. Il difensore del Napoli ha parlato così delle sue percezioni sul tema: «L’Italia ha questa immagine razzista da quando io ero piccolo, ma qualche passo avanti è stato fatto. Ci sono ancora degli stupidi che fanno pensare che il calcio e in generale il Paese siano così. Ma, in realtà, a Napoli di tutto questo non avverto nulla. In giro per l’Italia sento i soliti cori discriminatori, ma si tratta sempre di una piccola frangia di scalmanati, che andrebbe ignorata. Personalmente, sono stato preso di mira soltanto da pochi tifosi laziali in un Lazio-Napoli di un paio di anni fa».

Gli articoli successivi spiegano, in pratica, questa immagine dell’Italia razzista. Attraverso numeri e suggestioni. Ma anche facendo il confronto con altre realtà, ad esempio la Francia. Leggiamo: «Quando Balotelli fu insultato durante Milan-Roma, multa di 50mila euro al club giallorosso e settore chiuso dopo un’altra partita di insulti. In seguito alle ingiurie di Bastia, il club corso è stato punito con un punto di penalizzazione in classifica (sanzione sospesa, ma immediatamente esecutiva alla prima infrazione) più 3 turnisenza spettatori nel settore sotto accusa».

Un problema legislativo

L’articolo della Gazzetta ripercorre l’iter legislativo riferito ai casi di razzismo da stadio. Partendo dagli episodi riferiti al colore della pelle, si è arrivato al concetto di discriminazione territoriale. Che, secondo i regolamenti attuati a un certo punto della storia recente, avrebbe portato a pene importanti, anche alla squalifica del campo.

Solo che «il danno economico ha fatto cadere la maschera. Così, nell’agosto 2104 durante la prima riunione del Consiglio federale targato Carlo Tavecchio, ecco il colpo di spugna: niente più squalifiche per discriminazione territoriale. Da lì un crescendo di distinguo che di fatto sono un salvacondotto per la fascia più becera del tifo. Altro esempio? Tra pochi giorni si arriverà alla sentenza di primo grado del caso Anna Frank. Persone che avevano il loro settore chiuso proprio per comportamenti incivili, hanno trovato spazio nella Sud grazie a una giravolta delle regole. Ora, nonostante tutto la richiesta della Procura sarà al massimo di una gara a porte chiuse. E non è scontato che si arrivi alla condanna».

Fenomeno in aumento

In realtà, i numeri non confermano l’idea di “diminuzione” di Kalidou Koulibaly. «Il report dell’Aic presentato ieri va nella direzione opposta e se volgiamo lo sguardo indietro ci accorgiamo che si tratta di un’onda lunga. L’ORAC (Osservatorio del razzismo nel calcio) nel quinquennio 2011-2016 ha messo insieme 249 casi di razzismo negli stadi. Stima al ribasso: si tratta di situazioni che hanno portato a conseguenze (pure semplici diffide) e non tiene in considerazione di quelle derubricate o non segnalate. Il caso più recente ha coinvolto lo juventino Matuidi, durante la sfida di Cagliari: arbitro, delegati della procura federale e forze dell’ordine non hanno percepito gli insulti».

Il quadro italiano è desolante. I casi di violenza e intimidazione legati al calcio sono in leggera flessione (-2,5%), ma restano tantissimi. Secondo il report pubblicato ieri, si tratterebbe di 114 episodi nell’ultima stagione. Nel 75% dei casi, l’atleta vittima era un professionista. E il 30% di questi episodi sono stati a sfondo razziale. Dietro ci sono insulti (19%) e aggressioni (17%).

Dal punto di vista geografico, il Sud è ancora “in testa” (40%), ma il differenziale col Nord è minimo (37%). Scendendo nel dettaglio, il Lazio e la Lombardia sono le regioni più violente per quanto riguarda intimidazioni “dovute” al calcio. Insomma, il clima è davvero terribile.

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